Stenmark, Thoeni, Hinterseer @Zoom Agence

Dal 5 gennaio 1967 al 5 gennaio 2017, domani. Cintuant’anni di Coppa del Mondo. Una storia affascinante che nacque così….

GENESI – E pensare che all’inizio l’idea venne persino criticata, situazione questa che oggi, guardando con occhi estasiati un circuito super professionale anche se un po’ bloccato nei suoi ‘schemi’, fa decisamente sorridere. Non tutti erano d’accordo in effetti e la nascita richiese diversi anni e molte discussioni: esistevano già i Campionati Mondiali e da molti lustri, le gare FIS di tipo A e B, soprattutto il trofeo Alberg-Kandahar (nato a Sankt Anton am Arlberg, in Austria, nel 1928, alternatosi con Mürren, in Svizzera, e allargatosi poi anche alla francese Chamonix nel 1948, all’italiana Sestriere nel 1951 e a Garmisch Partenkirchen, in Baviera, Germania, nel 1954) e le classiche (per citarne due in voga ancora oggi, il Trofeo del Lauberhorn, nato a Wengen nel 1930, e il trofeo dell’Hahnenkamm, disputato annualmente  a Kitzbühel, in Austria, a partire dal 1931).

Piero Gros in trionfo il 14 febbraio 1976 a Innsbruck. Ha appena vinto l'oro olimpico in slalom davanti a Thoeni
Piero Gros in trionfo il 14 febbraio 1976 a Innsbruck. Ha appena vinto l’oro olimpico in slalom davanti a Thoeni

DEMETZ – Eppure. «Eppure se n’era parlato già nell’inverno precedente rispetto a quello in cui effettivamente nacque poi la Coppa del Mondo, stagione 1966-67 con la prima gara in assoluto, maschile, disputata a Berchtesgaden, in Germania, il 5 gennaio 1967, anche se nessuno informò gli organizzatori locali che quella tappa faceva parte di un vero circuito, perché… non era ancora ufficiale – racconta Erich Demetz, classe 1938, nativo di Selva di Val Gardena, una leggenda di questo sport, atleta, allenatore, presidente dello Sci Club Gardena, vicepresidente FISI, consigliere FIS, direttore delle squadre Nazionali (1978-1980), direttore tecnico delle competizioni in Val Gardena, Presidente del Comitato di Coppa del Mondo dal 1986 al 2014, tra le tante cariche -. Fu principalmente merito di Serge Lang, con il quale sono stato molto amico e sempre in ottimi rapporti, giornalista davvero illuminato: era un cronista sportivo specializzato, seguiva lo sci alpino, è vero, ma anche il ciclismo, soprattutto il Tour de France. E l’idea gli venne proprio dalla corsa a tappe francese. Volle lanciare un circuito a tappe anche per lo sport della neve». Verissimo, anche se poi Serge Lang in un libro storico che ricorda proprio la nascita della Coppa ha raccontato come l’idea di base la prese dalla… Vela, dove un numero limitato di discipline (saranno inizialmente tre nello sci alpino) costituivano la base per un circuito a punti complessivo.

SUDAMERICA – Nel 1966 il Cile era attraversato già da forti tensioni politiche, ma Salvador Allende doveva ancora essere eletto a capo del Governo e il ‘golpe’ che portò poi il potere nelle mani di Augusto Pinochet era lontano; proprio nell’estate di quell’anno i Mondiali di sci alpino, nati nel 1931 a  Mürren, in Svizzera, approdarono per la prima volta nell’emisfero australe, esattamente sulle Ande, a Portillo, nella regione Valparaiso, a 160km da Santiago del Cile, ancora oggi meta delle squadre di Coppa del Mondo per gli allenamenti estivi. Quasi 50 anni fa la storia era diversa, la rassegna iridata non era la kermesse di due settimane che conosciamo oggi, le gare (gigante, slalom, discesa, combinata, sia al maschile che al femminile) si disputarono in poche giornate prima del Ferragosto 1966.

LEGGENDA – In Cile accadde però ben altro di storicamente più rilevante per il nostro sport preferito. In una stanza d’albergo, per un istante lontani dalle competizioni, si ritrovarono a discutere a lungo, notte e giorno, dopo averlo fatto per tanti mesi, in quattro, anche se lo stesso Erich non giurerebbe sulla presenza dell’ultimo che nomineremo: sono Serge Lang, giornalista dal 1940, ex sciatore, Bob Beatty, direttore tecnico americano e anche il più scettico di tutti, pensava che il presidente FIS, Hodler, non avrebbe mai accettato un circuito a punti, Sepp Sulzberger, gran capo dello sci alpino austriaco e Honoré Bonnet, responsabile della squadra francese «che però – aggiunge Erich – non parlava né inglese, né tedesco, per cui non penso che fosse coinvolto più di tanto…». La leggenda narra appunto che da quella riunione informale, effettivamente avvenuta e in più riprese, nacque poi la prima edizione (non ancora ufficiale) della Coppa del Mondo di sci alpino, a gennaio 1967, come già ricordato. Ed è vero, si può ufficialmente affermare, lo ha confermato lo stesso Serge Lang nei suo scritti, che la sfera di cristallo intesa come competizione internazionale prese corpo proprio in Cile.

FRANCIA – E’ altrettanto vero che l’istituzione del circuito fu comunque più complessa e scaturì (come la Coppa Campioni, gli Europei e i Mondiali di calcio, le Olimpiadi, dove saremmo senza i colpi di genio transalpini?) da un’idea francese, ovviamente, anche se Bonnet e Beatty avevano pensato da tempo a un circuito gare, ma per squadre nazionali (come era per altro il Tour de France fino all’epoca), non per singoli atleti pur appartenenti alla stessa bandiera. Jacques Goddett, ex patron proprio della Grand Boucle e direttore dell’Equipe, per cui Serge Lang lavorava, nel luglio del 1965, dopo una tappa del Giro di Francia con arrivo a Roubaix, invitò proprio Serge a inventare una formula «che possa aiutare i lettori a capire meglio il circuito delle gare di sci alpino», in effetti frastagliato in più eventi, ma lo fa soprattutto perché un facoltoso imprenditore, legato all’acqua Evian, è disposto a investire tanti soldi nello sci e nella neve. Così sarà. Morale: pochi mesi più tardi, dopo aver assistito estasiato a Vail, in Colorado, Stati Uniti, al cosiddetto Nations Team Event, competizione a punti dove gli atleti delle tre migliori nazioni dei Giochi di Innsbruck 1964 nello sci alpino (le uniche andate a medaglia, Austria, Francia, Stati Uniti, clamorosamente esclusa la Svizzera) si erano date battaglia in sfide emozionanti, si convinse che era arrivato il momento di allargare l’orizzonte un po’ limitato delle gare del suo sport tanto amato. Nel dicembre 1965 proprio l’Equipe lanciò il primo Circuito Europeo di sci alpino, ancora non ufficiale, denominato “Trophée de L’Equipe“, vinto da Marielle Goitschel (Francia) e Karl Schranz (Austria), probabilmente i più forti sciatori dell’epoca. E poi, nel gennaio del 1966, durante il famoso e già citato trofeo dell’Hahnenkamm, a seguito di una cordiale discussione con i suddetti Bob Beattie e Honoré Bonnet, Lang decise di trasformare il circuito europeo in uno Mondiale. E prese il nome ‘in prestito’ dalla Coppa Rimet, ‘inglesizzata’ in World Cup di calcio (allora veniva chiamata così da tutti, oggi si parla di ‘Mondiale’), che proprio nell’estate del 1966 si sarebbe disputata in Inghilterra; era anche… l’unica Coppa del Mondo disputata all’epoca in qualsivoglia competizione sportiva. Così, prima ancora che in Cile, nacque l’idea della Coppa del Mondo di sci alpino, poi ripensata nei dettagli giusto a Portillo, come detto. L’allora presidente della Federazione Internazionale di Sci (FIS), Marc Hodler, svizzero, contrariamente alle previsioni, diede il suo assenso al circuito e addirittura lo presentò anche alla stampa riunita proprio in Cile, con grande coraggio, ricorda Serge Lang in uno dei suoi scritti. Perché lui, Lang, non aveva incarichi in nessuna Federazione… Ma l’ufficialità non era ancora arrivata, in realtà.

RATIFICA – A ogni buon conto si partì. La prima stagione si chiuse a fine marzo 1967, con un lungo tour negli Stati Uniti, senza ancora la ratifica da parte della FIS, ma con i trionfi di Jean-Claude Killy (francese), che vinse 12 gare sulle 17 disputate in tre specialità, e Nancy Greene, canadese, brava a ottenere sette successi di tappa. E attenzione, il finale ‘drammatico’, sportivamente parlando, della competizione femminile aiutò non poco la credibilità della nuova arrivata e la sua diffusione: il 26 marzo del 1967, infatti, a Jackson Hole, Wyoming, Stati Uniti, dove la Coppa si era trasferita da Franconia (patria natale di Bode Miller…) e Vail, Greene vinse lo slalom conclusivo superando di soli 7 centesimi proprio la francese Goitschel e quella vittoria le assicurò il circuito per quattro soli punti… Un secondo posto non le sarebbe bastato… Il thrilling conclusivo, che ci riporta se vogliamo alla sfida Maze-Fenninger del marzo 2015 come cerchio che si chiude, fece capire che razza di potenziale potesse avere una competizione di questo tipo. A proposito di gare, un successo andò anche all’Italia con Giustina Demetz, in discesa, il 3 marzo 1967 al Sestriere, ex aequo con la già citata campionesse Goitschel (2 ori olimpici), mentre non ci furono podi azzurri al maschile. Ma fu comunque la Francia a dominare in entrambi i sessi. La Coppa del Mondo di sci alpino divenne ufficialmente riconosciuta dalla FIS, dopo un percorso non semplice e giornate alquanto tese, solo nella primavera del 1967, durante il Congresso di Beirut, in Libano, e lo svizzero Marc Hodler fu nominato primo presidente del Comitato di Coppa del Mondo, carica che mantenne fino al 1973. Le località già presenti in quella prima stagione e ancora oggi, nell’annata 2015-2016, parte del calendario del circuito furono (e sono) Adelboden, Wengen, Kitzbühel e Madonna di Campiglio. Le ‘coppette’ di discesa libera, slalom gigante e slalom speciale furono assegnate fin dalla prima edizione. Serge Lang succederà a Hodler alla presidenza del Comitato (ma lo svizzero rimase n.1 FIS), restando in carica fino al 1986, quando verrà sostituito proprio da… Erich Demetz. Si può tranquillamente affermare, e lo fece già lo stesso Serge Lang, che a Beirut nel 1967 vennero poste le basi per lanciare lo sci alpino ufficialmente nell’olimpo degli sport internazionali.

TUTTI I PODI, LE TAPPE, I PUNTEGGI DELLA COPPA DEL MONDO 1966-1967.

ALBORI – «Ovviamente – ricorda proprio Demetz – all’inizio non vi era certo il livello di professionalità presente adesso e ricordo in effetti che la Coppa fu anche criticata nella sua idea di base. Poi piano piano ogni perplessità legata al circuito sparì. Ancora oggi se voi cercate sul dizionario, italiano o tedesco, Coppa del Mondo (Weltcup), la troverete praticamente come sinonimo dello sci alpino inteso agonistico. Allora era tutta una novità, ma bisogna riconoscere a Serge Lang di aver visto veramente ‘lungo’, come si dice. Ricordo bene cosa accadde nel 1986, nel congresso FIS di Helsinki: Lang venne sfiduciato, era nato un conflitto pesantissimo tra lui e gli austriaci già dall’estate precedente, a Las Lenas, in Argentina, dove si disputavano due discese libere che di fatto aprivano la stagione di Coppa del Mondo. Io non volevo prendere il suo posto perché andavo molto d’accordo con Serge e non volevo che lui pensasse a me come a un usurpatore. Cosa che per fortuna non avvenne, dopo la richiesta fattami dalla FIS. Siamo sempre rimasti ottimi amici. Tornando agli albori della Coppa, ricordo che la FIS non era certa strutturata organicamente come oggi. Vennero creati quelli sì, subito, i Comitati di discesa e slalom, ma non un Comitato per l’omologazione delle gare, per esempio, che sarebbe arrivato dopo. E vi lavoravano solo singoli funzionari. Da notare che l’avvocato di Berna, Marc Hodler, sarebbe rimasto alla guida della FIS dal dopoguerra, esattamente nel 1951, fino… all’era Kasper! Solamente nel 1973 vennero fondati altri Comitati, quello appunto per l’omologazione delle piste, per le varie coppe continentali, per i materiali ecc, ecc. Prima della Coppa andavano per la maggiore tanti circuiti e le gare FIS di tipo A e B. Ma non c’erano punti complessivi come li intendiamo oggi nel circuito, ogni gara faceva storia a sé. Esisteva invece già il sistema complesso dei punti FIS, nato negli anni ’60 anche se non ricordo ahimé esattamente in quale anno. Quella classifica era determinante per le liste di partenza, situazione che in parte avviene ancora oggi. Prima non vi era nessuna graduatoria di merito».

ALBO D’OROJean-Claude Killy, poi dominatore con 3 ori (come Sailer a Cortina ’56) dei Giochi Olimpici 1968, e Karl Schranz si spartirono le prime quattro edizioni del trofeo al maschile; Greene (due volte), Gabl e Jacot fecero lo stesso al femminile. Ma l’11 dicembre 1969, nel gigante della Val d’Isere che aprì l’edizione del circuito ’69-’70, un ragazzo italiano di 18 anni, nativo di Trafoi, sotto lo Stelvio, regalò all’Italia maschile il primo storico trionfo in una gara di Coppa del Mondo: si chiamava e si chiama Gustav Thöni. Una nuova era stava per aprirsi… Ma questa è un’altra storia, la storia della Valanga Azzurra.

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