Paris: «Sulla Streif ho sempre avuto un buon feeling: confermarsi è difficile»

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Il sogno di tutti i discesisti è indossare almeno una volta il pettorale di Kitzbuehel. Poi ci sono i campioni, i fuoriclasse che puntano alla vittoria. Che non sempre arriva. Vincere sulla Streif è come per un calciatore vincere la Champions League, o forse il pallone d’oro. C’è poi chi sulla Streif vince ripetutamente, come è accaduto oggi a Dominik Paris. Un primo gradino del podio che ha già conquistato nel 2013 in discesa e nel 2015 in superG. Non basta avere fortuna, non basta fare la manche della vita, non basta essere spericolati. Bisogna avere piedi e talento, bisogna amare l’adrenalina e il rischio. La Streif non perdona, anche gli atleti la rispettano. È la discesa delle discese, è la gara che vale una stagione e ti proietta diretto nella storia. Una gara leggenda che ogni anno è attesa da tutti e che ogni anno accoglie sempre più appassionati pronti a tifare e a fare festa. Perché a Kitzbuehel è una vera festa dello sport, dello sci. Anzi, della discesa libera. Dominik Paris oggi ha compiuto l’ennesimo capolavoro.

Dominik Paris ©Agence Zoom
Dominik Paris ©Agence Zoom

L’URLO DI GIOIA – Nel suo urlo subito dopo il traguardo, c’è la consapevolezza di avere fatto un’altra grande gara. Non importa il numero di pettorale. Anche se rischi di rimanere escluso dal podio, quando tagli l’arrivo della Streif e vedi la luce verde, puoi e devi solo esultare. Ma dietro quell’urlo di ‘Domme’ c’era anche la certezza di aver fatto un grande risultato. Linee diverse da tutti gli altri, che solo la squadra azzurra e i francesi sono stati capaci di fare. Piani, stradine e traverse percorsi a tutta, spianati in posizione, con sci velocissimi e il passaggio sulla diagonale dell’Hausbergkante perfetta. Una danza di 1.55.01 fatta di sollecitazioni, salti, dossi: una curva diversa dall’altra, un passaggio mai uguale all’altro. E ‘Domme’ leggero come una ballerina quando serve e aggressivo come il rock, la sua musica preferita, nei passaggi chiave, ha fatto la differenza. La Streif è sua, il futuro è suo e il podio con la spettacolare premiazione di questa sera saranno tutti suoi. La tanto temuta Streif, ripida e ghiacciata, anche quest’anno si è inchinata all’Italia e a un Dominik Paris stratosferico.

LE PAROLE DI DOMME – «Vincere è forse più facile che rivincere, la prima volta è stata una grande emozione, ma anche oggi non è stato per niente facile – dice il carabiniere della Val d’Ultimo -. Ho fatto un errore nella parte alta, mi sono sentito scomposto, da lì ho capito che dovevo attaccare a tutta per recuperare: se non dai il 100% non succede nulla». La Streif è una pista particolare, da attaccare ma da rispettare. «Qui ho sempre avuto un buon feeling, fin dalla prima volta, è sempre emozionante, sei partenza e ti passano mille pensieri per la testa: attacco o no, è ghiacciata oppure no, è però sempre la Streif, bisogna trovare il giusto equilibrio. Superare il mio limite? No, ho fatto il massimo rispettando il mio limite, altrimenti diventa pericoloso qui».

KITZBUEHEL, AUSTRIA - JANUARY 21: Dominik Paris of Italy competes during the Audi FIS Alpine Ski World Cup Men's Downhill on January 21, 2017 in Kitzbuehel, Austria (Photo by Alexis Boichard/Agence Zoom)
KITZBUEHEL, AUSTRIA – JANUARY 21: Dominik Paris of Italy competes during the Audi FIS Alpine Ski World Cup Men’s Downhill on January 21, 2017 in Kitzbuehel, Austria (Photo by Alexis Boichard/Agence Zoom)

L’ALTRA ITALIA – Dietro al trionfo di Paris c’è ancora tanta Italia. Soddisfazione da una parte, rammarico dall’altra. Peter Fill ha saputo confermarsi, cosa mai facile, soprattutto a Kitzbuehel. Ma sette centesimi li hanno negato il podio, una beffa, quando sembrava già fatta. Per poco l’Italia non entra nella storia, con una doppietta o comunque due atleti sul podio, che mai è stata fatta. Peccato, ma gli azzurri hanno fatto impazzire la Streif. Quarto Fill e Innerhofer ancora protagonista di un brivido, un passaggio spettacolare con lo sci appoggiato sul telo di scorrimento, con conclusione a lieto fine, ma che lo ha tenuto lontano dalle prime posizioni.

GLI ALTRI AZZURRI – Mattia Casse ha concluso al ventunesimo posto, 46° Emanuele Buzzi, 50° Henri Battilani e 51° Paolo Pangrazzi.

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