Oh yes Inner, sei nella storia

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Sochi 2014 Live – A tu per tu con il vice campione olimpico…

«Yes, yes, yes». Hai fatto bene a urlarlo Inner appena hia tagliato la linea del traguardo. Hai fatto bene ad urlarlo all’Italia sportiva e non solo. «Sì» dovremmo dirtelo noi. O meglio, forse loro, quelli che aspettano sempre qualcosa in più. Cara Italia adesso non ci sono più scuse: questo argento vale come consacrazione definitiva. E Inner lo fa capire con la sua solita schiettezza: «Una grande medaglia, forse per scaramanzia, forse anche per insicurezza, ma questo era il mio grande obiettivo stagionale. Ho vinto in Coppa del Mondo, ai Mondiali ho trionfato, adesso una medaglia olimpica. Il cerchio si è chiuso». Vuole mettere subito le cose in chiaro Inner, desidera mettere i puntini sulle ‘i’.

UNA VIGILIA DIVERSA – Dicevamo l’insicurezza, elemento che solitamente nella testa di Christof trova poco spazio. «E invece ieri mi sentivo insicuro, strano, sentivo la gara. Solitamente mi riposo, mi ammazzo di video fino a tarda serata. Sono andato in palestra a fare qualche peso, avevo voglia di sentire la gamba tirare. Sono salito anche in cyclette a fare forza. Una vigilia diversa per me, che sono solitamente abitudinario e calcolo tutto». La medaglia di Innerhofer conferma che quando la pista è difficile, gira, quando gli angoli sono accentuati, quando lo sci esige risposta dalla neve, insomma quando la pista è impegnativa, allora è il numero uno. O quasi. «Mi veniva da ridere nei mesi scorsi quando la gente diceva che la neve qui sarebbe stata sicuramente molle. Io sapevo bene che si sarebbe scoperto solo alla vigilia, per questo non mi volevo fasciare la testa. Quando siamo arrivati a Sochi ho capito che la neve – la pista lo sapevo già – poteva regalarmi tante soddisfazioni». La gara oggi è stata da manuale. Un’impresa sui quei tornantoni, su quei toboga, su questi salti, su quelle curve. Ha pensato a questa discesa in questi mesi Innerhofer, e ci ha pensato alla vigilia.

CARVING E PIEGHE COME SOLO LUI SA FARE – Ma le riflessioni, i pensieri, le analisi, il nostro grande campione le ha fatte anche in pista, mentre scendeva. «Mi dicevo dopo ogni prima curva di spingere ancora. Cercavo la carvatura dello sci, l’angolatura migliore. So bene stare in spigolo e tirare le curve, ma mi sentivo un po’ sottotono all’inizio. Poi dalle prime analisi ho capito di essere stato superlativo, sentivo di avere ancora margine ». Tutti lo cercano, lo vogliono, lo bramano, anche se il palcoscenico dei Giochi ha cadenze precise, incalzanti, snervanti. Inner non ci mette tanto a rispondere quando gli chiedi se ha una dedica precisa per questo argento: «Ai miei genitori che mi hanno permesso di sciare. Non vengo assolutamente da una famiglia benestante, quindi l’argento di oggi equivale a un messaggio di riconoscenza nei loro confronti. E poi un ricordo va a mio zio Sepp, scomparso la scorsa primavera e mio grande tifoso». Coppa del Mondo, Mondiali, Olimpiadi. Inner sul tetto del mondo. E ora? «Appagato? No, ma questa medaglia olimpica mi da l’ennesima conferma di quanto valgo». È proprio così campione….  

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