Non solo Coppa del Mondo, Fis, ma anche tante gare riservate agli amatori. C’è un gruppo di italiani appassionati che non se perde una. Ecco allora il racconto di Gianmario Airaghi sulla BelalpHexe Rennen.

Nell’incantevole villaggio di Belalp, nel Vallese, si è svolta la 37esima edizione della BelalpHexe Rennen, gara di discesa libera per amatori, valida per il trittico Super Drey, che comprende l’Inferno Rennen a Murren e l’Allalin Rennen a Saas Fee.



Narra la leggenda ‘che nei tempi che furono, tra le baite di Belalp e nei prati circostanti fosse dimora abituale di streghe (hexe in tedesco), che, cacciate dal fondovalle, trovarono dimora lassù. In questo periodo dell’anno si radunavano dando vita tra loro a balli, canti e festeggiamenti’.

Sabato 19 gennaio, giornata spettacolare, sole e una coltre di oltre un metro di neve che ricopre piste, case, tutto. Arrivo a Blatten alle 8 e il termometro segna un inesorabile -8, siamo a 1300 metri. Il villaggio di Belalp è raggiungibile solo in funivia, niente auto. Lo spettacolo che appare agli occhi, salendo è impagabile.



L’ottimo e abbondante innevamento ha permesso agli organizzatori di allestire il percorso completo di 12 km, con partenza ai 3100 dell’Hohstock e arrivo a Blatten, con un dislivello di 1800 metri. Ai 2000 metri di Belalp la temperatura è scesa a -12. Raggiungo i miei compagni di squadra: Chico, Andrea, Marcello. 1291 iscritti in rappresentanza di otto nazioni, oltre agli svizzeri padroni di casa, tedeschi, francesi, inglesi, olandesi, rappresentanti della Repubblica Ceca, ci siamo noi, gli unici Italiani.

Ci scambiamo le ultime impressioni sulla pista, ispezionata a dovere venerdì, e conveniamo che la parte iniziale è da brivido, ‘occorre prestare molta attenzione’.
Lo starter tra i concorrenti è prevista ogni 12”, e quando distribuiscono i pettorali si sa l’orario preciso al secondo. Il mio recita 10.29’48” .
Seguo con lo sguardo l’elicottero del soccorso posizionarsi nella parte alta del tracciato, pronto ad intervenire in caso di necessità. Qui nulla è lasciato al caso. Novità di quest’anno la diretta Facebook della gara.
Si sale ai 3100 metri scaglionati. Marcello salirà per primo in partenza, il suo orario è alle 10. Noi ce la prendiamo con comodo al caldo guardando la diretta. Ore 9,30, si inizia, temperatura -17, sole splendente, neve perfetta, pista perfetta.



I primi discesisti (sì perché siamo discesisti: sci DH o SG da 2,05 a 2,15, tuta da gara, casco, paraschiena e bastoncini aerodinamici) si catapultano a velocità impressionante, tra loro ci sarà il vincitore. Dopo 20’ di gara, la prima caduta importante, Race Interrupted ed elicottero in pista a trasportare in ospedale il malcapitato di turno. Dopo 30 minuti di stop si riprende, noi al caldo, Marcello a -17°. Saliamo anche noi in quota per la partenza. Ho il pettorale 311.

Il freddo si fa sentire, le narici si chiudono a ogni respiro profondo, l’adrenalina come il battito cardiaco aumenta in prossimità del via.
Ore 11, mi avvio al cancelletto di partenza, ci sono due file: a sinistra i dispari, a destra i pari. -10…3,2,1, via: giù una picchiata di 100 metri, dove la velocità è subito elevata, conduce alla prima curva sulla sinistra tutta scalinata. Avendola studiata attentamente in prova, passo senza difficoltà, e avanti al secondo cambio direzionale. Viaggio veloce, anticipo il giusto e lascio i ‘gradoni’ ghiacciati sulla sinistra e via in picchiata verso la compressione. Un baratro sotto gli sci è una curva a destra velocissima che ti schiaccia e ti centrifuga all’esterno, se non hai i giusti anticipi sei nel muro di neve!



Un lungo rettilineo mi conduce alla picchiata dell’Hohbilel. Da qui solo pura velocità, raggiungo lo Schonbiel dove un lungo falsopiano mi conduce ad un tratto di velocità da percorrere in posizione con tre curve velocissime (lo ski track segnerà un 118 km/h). Sono all’inizio del villaggio, il percorso prevede il passaggio tra chalet sommersi dalla neve, è uno spettacolo al limite della commozione!

Da qui in poi è una stradina fino a Blatten circa 6 km dove gli unici pericoli sono i tornanti che, con il passaggio di 300 concorrenti, sono un canale ghiacciato. E gli sci: se sono veloci ti salvi, altrimenti è la fine. I miei sono ok e procedo fino al traguardo senza problemi: bello, anzi bellissimo, non ho più aggettivi.



Grande festa al traguardo dove la birra scorre a fiumi. Ritrovo i componenti del Team Italia, tutti sorridenti e felici, grande gara è un meritato ‘silber’ a tutti (-30% del tempo del primo classificato), ci complimentiamo reciprocamente. Per la cronaca ha vinto lo svizzero Christoph Escher, in campo femminile il successo è andato ad una bravissima Nicole Bartschi. Io chiudo con un 45esimo di categoria e un 270esimo totale.

Un plauso particolare all’ottima organizzazione è un ringraziamento particolare a Chico, Andrea e Marcello per la compagnia magnifica. Settimana prossima ci attende l’Inferno a Murren, al Team Italia si aggiungeranno Luciano e Lorenzo e il divertimento sarà completo.

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