Paris, Franzoni, Schieder e Casse per la storia: si alza il sipario olimpico con la discesa di Bormio

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La storia è pronta per essere scritta. Anzi, pennellata, cesellata sui 3250 metri della pista Stelvio, il teatro olimpico dello sci alpino che conta. A Bormio quattro italiani sono pronti a riscriverla la storia a cinque cerchi. Dopo Zeno Colò oro a Oslo 1952, Herbert Plank bronzo a Innsbruck 1976, Christof Innerhofer argento a Sochi 2014. E non c’era pendio migliore in Italia per consacrare l’eccezionale team di Max Carca e Lorenzo Galli che parte fra i favoriti insieme alla Svizzera. Sarà una battaglia, una guerra la discesa olimpica. La pista fa paura: incute timore perchè non molla un attimo. Ti affacci dal cancelletto e hai in faccia il vuoto. Poi una curva e un salto. Quindi si inizia a ballare fra muri, salti, gobbe. Velocità e lotta contro la forza centrifuga, minuti che appaiono ore, una gara che sembra una maratona talmente è dura, severa, esigente.

Franzoni ©Pentaphoto

La Carcentina è una diagonale terrible, ghiacciata, in contropendenza dove gli sci sbattono, perdono contatto con il terreno. Dove si vola. Poi si che si vola per davvero con lo spettacolare salto di San Pietro. Sembra finita, poi c’è ancora un muro e una serie di curve dove i quadricipiti bruciano anche ai liberisti più possenti. Sarà una sfida antologica, sarà una gara memorabile visto i pezzi da novanta che si confrontano. E visto i nostri. Da battere ci sono due su tutti. Dai, mettiamo tre. Gli svizzeri Marco Odermatt e Franjo Von Allmen in prmis. Poi lo statunitense Ryan Cochran-Siegle. Questi in prima linea, anche se possono impensierire i nostri guerrieri anche un atro svizzero come Alexis Monney e l’austriaco Vincent Kriechmayr.

Paris ©Pentaphoto

Sono in quattro, siamo in quattro. C’è un ragazzo dell’89 che è già Leggenda senza e senza me. Anche se domani decidesse di non partire, per rendere l’idea della sua grandezza. E si, Dominik Paris (pettorale numero 12) è un fuoriclasse impressionante, secondo nella storia dello sci alpino italiano solo ad Alberto Tomba e più forte italiano della specialità in assoluto. Punto. Lasciamo perdere i numeri perché ha vinto dappertutto, ma uno ricordiamolo. Sei le vittorie a Bormio in discesa. Abbiamo capito con chi abbiamo davvero a che fare? Noi si, l’opinione pubblica non più di tanto. E poi c’è un ragazzo del 2001 che si chiama Giovanni Franzoni. In un mese è diventato un campione: un podio in Gardena in superG, una vittoria a Wengen in superG con un podio in discesa e soprattutto il trionfo sulla celebre Streif di Kitzbuehel. Il successo nella gara cardine dell’Hahnenkamm-Rennen lo ha subito rilanciato come il favorito con Odermatt della libera olimpica. Lui è talmente umile, oltre che un talento disumano, che ha affermato: «Dopo Kitz il sogno continua. Sono motivato per godermi questa esperienza olimpica incredibile, ma davvero riconoscente per poter fare ciò che ho sempre desiderato nella vita». Averne di ragazzi così. Campione sugli sci e uomo vero. Non ha bisogno Gio della consacrazione, quella è arrivata sulla Streif davanti a 60.000 persone, nella gara delle gare del calendario di Coppa del Mondo per quanto riguarda la discesa. E con questa consapevolezza, con questa forza, con questa energia, affronta la discesa olimpica per continuare il sogno. Giovanni ha il numero 11.

Casse ©Pentaphoto

Ed ecco quindi Mattia Casse (numero 14): partito non a tutta, sta trovando lo smalto di due anni fa. Del resto è consapevole che l’opportunità della medaglia olimpica cambia la vita. Il trattore c’è. Siamo tutti sul pezzo e Florian Schieder (15) infine può essere l’outsider. Se lo aspettano tutti, in prima battuta anche lo staff tecnico. Stazza di liberista alla vecchia, ha le caratteristiche di sbancare sulla Stelvio. Siamo sicuri insomma che domani il sogno possa continuare. Forza ragazzi: vi aspetta la storia dello sci, vi aspettano gli italiani che almeno dello sport si possono fidare.

Schieder ©Pentaphoto

In cabina di regia sul territorio bormino c’è Fondazione Bormio. Sentiamo allora il presidente Dario Da Zanche: «Una profonda gratitudine a chi ha reso possibile questo momento storico: tecnici, volontari, forze dell’ordine, operatori, istituzioni e tutti coloro che hanno lavorato con competenza e spirito di servizio. La Stelvio è pronta non solo a ospitare una gara, ma a rappresentare l’eccellenza organizzativa, sportiva e umana del nostro territorio davanti al mondo. Da albergatore, so cosa significa accogliere. In questi giorni Bormio accoglie atleti, staff, media e tifosi da ogni parte del pianeta: lo facciamo con professionalità, calore e rispetto, mettendo al centro la qualità dell’esperienza e il valore dell’ospitalità alpina che da sempre ci contraddistingue. Da cittadino di Bormio, provo un’emozione autentica. Questa pista, queste montagne, queste strade fanno parte della nostra vita quotidiana. Vederle diventare teatro olimpico è il riconoscimento di una storia fatta di lavoro, sacrificio e passione, tramandata di generazione in genrazione. Un valore che per quanto mi riguarda mi ha tramandato mia mamma Clara, instancabile alberagtrice, scomparsa prematuramente. Ci sono donne e uonini che ci guardano dal cielo, come Matteo Franzoso, l’azzurro che ci ha lasciato quest’estate in Cile mentre faceva la cosa che più amava al mondo, sciare. Sarà il primo tifoso dei nostri atleti…».

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