«Sono felice, è un sogno, voglio dedicare questa medaglia a tutti quelli che mi sono stati vicini e mi hanno aiutata, alla mia famiglia e ai miei tecnici, non sono solo io con la medaglia al collo, sono tutti gli Stati Uniti, ho visto tutti quei tweet, ogni singola persona mi ha spinto e sostenuto». In sala stampa il tono di voce di Mikaela Shiffrin lascia trasparire l’emozione. Preparata mentalmente, predestinata… ma sempre teen-ager ed essere umano. «È stata dura quando ho sbagliato, nella seconda manche, è stato un brutto momento, non il più brutto della mia vita ma difficile, mi sono spaventata, pensavo di non farcela e le cinque-sei porte subito dopo ho cercato di muovere i piedi più velocemente per recuperare». Come cambierà ora la tua vita? Dalla sala parte una domanda. «Come cambierà? Ma… (pausa e sorriso), non lo so, cioè, penso che non cambierà, resterò la ragazza che sono, anche se mi dicono che… ». In pista si è presentata con la bandiera americana tatuata sul collo, in sala stampa è arrivata avvolta nella bandiera. «Vorrei avere sempre la bandiera americana con me nelle gare perché è un feeling diverso sapere che non rappresenti solo il tuo team o la tua famiglia ma tutta una nazione» ha detto. E non ha perso l’occasione di esprimere la felicità di essere su un podio olimpico con Marlies Schild. «È una campionessa e sa cosa fa, ha preso il meglio da tante sciatrici, qualcosa anche da me, scia con l’esperienza di una trentenne» ha detto di lei Marlies Schild. Emozionatissima Kathrin Zettel. «Ero emozionata, sapevo di non avere fatto una prima manche buona e ho dato tutto quello che avevo – ha detto l’austriaca -. Stare sul podio provvisorio e guardare il tabellone a ogni arrivo mi ha riempito di pressione e quando ho capito che ero a medaglia sono scoppiata a piangere. Per me è stata una settimana terribile, solo due giorni fa ho perso mia nonna e questa medaglia la dedico proprio a lei».

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