La grande attesa…

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Sochi 2014 Live – La vigilia di Rulfi fra certezze, dubbi e pronostici

Esige concentrazione, richiede resistenza, necessita capacità tecniche indiscutibili. Forza, equilibrio, tanto ‘pelo’, spavalderia: ecco cosa ci vuole per mettersi al collo una medaglia. La Rosa Khutor domani assegnerà i primi ‘metalli’ olimpici. Parliamoci chiaro: noi siamo in lizza, in gioco, in pole. Pietro, Werner, Inner. Ci siamo. E ‘Parigi’? Mai dire mai. Alle 11.00 la discesa olimpica dei Giochi di Sochi. La vigilia degli azzurri, dopo la terza prova in pista, è trascorsa ‘blindata’, come normale che sia alla vigilia di un evento del genere, all’interno nel villaggio olimpico. ‘Richiamino’ atletico e video. Poi massaggi, riposo, la riunione con lo staff tecnico. Neve dura, a tratti ghiacciata. Neve che, come si dice in gergo, da’ risposta, quel manto dove i nostri si trovano a loro agio e sui cui sanno disegnare le linee e le traiettorie più efficaci, maggiormente reditizie.

SEGRETO – Se c’è una cosa che nessuno può sapere è quello che il direttore tecnico e gli allenatori dicono ai ragazzi nella riunione pre-gara. Succede in una FIS, figuriamoci a un’Olimpiade. Ma forse, viste la caratteristiche a noi idonee della pista, il leit-motiv sarà stato tutto incentrato sul ‘crederci, sull’osare, sull’attacco’, con la consapevolezza che possiamo giocarci tanto, ambire anche al massimo bottino.

RULFI ESALTA LA ROSA KHUTOR – La Rosa Khutor ha stupito tutti. «È una pista completa, che non lascia respiro. Le parti tecniche si susseguono continuamente, bisogna sciarla dai 2.045 metri della partenza fino ai 960 dell’arrivo e attraverso i quasi 3500 metri di lunghezza e gli oltre 1.000 di dislivello. Starà sul podio chi attacca, chi ci prova dall’inizio. Nella parte alta c’è un primo triplone, poi le curve dell’Accola Valley, due canalini, il secondo, l’Estonian Tube, davvero un budello ghiacciato. Curve e parabioliche che si susseguono a ripetizione» dice Gianluca Rulfi, il responsabile della velocità, che in questi giorni ha anche ‘rifiutato’ il cellulare russo d’ordinanza in dotazione ai tecnici azzurri. Lo ha fatto per rimanere concentratissimo e vicino ai suoi ragazzi, nel momento clou della stagione. Perché se è vero che siamo dati in gran forma, è anche vero che serve proprio un grande acuto per confermare i fasti dello scorso inverno. Continua ‘Rulfus’: «PartI tecniche, ma anche tratti nel finale di scorrimento e poi i salti. C’è il Russian Trampoline, si salta anche 60 metri, e lo hanno abbassato perchè ritenuto un po’ pericolosa, cosa non vera a mio avviso. Poi il Lake Jump dove che dopo l’atterraggio tocchi i 140 orari, poi prima dell’arrivo il Deer. Insomma, bisogna sapere stare in aria».

GLI AZZURRI – Rulfi ci crede. «Peter ha le idee chiare su quello che bisogna fare. È carico, sta bene, è sereno. È fra i più veloci, come anche Inner. Quest’ultimo ha saputo gestirsi giorno dopo giorno ma ha memorizzato ogni passaggio della pista e quando ha deciso di attaccarlo in prova lo ha fatto con i migliori risultati. Sono in gioco per una medaglia. Domme è un po’ in ritardo e fatica a trovare il giusto ritmo e la interpretazione ideale su una pista così impegnativa. Werner è in crescita anche se per lui forse sbatte addirittura troppo».

GLI AVVERSARI – Quali sono gli uomini da battere? «Bode Miller e Matthias Mayer. Il primo ha ancora margine, ma è uno che sbaglia tanto. È capace di dare distacchi abbissali ma poi compromettere tutto. L’austriaco è più solido, regolare, forse più pericolo. E poi dico Aksel Svindal, è riuscito a fare il secondo tempo oggi senza sciare bene. Infine occhio a Carlo Janka, è sempre più in crescita, può essere la rivelazione. Erik Guay? Intendiamoci, è un grande, ma non l’ho visto brillantissimo».

Ecco i numeri di partenza degli azzurri: Werner Heel 10, Peter Fill 14, Dominik Paris 17 e Christof Innerhofer 20.