SPM, persone e passione dietro all’innovazione

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SPM non è solo una storia di tecnicità, non è solo evoluzione, progresso, idee, mercato. SPM è fatta di persone con una passione pazzesca per lo sport, per lo sci. Sport praticato, vissuto. Un dato te lo fa capire subito: sono otto in azienda fra maestri di sci ed allenatori. Un’azienda che è cresciuta ed è progredita in continuazione, facendo delle idee innovative la linea guida in termini di sicurezza e prodotto. Alla fine degli anni ’70 la grande novità con l’invenzione del palo snodato, brevetto di Giampiero Berutti con la collaborazione di Oreste Peccedi che è stato a stretto contatto con SPM per vent’anni. Un allenatore storico Oreste, quello che ha disegnato la pista Stelvio di Bormio adesso teatro delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026.

«Oreste è stato il mio allenatore, quell’Oreste che contribuì con Giampiero a rivoluzionare lo sci con il palo snodato cambiandone la tecnica», fa sapere Giovanni Berutti di SPM, l’azienda che ha sede nel varesotto a Brissago Valtravaglia ed ha 72 anni di storia. «Quegli anni furono importanti poi perchè si diede un’accellerata in termini di materiale per la sicurezza, delimitazioni, strumenti didattici», ancora Giovanni. La storia di SPM è una storia olimpica, con i primi Giochi nel 1984 a Sarajevo. «Fu un evento riuscito, ma ricordo all’inizio della spedizione che gli organizzatori ci accolsero non con tanto calore. Ricordo una riunione in una sala stampa fredda, dove praticamente nessuno parlava in inglese». Ma un po’ spiazzanti le Olimpiadi lo sono tutte, o quasi. In particolare all’inizio.

Vedi la rassegna in Russia nel 2014 e in Corea del Sud quattro anni dopo. E come Beijing 2022. Lo sa bene Paolo Fumis, quasi trent’anni in giro sulla neve per il mondo. «La Cina è complicata già di suo, poi quattro anni fa eravamo in piena pandemia e ci sono stato tre mesi prima dei Giochi. Abbiamo installato quasi 350 pali per reti A, un lavoro importante davvero. E’ stata un’esperienza fra le più professionali che ho fatto, sicuramente fra le più significative». Paolo è il responsabile per la Coppa del Mondo e i grandi eventi mondiali ed olimpici: oltre alla vendita del materiale, c’è il noleggio. E poi la fase di progettazione, la messa in opera. «Un lavoro continuo, incessante, siamo già rivolti al futuro. Nel 2027 saremo partner dei Mondiali in Svizzera a Crans Montana e nel 2029 in Norvegia a Narvik. Dalla data dell’evento si retrocede tre anni per il lavoro in ogni sua sfaccettatura, quindi siamo già in ballo per queste due rassegne iridate», sostiene Fumis.

In SPM non sono solo appassionati di sci, ma tifosi dello sport che amano. «A Jasna che tristezza quando si è fatta male Petra Vlhova, oppure che gioia ed emozione quando in televisione ho visto Federica Brignone tornare in gara dopo quel bruttissimo infortunio», ci dice Giovanni Berutti. O come l’emozione che prova ancora Paolo quando si reca a Wengen nel Bernese. «Il Lauberhorn per fare un esempio, è leggendario. Lavori in pista anche assiduamente, ma lo fai in uno scenario unico. Ci sono gara con cui collaboriamo come Gardena, Schladming, Kitzbuehel, Madonna di Campiglio che sono oltre una gara qualsiasi».

Agganciandosi a Wengen, Berutti specifica: «Oggigiorno reti e materassi si mettono quasi ovunque. Ed è proprio così. La sicurezza si evolve ogni anno. Abbiamo fatto e faremo tanto con studi su teli, reti, materassi. E’ stato un lungo viaggio dalle prime protezioni dove si usava ancora la paglia, ai materiali di oggi. Si evolve la tecnica e di pari passo si evolve la sicurezza. Noi facciamo sicurezza passiva, cerchiamo di evitare di fare andare gli atleti fuori pista». Cambia la tecnica, cambiamo i tracciati, cambiano anche piste. E la sicurezza si adegua. Sempre in tema di Lauberhorn a Wengen, una delle piste più difficili da mettere in sicurezza, chiude Berutti: «Abbiamo aumentato negli anni le via di fuga, tappezzato ovunque il passaggio sotto la ferrovia inserendo materassi anche nella parte superiore del ponte, abbiamo guadagnato un metro al passaggio della Kernel-S. Insomma, il lavoro di studio è costante».

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