La necessità di creare spazi per gli allenamenti

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Trovare spazi. L’ultimo inverno ha rilanciato ancor di più questa necessità. Non stiamo parlando tanto dell’alto livello, quanto degli sci club. Le Nazionali diventano, infatti, anche veicolo di promozione turistica se decidono di rifinire la preparazione in un determinato comprensorio (il progetto Piste Azzurre in Val di Fassa; restando in Trentino gli accordi della Paganella o dell’Alpe Cimbra con norvegesi e statunitensi; adesso anche l’accordo di PromoTurismoFVG con le svedesi), mentre per i club la situazione diventa un po’ più complicata. Sono certamente una risorsa per la stazione sciistica, ma se – come nell’ultimo inverno – la neve scarseggia le piste diventano preziose soprattutto per i turisti.
E allora la tendenza è quella di trasformare alcune aree esclusivamente agli allenamenti. Ski training center per usare un linguaggio più internazionale. Esempi ce ne sono un po’ ovunque: citando a caso, la 3 Zinnen Racing Arena, il centro di allenamento Monte Nock in Val di Non, lo Sport for Pro in Valgrisenche, il Pineta Training Center a Pontechianale. C’è poi una stazione che ha allargato ancora di più l’offerta con molte linee a disposizione, lo Ski Racing Center Oasi Zegna.
Dietro al progetto Claudio Ravetto e con lui ne abbiamo parlato (e non solo di questo).

Com’è andata questo primo anno?
«Direi molto bene, siamo contenti e direi anche orgogliosi che altri abbiano seguito il nostro progetto. Credo che sia fondamentale creare spazi dedicati all’allenamento e non solo al turismo. La nostra è struttura che ragiona in termini aziendali e dunque che si muove molto velocemente. La presenza poi di Petra Vlhová sulle nostre piste è stato un ulteriore lancio alla nostra iniziativa».

Anche se il focus rimane sui club?
«Sui club e non solo. Ovviamente lo spazio per gli allenamenti è vitale per gli atleti, ma su Bielmonte si lavora molto anche sull’avviamento con un progetto legato alle scuole che non vuol dire solo sci, ma anche sulle tante attività di montagna, compresa la conoscenza dell’ambiente. Insomma ci stiamo specializzando nell’insegnamento e nell’allenamento per le discipline tecniche».

Come si articola l’offerta per i club?
«Ci sono formule ad hoc, a prenotazione, da uno a più giorni con la possibilità anche del soggiorno. Oltre all’opportunità di sfruttare la struttura del palazzetto per la fase a secco. Ripeto, i riscontri sono più che positivi, tanto da avere già le prime richieste per la nuova stagione».

Progetti futuri?
«Di sicuro un rinnovato impianto di innevamento, poi allungheremo la pista per il gigante per arrivare al minuto, oltre a far crescere l’offerta dei posti letto, e non solo alberghieri. Il tutto rispettando un ambiente di grande spettacolarità: non è da tutti fare slalom con una vista su tutta la pianura padana nelle giornate di sole. Ce lo raccontava anche Mauro Pini quando era qui con Petra Vlhová: di solito siamo sempre al buio, nei versanti nord, un panorama così non è da tutti. Ti viene voglia si spingere ancora di più».

Una necessità dunque?
«Direi di sì, vedo che la forbice in Coppa del Mondo si è allargata ancora di più e dunque serve personalizzare il lavoro prima possibile, puntando sulle eccellenze. E macinando chilometri in pista: si parla spesso del modello norvegese, ma lì, da piccolissimi vanno a sciare con i genitori tutto il pomeriggio e tutti i giorni, da noi ormai si scia solo nel fine settimana, anche perché la stragrande maggioranza sono cittadini e non valligiani. Così quando si affacciano al mondo delle gare, hanno competenze motorie ben differenti».

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