Polivalenti, svolta storica, giovane. Ma con tanto lavoro da fare

Riflessioni sparse dopo la composizione delle squadre per la stagione agonistica 2016-2017. E' davvero un punto e a capo dello sci femminile italiano?

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Marta Bassino @FISI/Pentaphoto

Qualcosa si muove, finalmente anche a livello femminile. Da Via Piranesi, sede FISI a Milano, si nota un interesse almeno un po’ più alto per il team delle donne, per altro annunciato qualche settimana fa dal Presidente Roda, ma tutti in realtà sappiamo senza bisogno di conferme che da sempre lo sci maschile conta di più, in Italia. Prendiamo atto di questo primo passo avanti. Almeno teorico.

POLIVALENTI – Dopo la composizione delle squadre, alcune osservazioni si impongono. Intanto, partiamo da un dato interessante: le ragazze inserite ufficialmente nei tre gruppi di Coppa del Mondo (polivalenti, discesa&superG, gigante&slalom, ovviamente non saranno poi le sole a gareggiare nel massimo circuito, sia chiaro) sono quindici e di queste, nove risultano nate negli anni ’90. Il che significa avere atlete nel pieno della maturità psico-fisica (25-26 anni) o attorno ai vent’anni. Una svolta giovane, insomma. O relativamente giovane. Ovviamente la principale novità, se n’è parlato tanto anche prima, è legata alla nascita di un team nuovo, quello composto da sei atlete (le citiamo ancora, Brignone, Nadia Fanchini, Goggia, Bassino, Elena Curtoni, Marsaglia in ordine sparso) che disputano almeno quattro specialità con la combinata alpina (e ambizioni), effettivamente una squadra mai vista prima con le ragazze in Italia. Un’idea corretta, al passo con i tempi, anzi realizzata colpevolmente in ritardo in realtà, un modo finalmente per dire “investiamo sui talenti in grado di competere in più discipline”, detto con il massimo rispetto per tutte le altre sia chiaro, e soprattutto una finestra aperta sul futuro, perché così facendo si crea un precedente importante: le giovani o giovanissime ora guarderanno alla polivalenza con un occhio diverso, sapendo che poi sarà salvaguardata non solo in Coppa Europa, ma anche una volta approdate nel circuito maggiore. Un punto e a capo importante. Un investimento. Certo, pensare adesso alla possibilità di conquistare la classifica generale femminile partendo solo da questa svolta resta un azzardo, numeri degli ultimi anni alla mano. Il gap con le atlete top che lottano (o lotteranno) per la sfera di cristallo (Gut, Vonn, Fenninger, Rebensburg, Weirather, Shiffrin, Maze se tornerà, più no che sì) è ancora grande. Ma, banalmente, se mai ci si proverà, mai ci si riuscirà, questo è sicuro. E in ogni caso se non saranno le sei atlete in questione a chiudere questa enorme lacuna dello sci italiano (mai una Coppa del Mondo al femminile, overall ovviamente) quanto meno si sono poste le basi per coloro che verranno, le sciatrici del futuro che magari adesso hanno 10-12 anni o anche meno. Nel caso, ci proveranno loro. Non mettiamo limiti alla provvidenza. Per noi però l’obiettivo immediato, quindi per la stagione 2016-2017, deve essere la conquista di una coppa di specialità o la fatidica quota 1000 punti da raggiungere almeno con un’atleta, obiettivo certo non semplice, ma alla portata se il gruppo polivalenti riuscirà a lavorare in un certo modo. Posto che l’impresa non è esclusa per le altre…

ALLENAMENTI – E lavorare in un certo modo, questo vale per tutte le squadre, significa ormai curare ogni singolo aspetto, dall’alimentazione alla fisioterapia (o osteopatia se necessaria), seguire un programma di qualità, ma inevitabilmente di quantitá (ripetiamo, la famiglia Kostelic ha stabilito un modus operandi nello sci che per noi deve essere preso a modello se si vuole puntare a certi obiettivi), organizzare il lavoro in modo da non trascurare nessuna disciplina nell’arco dell’intera stagione, trovare quindi ritagli di tempo anche dopo una gara o tra una gara e l’altra, per ‘rinvigorire’ magari una specialità trascurata per qualche settimana, individualizzare il più possibile l’allenamento, perché ovviamente ogni atleta ha le sue esigenze, i suoi ritmi, i propri tempi di recupero, i punti di forza e le lacune da colmare. Insomma, puntare al bersaglio grosso significa in primis lavorare per il bersaglio grosso. Bello il fatto che ci si provi, non semplice sistemare tutti i dettagli.

FUTURO – Ora ovviamente sarà interessante capire come si muoverà il gruppo di Rulfi (con Weiss), che programmi seguirà, come interagirà con i team di Ghezze e Liore, che clima si creerà all’interno, come evolverà nel futuro immediato e lontano (approdo naturale crediamo, per Pirovano e probabilmente per Gasslitter, ma è anche vero che non potrà essere troppo numeroso e comunque è ancora presto per dirlo…). Avremmo persino azzardato una svolta più epocale, con un gruppo anche più ristretto, di 3-4 atlete, ma non si può pretendere tutto e subito. Il resto delle scelte vede l’inserimento previsto di Pirovano, Gasslitter e Nicol Delago, con pieno merito, dalla squadra B, l’esclusione di fatto di Chiara Costazza, che potrà naturalmente allenarsi con il gruppo di slalom e gigante, ma dovrà farlo a proprie spese. La fassana, comunque, non lascia, anzi raddoppia, con motivazioni se mai moltiplicate. Gruppo di Interesse Nazionale anche per Agerer e Hofer, il cui sforzo in superG in Coppa Europa a conti fatti non è servito granché, ma la decisione era nell’aria. Lisa e Anna, divise da tre anni d’età, dovranno lottare non poco per ritagliarsi spazio, ma soprattutto sfruttare al massimo le poche occasioni (crediamo) che verranno loro concesse. Mentalmente, una prova enorme da superare. Coraggio. Rientrare in pianta stabile nel circuito maggiore per loro sarebbe un inno alla passione e un esempio per molte atlete che come loro hanno perso la Nazionale. Discorso simile per Valentina Cillara Rossi, che non ha preso per nulla bene l’esclusione, mentre si aspetta un segnale importante da Michela Azzola. Siamo curiosi di rivedere una Melesi super motivata in azzurro, dominatrice dell’ultimo Grand Prix, e strizziamo l’occhio alle generazione 1998-1999 che dovrà risollevare le sorti dello slalom femminile. Pizzato, Saracco, Della Mea, Lorenzi hanno il talento per farlo. Non aspettiamoci tutto e subito, ma scommettiamo con fiducia su una squadra C di sole slalomiste, praticamente, cui spetta un lavoro enorme per riportare quantitativamente e qualitativamente l’Italia al top in una disciplina in cui da troppo tempo soffriamo.

Si cambia rotta, per una direzione che sembra quella giusta, ben sapendo quanti pali (e non solo) ci saranno da macinare per raccogliere frutti importanti, visto che a questo punto le ambizioni aumentano e l’asticella si alza. Com’è giusto che sia per una Nazione con la tradizione e i numeri dell’Italia.

2 COMMENTI

  1. Mi fa piacere leggere il commento di Gianmario che sostanzialmente ripropone,relativamente al gruppo polivalenti,i concetti che avevo espresso al primo articolo sull’argomento. Sarà un compito difficile per Rulfi,e ribadisco a mio parere l’ottima scelta dell’allenatore,ma la disomogeneità del gruppo creerà non pochi problemi. Per questo concordo anche sul numero di atleti da inserire in un gruppo del genere,che deve essere molto limitato. In questo caso,più che in altri,può avere un senso la politica della federazione rivolta ad atleti giovani,in quanto il polivalente,per quanto necessiti ovviamente di talento ben dimostrato,è comunque un atleta almeno in parte “costruito”,e per costruire un atleta ci vuole tempo,anche lavorando su un’ottima base. Sul caso Costazza concordo con Skilife. Il suo ranking resta di tutto rispetto,la squadra femminile di Sl è quella più in difficoltà,si intravedono giovani di talento in arrivo,per le quali sarebbe oro colato potersi allenare con Chiara. Speriamo ci ripensino,oppure che Chiara abbia la forza mentale di riuscire a superare questo momento,facendo in gara quello che fa in allenamento,magari aiutata dalla rabbia.

  2. Bisogna convenire che le manche di Chiara Costazza lasciano spesso l’amaro in bocca, che il fatto di saperla migliore in allenamento, come spesso si è sentito dire, non consola, anzi. E’ vero che le sue stagioni non sono esaltanti ma valgono ad oggi un 24° posto assoluto tra le slalomiste di Coppa del Mondo ed un secondo tra le italiane. Un atleta di questa levatura che bene o male,a seconda dei punti di vista, ha conquistato quelle posizioni perchè dovrebbe far posto ad altre? E dovrebbe pagare di tasca sua per dimostrare che il più delle volte è tra le migliori ? Non è che se è così forse le scelte fatte non tengono conto dell’evidenza ? Ne abbiamo visti di fatti simili , di atleti “emarginati” che hanno poi avuto la loro rivincita,ed erano casi di secondo piano. Nel caso di Chiara si esagera , e lo stesso fa chi tace ed acconsente.