Felicità Goggia! Una medaglia non scontata tra emozioni e alte aspettative. «Sempre stata focalizzata»

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Sì, era lecito aspettarsi una medaglia d’oro da Sofia Goggia, sulla sua pista del cuore, nella sua Cortina d’Ampezzo e davanti al suo pubblico. Senza quell’errore sullo schuss forse ce l’avrebbe fatta. Ma una medaglia è sempre una medaglia e non è mai facile da conquistare, soprattutto se hai addosso tutte le pressioni, sai di giocare in casa e di non poter fallire. E, non di poco conto, con le farfalle nello stomaco per l’emozione vissuta nell’accendere il braciere olimpico ai Giochi organizzati dal tuo Paese. 

Una medaglia è una medaglia, soprattutto se arriva per la terza volta di fila, nella stessa specialità. Campionessa olimpica a PyeongChang, medaglia d’argento a Pechino dopo quel recupero lampo dall’ennesimo infortunio avvenuto proprio sull’Olympia delle Tofane; medaglia di bronzo questa mattina a Milano Cortina. «La mia prestazione è stata così così, ma nel complesso ho vinto di nuovo una medaglia. È un privilegio ed è fantastica». 

Questione di testa e di concentrazione. Di focus solo ed esclusivamente sulla gara di oggi, attesa dal momento in cui l’Italia ha vinto la candidatura a Losanna. Era il giorno più atteso, che non arrivava mai. Lei in qualche modo tira un sospiro di sollievo, proprio perché di scontato oggi non c’era nulla. «Sicuramente tutti si aspettavano che io vincessi a Cortina – dice – Portare a casa una medaglia, indipendentemente dal colore, ed essere riuscita a salire sul podio in tre edizioni invernali consecutive, sempre in discesa libera, è qualcosa di speciale, unico ed estremamente raro. Di questo sono molto contenta». 

©Pentaphoto

Nessuna come lei in velocità. Sono passati otto anni ed è ancora lì, sul podio dei Giochi Olimpici, premiata e abbracciata dal presidente di Fondazione Milano Cortina Giovanni Malagò, per molti anni a capo dello sport italiano. L’attuale numero uno del Coni, Luciano Buonfiglio, ha invece preferito guardare la discesa delle azzurre da solo, defilato e sulle scale a fianco della pista. Per poi raggiungere le ragazze poco dopo. 

Goggia esulta, davanti al pubblico in delirio, che grida il nome di Sofia dagli spalti. Lei si commuove, le lacrime agli occhi raccolgono un po’ tutto. L’errore sullo schuss, la medaglia, il lungo stop alla partenza, le emozioni di vario genere di questo evento così speciale. 

L’esperta Goggia ha saputo gestire il peso di “atleta favorita”. «Oggi ero talmente concentrata che non ho percepito molto altro – dice – In partenza lo psicologo mi ha chiesto se fosse necessario bloccare le emozioni. Gli ho risposto “no, sono in focus”». 

©Pentaphoto

Era serena, anche se nei giorni scorsi ha comunque percepito un po’ la tensione. «L’ho vissuta serenamente per quanto possibile, sembrava quasi una gara di Coppa del Mondo. E sapevo che cosa fare». 

Ha giocato di esperienza, dopo il titolo di PyeongChang («La bellezza della prima Olimpiade, la gratitudine di quella bambina che si divertiva») e dopo l’argento di Pechino («difficile, arrivato su una gamba e mezza»). Oggi un bronzo su una pista in cui le statiche parlano chiaro: dal 2018, quando è arrivata in fondo, non è mai scesa dal podio. 

Una giornata iniziata però con un pensiero speciale. Perché l’8 febbraio del 2023 si spegneva per sempre il sorriso di Elena Fanchini. E Sofia ci ha pensato, scrivendo un messaggio a Nadia subito dopo la colazione: «Oggi è una giornata speciale, entrambe sapevamo il perché». 

Sofia Goggia ©Pentaphoto

Poi focus sulla discesa più attesa, in una mattinata in cui le emozioni avrebbero potuto prendere il sopravvento. Senza contare la lunga interruzione, durata oltre venti minuti, per prestare soccorso a Lindsey Vonn. «Ma io non ho visto nessuna atleta in televisione – aggiunge – Certo, lei era appena partita, poco dopo ho sentito un “nooo” ed è arrivato il conseguente start-stop: avevo capito». 

Ora che i colori della discesa sono finiti, è ora di puntare su altre specialità. «La prima è andata, ci sono ancora combinata, superG e gigante». E allora è di nuovo il momento di focalizzarsi. Con un bel peso in meno sulle spalle. Perché la medaglia più attesa è arrivata, anche se non è d’oro.  

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