Esercito, verso un futuro diverso

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A i vertici negli ultimi cinque anni. Il Centro Sportivo Esercito si è nuovamente aggiudicato il primato assoluto nella graduatoria di società FISI: secondi in quella dello sci alpino vinta dai Carabinieri. Campioni d’Italia per la settima volta nella storia, un risultato frutto del lavoro di squadra a 360 gradi: non solo podi in Coppa del Mondo, anche attività giovanile, tesseramento e organizzazione di eventi. Marco Mosso è il colonnello che dirige questa macchina di successi; militare e uomo di sport che conosce il mondo della neve in tutte le sue sfaccettature. «Un risultato che premia il lavoro portato avanti in tutti i settori – dice Marco Mosso -, siamo una squadra vincente e consolidata, l’obiettivo di un gruppo sportivo è quello di primeggiare nella classifica per società. Vanno bene le individualità, ma queste devono essere inserite
in un contesto di gruppo». Parole chiare e precise che lasciano la porta della Caserma Perenni di Courmayeur aperta a tutti; nessuno escluso, anche se uno dei grandi obiettivi rimane quello di vincere in Coppa del Mondo, ai Mondiali e alle Olimpiadi. «Per arrivare a quei livelli è necessario avere una base solida e ben organizzata – prosegue l’ufficiale -, utile ai giovani per crescere e agli atleti top per avere un punto d’appoggio in caso di necessità».

BASTA SQUADRA DI SEDE – Nella famiglia di alpini, arrivata ormai a quota ottanta, si sono aggiunti altri dodici atleti delle varie discipline. Lo sci alpino ha fatto ancora una volta la parte del leone; sono stati arruolati la piemontese Anita Gulli, la veneta (vincitrice del Gran Premio Italia) Elena Dolmen, il lombardo Nicolò Molteni e il friulano – ex forestale/carabinieri – Hans Vaccari, alle prese con un infortunio.
Sono tutti atleti che fanno parte delle nazionali, come gran parte degli altri arruolati o tesserati. Se alcuni gruppi sportivi continuano con i programmi classici, al Centro Sportivo Esercito si guarda al futuro e all’innovazione. Non esiste più la cosiddetta squadra di sede, anche perché di fatto la maggior parte degli sciatori veste la giacca azzurra. Non è però questa la motivazione, è proprio un concetto che vuole adeguarsi con i tempi. «Oggi questi team vanno messi in discussione – prosegue Mosso -, non abbiamo più la formazione che si allena per la vecchia Coppa Italia, preferiamo che il nostro allenatore segua da vicino alcune uscite delle nazionali. Un modo per tutelare i nostri atleti, senza ovviamente ostacolare e intralciare il lavoro dei rispettivi staff».

Marco Mosso

COLLABORAZIONE CON L’ASIVA – Niente più squadra di sede, ma una bella collaborazione con il Comitato Asiva per permettere la crescita degli atleti che non si sono ancora espressi o che hanno bisogno di un rilancio dopo l’esclusione dalla squadra, come per esempio è successo a Michael Tedde e Federico Vietti. Anche i tecnici Massimiliano Iezza e Thierry Marguerettaz sono ‘made Esercito’. «Insieme possiamo lavorare su questi ragazzi, con l’ASIVA abbiamo una collaborazione estremamente produttiva – conclude
Mosso -. I gruppi di Coppa del Mondo sono autonomi, la squadra di sede, per come la vedo io, deve cercare di lavorare insieme ai Comitati e ai settori giovanili della FISI per sostenere i giovani. In tre parole: raduni consolidati e congiunti». L’Esercito dunque cambia rotta per proseguire la striscia positiva di successi, a livello giovanile e nei grandi appuntamenti: Pyeongchang 2018 è già nel mirino. E per dirla con le parole del colonnello: «Mi sembra un buon inizio per un futuro diverso».

Articolo tratto da Race ski magazine 147 di dicembre 2017. Se vuoi acquistare la copia o abbonarti visita il nostro sito.

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