Solo briciole per i maestri di sci italiani?

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Leggo il post del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, sulla sua pagina Facebook, in merito al BonusMontagna, e quanto sarà dato ai maestri di sci. Sono dati di una Regione, ma potrebbero valere per qualsiasi altra in Italia; leggiamoli: 2.000 euro per chi ha effettuato più di 300 ore nella stagione sciistica 2018-2019 o nella stagione 2019-2020, 1.000 euro per chi ha effettuato da 150 a 300 ore nella stagione sciistica 2018-2019 o nella stagione 2019-2020, 200 euro per chi ha effettuato meno di 150 ore nella stagione sciistica 2018-2019 o nella stagione 2019-2020.

Il Collegio nazionale ha ripreso il dialogo con il nuovo Governo e nei 700 milioni di euro previsti per la montagna dovrebbero (ci mettiamo ancora il condizionale, ma sarebbe meglio usare l’imperativo…) arrivare nuove risorse anche per questa categoria. Sarà poi fondamentale una giusta retribuzione tra chi comunque ha lavorato (pensiamo agli allenatori di club) e chi è stato fermo del tutto. Ma questi sono ‘problemi’ che dovranno essere affrontati quando i soldi non saranno solo sul piatto, ma realmente utilizzabili.

Perché al momento i maestri hanno intascato poco o nulla. Forse più nulla che poco. Cosa ben diversa rispetto ad altre Nazioni. Prendiamo per esempio la Francia, dove c’è stato il blocco totale delle stazioni, come in Italia. Già negli ultimi mesi dello scorso inverno, quando iniziò il lockdown, i maestri francesi, grazie ai fondi di solidarietà, hanno ricevuto 1.500 euro nel periodo perso, se la perdita era stata superiore al 50% a quanto incassato nello stesso mese dell’anno precedente. E da quest’inverno gli aiuti sono stati pari alla cifra guadagnata nello stesso mese della stagione precedente: questo valeva per novembre e dicembre, per il 2021 è cambiato un po’ qualcosa, visto che i fondi non sono illimitati, ma i maestri francesi hanno avuto ristori importanti.

Per certi versi, possiamo scherzarci sopra, dicendo che nel 2020 hanno guadagnato di più, perché hanno incassato quasi la stessa cifra mensile dell’anno precedente senza, però, spese vive tra materiali, skipass o trasferte, senza dimenticare che sono stati anche congelati i prelievi fiscali (e poi in Francia non bisogna pagare il collegio, non c’è l’aggiornamento ogni tre anni, ma solo il rinnovo ogni cinque). Speriamo allora che qualcosa si sblocchi davvero nelle prossime settimane per i maestri italiani. Meglio tardi che mai, anche se i proverbi non è che ci piacciano così tanto.

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