Come vanno forte le canadesi

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Come vanno forte le canadesi. Nella tappa di Kranjska Gora è arrivato il quarto posto di Valerie Grenier in gigante e il sesto di Ali Nullmeyer in slalom (che ha fatto il pari con il quinto di Zagabria). Nella crescita della squadra rosa canadese delle discipline tecniche c’è anche la mano di due coach italiani, Luca Agazzi e Laurent Praz (oltre ad un gruppo di skiman come Nicola Quaquarelli, Giorgio Fantini o Nicolò Nogara) che Manuel Gamper (più impegnato con la velocità) ha chiamato nel corso delle ultime stagioni.

Valerie Grenier ©Agence Zoom

Non si può certo parlare di sorpresa «ma – come ci ha ribadito Luca Agazzi, da ormai sei stagioni con il Canada – di sicuro sono andate anche meglio del previsto. Dovremo fare pure selezione per i Giochi…. È anche il frutto di un lavoro che dura da anni; quest’estate poi abbiamo deciso di intensificare un po’ di più la parte atletica, rispetto allo sci. Sapevamo di essere un po’ in ritardo all’inizio, ma che sarebbe stato utile in questa fase».
Un bel mix di giovani e di atlete con maggiore esperienza, soprattutto in slalom. «Vero, alla fine è un aspetto positivo: le giovani spingono e stimolano il gruppo, le più ‘anziane’ fanno valere la loro esperienza. Un bel connubio. E i risultati poi certo aiutano: anche in federazione sono contenti perché stiamo un po’ cambiando l’idea che il Canada lo sci sia solo velocità».

Erin Mielzynski ©gence Zoom

Dall’estate allo Stelvio, a tutto un inverno sulle Alpi, prima delle Olimpiadi. «Dopo Schladming, credo che concederemo un po’ di riposo alla squadra: ne ho bisogno io, figuratevi loro che sono da così tanto tempo lontano da casa. L’anno scorso il fatto di rimanere sempre qua per gli allenamenti in vista dei Mondiali ci ha un po’ bruciato mentalmente».
Ma come si gestisce una squadra che vive tanti mesi dall’altra parte del mondo? «Fortunatamente abbiano carta bianca e tanta libertà decisionale. E abbiamo un contatto diretto con altri tecnici che restano in Canada e fanno da tramite tra noi e le squadre provinciali e i gruppi che partecipano alle Nor-Am. Il livello del circuito nordamericano è più basso rispetto alla Coppa Europa e se qualche atleta inizia a emergere viene convocata per fare esperienza sulle Alpi. Cosa manca? Arrivano che sono un po’ indietro tecnicamente, perché da più piccole c’è molto meno l’idea di dare nozioni tecniche come da noi. Il fatto positivo è invece quello che sono davvero molto meno esasperate. Certo, il passaggio in squadra comporta sacrifici diversi, ma nei team building che vuole la federazione si lavora molto anche sull’aspetto mentale. Mettono alla prova anche noi allenatori con i mental coach, perché anche la nostra professione è cambiata».

Laurence St-germain ©Agence Zoom

E poi c’è anche il circuito universitario. «Intendiamoci, è una bellissima opportunità quella di poter fare uno sport agonistico e frequentare l’Università. Per gli atleti non c’è la retta da pagare, ma bisogna partecipare alle gare universitarie. Il problema dello sci è quello del livello del circuito NCAA. Se in altri sport è altissimo, pensate solo al basket che è una sorta di anticamera dalla NBA, nello sci siamo a livello di Fis, anzi meno. E addirittura spesso coincidono con le gare di Coppa del Mondo. Capisci allora com’è difficile. E anche perché nascono anche team privati. Per esempio, anche Ali (Nullmeyer) dopo la medaglia ai Mondiali junior è entrata in squadra, ma ha continuato poi con un team tutto suo. La stagione scorsa era ancora part-time, anche perché arrivava da quasi un anno di stop dopo il doppio infortunio alle ginocchia rimediato nel 2018 a Sölden, mentre adesso è in squadra a tempo pieno.
E poi c’è un altro aspetto: non c’è il sostegno come da noi dei gruppi sportivi militari e devi un po’ arrangiarti: Amelia (Smart) a inizio stagione ha trovato un nuovo sponsor e si è potuta permettere uno suo skiman suo (Nicolò Nogara).
Come vedi, bisogna incastrare tanti pezzi, ma si lavora davvero bene in Canada…».

Amelia Smart ©Agence Zoom

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