Il cielo sopra Rosa Khutor questa mattina non era dello stesso colore degli altri giorni. Una leggera velatura, temperatura un po’ più alta, umidità maggiore. Il giorno più lungo e forse più atteso, quello della prima gara ma non di una gara qualunque, quello della discesa maschile. Il giorno di Bode, si diceva. Il giorno atteso e temuto dagli austriaci, a secco a Vancouver 2010. Il giorno del ‘dream team’, che quest’anno non ha raccolto quello che avrebbe meritato, perseguitato anche da un po’ di ‘sfiga’.

SPETTACOLO –
Dopo le prove con le tribune desolatamente vuote, ecco arrivare, con un po’ di ritardo, il pubblico, che ha riempito all’80% le tribune. L’atmosfera un po’ tiepida si è riscaldata. Ma a riscaldare l’atmosfera ci ha pensato soprattutto lo spettacolo. Una pista da paura, una pista moderna, come l’ha definita il DT azzurro Ravetto. A guardare quell’ultima rampa dal parterre sembrava di vedere un trampolino. Tutti arrivavano a valle con i muscoli roventi. E guarda caso i primi due avevano deciso di riposare ieri in prova.

URLO INNER – Di questa prima gara ricorderemo sicuramente l’urlo di Innerhofer, quel suo yes pronunciato così convintamente. Il sorriso di Matthias Mayer con quei suoi capelli così caotici. Il volto irriconoscibile di Bode Miller. Ma anche il gelo del tendone della sala stampa, dove nel primo pomeriggio si è spento il riscaldamento (poi per fortuna ritornato a funzionare), la mensa che distribuiva solo dolci e merende, il sorriso di Valentina, press venue manager italianissima, il simbolo del nostro computer incerottato per evitare che venisse ripreso dalle telecamere.

CORSA CONTINUA – Raccontare un’Olimpiade non è mestiere facile se si è abituati a muoversi tra le maglie della Coppa del Mondo o dei Mondiali. Niente video, tranne… per strada, dove gli atleti non vengono. Non si può andare al villaggio olimpico, in sala stampa non si vedono tecnici e atleti… Due Case Italia, la principale a Sochi, dove c’è la Medal Plaza e dove Inner è andato a festeggiare.

AL MARE – Metti un viaggio direttamente dalle piste di sci di Rosa Khutor all’aria umida del mare di Sochi, un’ora e mezza per ritrovarci, ancora vestiti da sci, davanti all’opulenza del Main Meda Center e poi nel cuore del parco olimpico, tra palazzetti da favola, sotto la torcia. E poi Casa Italia, l’attesa dell’arrivo di Inner, le foto di rito, le pacche sulle spalle, i brindisi. Il cielo sopra Sochi, questa sera, è tricolore. Grazie Inner, è stata dura seguire la tua scia ma ce l’abbiamo fatta. Anche se… ci manca ancora il viaggio di ritorno a Gorki Gorod. Però ne è valsa la pena…Non si poteva mancare!