Sarah Pardeller si ritira: «Non ho più avuto una chance dopo la mononucleosi… »

La simpatica altoatesina si ritira. E ci racconta tutto, ma proprio tutto, sulla malattia e le difficoltà incontrate dopo

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Sarah Pardeller (FISI/Pentaphoto)

Ha provato fino all’ultimo a realizzare il suo sogno e alla fine ha dovuto arrendersi ai guai fisici e forse anche a un po’ di scetticismo diffuso. A testa alta, però. Si sa, quando si perde il “treno” della squadra nazionale, anche se per motivi indipendenti dalla propria volontà e non per i risultati (guai fisici) recuperarlo è sempre molto, molto difficile in questo mondo. Sarah Pardeller da Nova Ponente, Bolzano, si ritira a 28 anni dopo 18 slalom disputati in Coppa del Mondo dal 2009 e un 15esimo posto (a Levi) come miglior risultato, assieme a due podi (2a a Courchevel, 3a a Zakopane) ottenuti in Coppa Europa e un secondo posto agli Assoluti, in slalom. Si arrende alla mononucleosi che l’ha fermata sul più bello e anche alle oggettive difficoltà legate alla possibilità di avere ancora chance in squadra. L’annuncio con un lungo post su Facebook. Noi l’abbiamo sentita e lei ci ha aperto il libro dei ricordi e delle confessioni, senza censure.

PAROLA A SARAH – «Mi restano tanti ricordi bellissimi – ci dice -. La prima gara di Coppa del Mondo disputata a Lienz mi rimarrà sempre in testa. Una tensione diversa, un’emozione fantastica con tutta la gente presente e poi la mia famiglia, i miei amici e i tifosi che sono venuti a vedermi. Brividi. Quindi ovviamente Levi, una delle gare più belle disputate nella mia carriera. Ero davvero felice! Quando sei convinta che vali più di quello che hai dimostrato fin a quel momento nella tua carriera, è davvero un sollievo… bestiale».

SPORT – «Lo sci e lo sport in generale sono una scuola di vita. Ti insegnano tante cose. Innanzitutto, impari a perdere. E poi capisci che la salute è la cosa più importante, perché quando non stai bene non riesci a rendere, ovviamente. Diventi per forza una persona più matura, forte, perché non puoi arrenderti mai, non puoi mollare e devi continuare a lottare anche quando pensi di aver finito le forze. Impari a essere indipendente, a prendere delle decisioni e soprattutto le responsabilità… delle decisioni prese».

DIFFICOLTA’ – «Nei momenti più brutti capisci quali sono gli amici veri: quelle persone che ti stanno vicine in quei momenti lì proprio non le dimentichi. E poi giri il mondo…».

MONONUCLEOSI – «Mi sono ammalata a Natale 2014, durante l’ultimo raduno, quando eravamo al Passo Furcia. Non stavo bene e mi sono allenata lo stesso. Il 26 siamo ripartiti per Innsburck, il 27 ancora mi sono allenata (con la febbre), peggiorando sempre di più. Alla fine la mattina del 29 ho deciso di non gareggiare perché non riuscivo nemmeno a tenere gli occhi aperti da quanto lacrimavano. Sono tornata a casa, ma non mi sono fermata ancora, perché c’era Zagabria alle porte ai primi di gennaio 2015. Poi pensavo di stare tranquilla fino a Flachau, ma mi hanno mandato a Melchsee Frutt a trovare sensazioni giuste. Le ho trovate, ma brutte… E così prima di Flachau mi hanno fatto un discorso interminabile per farmi capire che era la mia ultima possibilità e che non riuscivano più a giustificare il fatto che continuassi a gareggiare in Coppa del Mondo, sciando male. Beh a fine gara neanche ho guardato il tempo, sono arrivata giù, ho sganciato gli sci e ho detto basta. Per un po’. Dovevo finalmente capire costa stava succedendo al mio corpo. Da lì mille esami del sangue e poi, una volta scoperta la Mononucleosi, ho pensato solo a riposarmi, non c’è nessuna altra ‘cura’ possibile. Piano piano sono migliorata e a gennaio 2016 ho cominciato finalmente a stare bene e ad allenarmi al meglio. Ma ho capito che da parte della squadra non c’era più interesse su di me e oltre tutto volevano mandarmi a fare… gare FIS, con il mio punteggio! Fatto sta che sembrava tutto programmato per “farmi fuori”. Giusto o non giusto, ho preso la decisione, difficilissima, di smettere. Con la consapevolezza di aver dato sempre il massimo e aver lottato fino alla fine! Il mio corpo ha cercato di farmi capire, negli ultimi anni, che forse non era la mia strada, ma l’amore per questo sport, e anche per i risultati comunque, mi ha sempre spinto ad andare avanti. E’ stata la scelta più difficile della mia vita. Ma credo quella giusta. E ora sono curiosa e comunque contenta per tutto quello che andrò ad affrontare in futuro».

 

2 COMMENTI

  1. Caro Prealpino più che un commento mi sembra un “coccodrillo”. Perchè parli di talento “completamente sprecato”? . Sicuramente avrebbe potuto raggiungere maggiori successi ma la tua definizione la si può “accollare” a coloro che in alternativa al loro talento si mettono a fare qualcosa di cui non andare fieri! Parliamo poi delle “soddisfazioni che lo sci non ha saputo darle”? Non è una soddisfazione salire sul podio in CE, vincere delle Fis, delle gare ragazzi o delle gare baby? La soddisfazione è solo vincere le Olimpiadi? La pratica sportiva, ove c’è passione, è già di per se una soddisfazione. Sicuramente dispiace quando un atleta, chiunque esso sia, deve chiudere la propria carriera sportiva per cause di forza maggiore. Ma come diceva il poeta Statunitense John Greenleaf Whittier “Di tutte le parole tristi pronunciate o scritte, le più tristi sono queste: avrebbe potuto essere.” Un saluto e ciao Sara.

  2. Peccato peccatissimo, un buonissimo talento in slalom (bestia nera dell’Italdonne) andato completamente sprecato.
    Buona fortuna per la “nuova vita” che l’attende, che le possa dare tutte quelle soddisfazioni che lo sci non ha saputo darle