Una rampa ripidissima, tutta innevata. Secondi interminabili giù in posizione, contro forze e sollecitazioni, con un solo obiettivo: andare il più veloce possibile e provare a battere il record. Lo sci di velocità è uno sport di nicchia, servono abilità e coraggio. Il famoso pelo sullo stomaco. Quello che non manca agli atleti italiani. Se Dominik Paris domina le discese più difficili al mondo, Simone Origone fa altrettanto su piste dove si raggiungono e superano abbondantemente i 200 chilometri orari. E dove non ci sono curve. Corpo rannicchiato in posizione aerodinamica, braccia raccolte, mani davanti al viso. E gli occhi che provano a intercettare la linea più veloce. Il valdostano, 40 anni, ha numeri da fuoriclasse. Undici sfere di cristallo, sei ori mondiali, 95 podi in Coppa del Mondo, di cui 44 primi posti. Un record di velocità più volte ritoccato, prima di essere andato nelle mani di Ivan. Suo fratello più piccolo che nel 2016 ha fatto segnare la velocità di 254,958 chilometri orari. 

Il primato è rimasto in famiglia, ma Simone non nasconde il desidero di ritornarne in possesso. D’altronde, nello sci di velocità, quello che conta è il record. «Tutti vogliono ambire a questo risultato ed essere i più veloci, non solo io». A Vars, nel mese di marzo, il tradizionale tentativo che durerà addirittura due settimane, un po’ come accadeva negli anni ’80 e ’90. Due settimane per cercare la giornata perfetta e provare a ritoccare ancora una volta quel rimato. E chissà, magari sfondare quota 255. «La stagione è iniziata bene con tanta neve – spiega -. Stanno preparando la pista, poi vedremo come evolverà l’inverno». 

Prima inizierà la Coppa del Mondo. Tra due settimane si inizierà da Vars, sulla stessa pista ma con partenza più bassa. Simone parte con la solita determinazione e con due ginocchia che continuano a farlo dannare. A volte vanno bene, a volte servono riposo, iniezioni e check-up negli ambulatori medici. Fa lo slalom con il dolore, per provare ad andare dritto e veloce in pista. È un uomo di montagna: maestro di sci, guida alpina con specializzazione in elisoccorso, velocista sugli sci. È sempre in attività e cerca di ritagliarsi lo spazio per allenarsi. «Ho iniziato a Champoluc con mio fratello Ivan, ma quello non è un vero allenamento – dice -. A Vars ci andremo la prossima settimana, quando la pista sarà pronta». 

Sulla preparazione dei materiali è un maestro ed è stato in più di una occasione in galleria del vento. E tanti insegnamenti sono arrivati dal grande Bruno Seletto, che Simone e tanti sportivi hanno apprezzato e ringraziato per la sua passione messa in campo. Ore e ore nello skiroom a provare miscele e pozioni magica per avere sci più veloci degli altri. O per provare qualche nuova sciolina. Ora di nuovo ci sono anche alcuni sci, «che proverò ancora a Torgnon per capire se c’è qualcosa di interessante». Simone vive da vicino la Coppa del Mondo di sci: testa materiali e collabora con Toko, un lavoro interessante anche perché ha la possibilità di avere in anteprima qualche innovazione. «Che magari non è in commercio e che posso provare grazie allo stretto contatto che ho con il chimico dell’azienda». 

Il livello è sempre più alto e basta un nulla per finire dietro. Serve essere precisi e maniaci, un po’ come re Hirscher. Con la differenza che l’austriaco aveva un pool di professionisti alle sue spalle, mentre Simone tra un lavoro e l’altro (maestro, guida, elisoccorso), si allena, si chiude in skiroom e prova a vincere. Lo sci di velocità non ti permette di vivere.

«Non ho più nulla da dimostrare, Simon Billy sarà sicuramente uno pericoloso, lui vive a Vars, si allena tutti i giorni lì». Simone ha dalla sua esperienza e segreti aerodinamici che non svela. Dopo aver vinto l’undicesima Coppa, lo scorso aprile, diceva che c’è ancora qualcosa che si può migliorare. C’è da credergli, è sempre stato un passo avanti. Proverà a fare di nuovo terra bruciata. C’è una Coppa del Mondo e c’è un tentativo di record. Proverà a sfrecciare ancora più veloce, questa volta anche sotto l’occhio delle telecamere che lavoreranno per un documentario. Che forse troverà spazio sui canali Sky.