Pellegrino, Moioli, Roda, Goggia, Fill a Milano (@Pentaphoto)

Sembra quasi che non se ne sia ancora reso conto Peter Fill. La seconda Coppa del Mondo conquistata ad Aspen lo ha definitivamente consacrato nell’olimpo dello sci mondiale, nella storia d’Italia. E’ il più forte. Lo vediamo sbucare all’improvviso dall’ascensore che arriva direttamente al sedicesimo piano del palazzo in piazza Diaz dove si tiene la conferenza stampa FISI, con un’aria quasi stralunata. Pietro, sempre più sereno e sempre più saggio, si presenta con l’allenatore del team azzurro Alberto Ghidoni. Una Coppa a testa in mano, poste al sicuro in una valigetta. Puntale, come sempre, quasi in anticipo. La sala si riempie, l’evento organizzato dalla FISI per la stampa è la giusta celebrazione in pompa magna di una stagione sensazionale, oscurata solo dal Mondiale incolore, ma comunque la stagione dei record per i podi fra settore maschile e femminile. Non è ancora iniziata ufficialmente la conferenza di riepilogo dell’inverno agonistico indetta dal presidente Flavio Roda, ma subito i primi giornalisti prendono d’assalto il campione di Castelrotto. Del resto uno che vince due Coppe del Mondo, in Italia successo solo a Gustav Thoeni, Alberto Tomba e Isolde Kostner, è tanta roba. Sono tutti per lui. Prende la parola Flavio Roda, quindi Alberto Ghidoni. Ma i discorsi istituzionali oggi contano poco, la parola torna a rimbalzare fra atleti e stampa. Ci spostiamo sulla terrazza. Peccato che un cielo grigio ed uniforme non metta in risalto nel migliore dei modi la vista della metropoli lombarda dall’alto. Fill non smette di parlare, di essere sotto l’assedio di microfoni, macchine fotografiche, anche selfie e autografi.

Peter Fill con le due Coppe di specialità vinte (@Pentaphoto)
Peter Fill con le due Coppe di specialità vinte (@Pentaphoto)

DOPPIETTA DA SOGNO E IL GRAZIE ALLA FEDERAZIONE – Pietro che ricorda quel momento magico: «Dopo St.Moritz, quella di Aspen è stata una conferma pazzesca. Mi ha reso fiero ed orgoglioso, mi ha confermato di essere davvero il più forte. Ho pianto, si ho pianto. La seconda Coppa del Mondo di discesa è un sogno che si è avverato. I Mondiali? Meglio la Coppa, sinonimo di rendimento, la continuità, la regolarità. Ecco cosa premia il migliore». Parole sante. Peter ha fatto doppietta, uno uno-due straordinario come fuoriclasse del calibro di Aksel Lund Svindal e Didier Cuche. Un grande, grandissimo. Piace vedere Peter Fill intento a raccontare anche alla stampa non di settore aneddoti e curiosità di cosa vuol dire sfrecciare a 150 chilometri orari sugli sci. D’altronde la discesa è la regina delle specialità dello sci alpino ed ha un fascino particolare, unico. Pietro stupisce perché non si ferma mai di ripetere grazie al suo staff. «Avere uno staff tecnico così esperto, unito, soprattutto capace e professionale, è una marcia in più. Non finirò mai di ringraziare i miei allenatori e lo staff in genere. Il presidente Roda? Ha permesso lui tutto questo, ovvero allenatori, staff, risorse. Un grazie va ovviamente anche al presidente». Due Sfere di cristallo, che si vanno ad aggiungere a tre vittorie in Coppa del Mondo (Kitz nel 2016) e due medaglie iridate. E l’anno prossimo le Olimpiadi coreane. Ma è presto parlarne. O meglio, oggi è presto. C’è una stagione appena conclusa da festeggiare, la seconda Coppa del Mondo da raccontare, far vivere, mettere in mostra, comunicare. Per una volta possiamo con fierezza non guardare al futuro. Il futuro è adesso. Grazie Pietro.