«Sto bene e sento di poter ottenere risultati». Mancavano poche ore al gigante di Sölden e Giulia Valleriani, 21 anni di Latina, si era presentata così. In fiducia, consapevole del buon lavoro svolto. E infatti i risultati sono presto arrivati: successo in Coppa Europa nel primo slalom della stagione, poi tanta costanza fino a essere in piena lotta per il posto fisso.
Ci avviciniamo alla gara finale…
«Sì, siamo vicina e ce la giochiamo. Il posto fisso sarebbe un grande risultato, ma io non mi focalizzo troppo su quello: per me conta avere il passo. Se vai forte, vai forte, con o senza posto fisso. Sarebbe un plus, certo, ma la chiave è avere la giusta velocità. Io, tra l’altro, ho fatto anche una gara in meno di slalom perché ero volata a Špindlerův Mlýn per la Coppa del Mondo».
Nella tua stagione c’è anche il 18° posto di Kranjska Gora. Quali emozioni di quel giorno?
«Mi sono quasi tolta un peso. Non avevo fatto tantissime gare di Coppa del Mondo: quella era la mia settima-ottava gara in assoluto, la quarta o quinta della stagione. A Levi ero andata vicina alla qualifica, a Gurgl i primi intermedi erano ottimi, ma tre giorni prima mi si era bloccata la schiena e sono rimasta a letto. Poi a Semmering sappiamo com’è andata, con le condizioni della pista… A Kranjska Gora, quella mattina, ho visto che la neve era dura, come piace a me. Partivo più avanti perché mi avevano aggiornato i punti. Ho pensato: “Ok, fai quello che fai in allenamento”. Sono arrivata giù, ho visto il ventesimo tempo e ho detto: “Wow, che figata”».

E nella seconda hai sciato per cercare il risultato, non solo il “punticino”.
«Il mio allenatore mi aveva detto chiaramente che scendere per fare un punto non aveva senso. “Hai fatto la prima tra le prime 20 al mondo, prova a divertirti e attaccare”. E così ho fatto. Mi sono divertita veramente. E sedermi per la prima volta su quella sedia del leader, accendendo la luce verde, è stata una sensazione folle».
Quando hai capito di poter ambire a questi risultati?
«Negli allenamenti sentivo di essere cresciuta, siamo sempre state tutte molto vicine come tempi. Quest’anno abbiamo lavorato alla grande, il gruppo ha funzionato subito e da Ushuaia è arrivato in supporto anche Lorenzo Moschini. Certo, poi concretizzare in gara è tutta un’altra cosa. Il primo slalom di Coppa Europa, che ho vinto, è stato inaspettato perché fino a quel momento non ero neppure mai salita sul podio. Mi sentivo però di sciare forte, con naturalezza, mancava solo la replica in gara. Ci sono riuscita, mi sono ripetuta durante la stagione, ho fatto quel risultato a Kranjska Gora: i risultati permettono di aumentare la consapevolezza».

Bene lo slalom. Il gigante?
«Il bilancio finale lo stilerò solo a stagione conclusa, in slalom è andata molto bene, mentre tra le porte larghe ho fatto un po’ più di fatica perché non sono riuscita a dare continuità a inizio stagione. Ho girato tanto per lo slalom, anche se la preparazione estiva era andata bene pure in questa specialità. Pian piano lo sto riprendendo, perché voglio continuare a fare entrambe.
Hai un modello tecnico a cui ti ispiri?
«Mikaela Shiffrin, la guardo e la ammiro da quando sono piccola. Mi rappresenta nella grandezza, nella precisione. Io sono molto critica con me stessa: anche quando vinco vado a cercare cosa non ha funzionato. È positivo, ma a volte dovrei essere più leggera. Aspiro a qualcosa di grande. E poi ovviamente Federica Brignone per la resilienza. Si è fatta male, è tornata in dieci mesi e ha vinto due ori olimpici. Questa è convinzione pura. L’ammiro tantissimo».

Che messaggio vuoi dare ai più giovani?
«Di lavorare, ogni giorno. È la chiave di tutto. E fidarsi di chi ti è vicino. Io, alla fine, non ho ancora fatto niente rispetto ai sogni che abbiamo tutti quando iniziamo questo sport. Ma quello che arriva, arriva dal lavoro».
Che cosa ti piace di più dello sci?
«Rimanere in giro per il mondo. Non mi pesa, anche se sono lontana da casa: ci sono abituata da piccola. E poi dipende dal team che ti circonda, noi abbiamo un team favoloso e ci divertiamo per davvero. Quando sei in gara o in allenamento, sei da sola, ma tutto il resto della giornata lo vivi con la squadra. E se il clima è giusto, rende tutto più leggero».
Vai ad Åre con quale obiettivo?
«Voglio centrare la qualifica, ma soprattutto voglio essere veloce. Se sei veloce, tutto il resto viene da sé. Poi sguardo alle Finali di Coppa Europa».
Da anni scii con Rossignol, come ti trovi con questi materiali?
«Benissimo, non ho mai avuto problemi: lo sci mi permette di fare quello che voglio, lo sento facile sotto ai piedi. Il servizio è ottimo e poi con lo skiman Edoardo Papotti è veramente tutto al top. Sono contenta di come lavora il set-up sci-scarpone e di come siamo gestite. Ringrazio Dasty che fino a un paio di stagioni fa era il mio riferimento per ogni esigenza, ora sono passata sotto l’International».




