©Federico Ravassard

Esattamente cinque giorni e 15 minuti prima Neil Armstrong e Buzz Aldrin ammaravano sulla terra dopo essere stati i primi esseri umani ad arrivare sulla luna. Due settimane prima nelle sale cinematografiche statunitensi arrivava un film che, come l’allunaggio, avrebbe segnato un prima e un dopo: Easy Rider. Faceva caldo quel 29 luglio 1969 tra le risaie di Formigliana quando alle 17,05 da un capannone nuovo di zecca è uscito il primo sci Rossignol prodotto in Italia, un modello Stratoflex. Un attrezzo sintetico che, come l’Apollo 11 ed Easy Rider, segna un prima e un dopo, perché tra le risaie, nel cuore della Pianura Padana, accanto alla Milano-Torino, veniva portata la cultura dello sci che nulla aveva mai avuto a vedere con quella landa. Questione di coincidenze. 

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Quarantanove anni dopo, nell’autunno del 2018, negli stessi capannoni si è tornata a respirare quella cultura di quando è stato inaugurato il Rossignol Pro Shop. Intendiamoci, di sci a Formigliana si è sempre parlato, perché qui c’è la sede italiana del Gruppo (se si esclude un breve periodo nei primi anni duemila) e perché il primo Pro Shop ha aperto nel 2010. Ma passare dai 400 metri quadrati del negozio originario a quei mille secchi sotto le campate del vecchio stabilimento è qualcosa di più di una coincidenza. E quel primo, storico, sci made in Italy è lì, in bella mostra, all’ingresso del negozio. Quando si dice cultura dello sci però si parla di attrezzi, di tecnologia, ma si parla anche e soprattutto di uomini. Me lo fa capire Alessio Meda, country manager del Gruppo Rossignol per l’Italia e la Svizzera: «Il Rossignol Pro Shop di Formigliana non è uno dei quattro Atelier Racing del gruppo in Italia perché è Pro Shop o perché nell’headquarter, ma perché, oltre allo stock completo da gara Rossignol, Dynastar e Lange, ha le competenze; non si diventa Atelier senza competenze e senza un assortimento racing completo». 

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Per capire meglio le parole di Meda occorre fare un passo indietro e comprendere la differenza tra Pro Shop, Concessionario e Atelier. I Pro Shop sono negozi gestiti direttamente o con un accordo simile al franchising, che offrono una serie di servizi comuni e ampia disponibilità di prodotti Rossignol, Dynastar e Lange. «Volevamo fare vivere in pieno l’esperienza dei marchi del Gruppo e in un mercato sempre più segmentato lo puoi fare solo con una gamma completa e le giuste competenze, che non c’erano in tutte le aree geografiche» dice Meda. Poi ci sono i Concessionari, dove è possibile trovare tutta la gamma racing di alcuni o di tutti i marchi del Gruppo. E infine gli Atelier, dove, oltre alla gamma racing completa, c’è la garanzia di trovare tutte le competenze al top. Competenze che acquisisci sul campo, altrimenti anche gli altri negozi diretti o interni alle fabbriche del Gruppo sarebbero Atelier. Ma le competenze non fanno sconti. E si traducono in qualcosa di tremendamente umano. Perché puoi avere lo scarpone con tecnologia Dual Core che usa Federica Brignone e lo sci migliore, ma conta molto il boot-fitting, la finitura dello sci e soprattutto avere l’attrezzo giusto per le proprie esigenze. 

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E qui entrano in gioco le persone che a Formigliana rispondono al nome di Lorenzo Vittoni, store manager e responsabile del laboratorio sci, Stefano Macori, il mago dell’area boot-fitting, e Luca Formagnana, allenatore, Guida alpina, skiman. L’elenco sarebbe più lungo, perché c’è anche il reparto bike-fitting. «Oggi non è possibile essere tuttologi, se suona il telefono e chiedono informazioni su una bici, posso fornire qualche dato, ma poi passo la chiamata a chi ha esperienza sulle due ruote» taglia corto Stefano Macori. E se lo dice lui che è uno dei pochi casi in cui si concentrano due competenze di alto livello dello sci alpino, c’è da fidarsi. Classe 1973, valdostano, Stefano nel nostro mondo lo conoscono tutti perché ha fatto le scarpe ai più grandi. Parliamo di Fede, ma anche di Cuche, Von Gruenigen, Raich. Per citarne solo alcuni. Però ai più giovani sfugge che Macori, prima di fare le scarpe, ha fatto gli sci agli azzurri. Partito quasi per gioco, si è trovato a usare squadretta e lima sugli attrezzi di Rocca, Nana, fratelli Bergamelli & co. E qui tornano quelle coincidenze, ma anche quegli incontri, che ti cambiano la vita e che hanno fatto sì che Stefano oggi sia il concentrato di competenze che molti conoscono. E che sia qui, sotto queste campate, al servizio di chi mastica passione e agonismo sugli sci. «Ero in aeroporto a Denver, sono rimasto a terra, da solo, per un problema di biglietti e conoscevo a malapena due parole di inglese: a un certo punto vedo Roberto Cristoforetti, gran capo del racing Lange. Anche lui a terra per un disguido; gli chiedo se mi aiuta con i biglietti e alla fine ci ritroviamo uno accanto all’altro sullo stesso aereo».

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Stefano dagli sci passa agli scarponi e legherà il suo nome a quello di Lange fino a oggi. «Dopo qualche anno il desiderio di cambiamento mi ha portato in Canada con la mia compagna che aveva vinto una borsa di studio all’università di Edmonton». Ed ecco tornare coincidenze e incontri. Si sparge la voce, ogni tanto arriva qualche cassa piena di Lange da sistemare, Thomas Grandi può avere Macori direttamente a casa sua e a Lake Louise Heinz Peter Platter lo convince a entrare nella squadra canadese unendo le sue competenze: skiman e boot-fitter. Poche atlete, meno delle dita di una mano, da seguire dalla a alla z. Ed ecco tornare quei casi della vita che contribuiscono a creare le competenze. A marzo del 2006 Britt Janyk ha già un piede fuori squadra. Ai Campionati Nazionali a Whistler c’è un nebbione e lei, che è una local, vince a mano bassa discesa e superG. Così si ritrova in team con Stefano come skiman e boot-fitter. «Ho avuto la fortuna di lavorare con gli atleti più forti al mondo, ma la storia di Britt è la più incredibile parabola di come l’unione delle competenze e il lavoro di squadra portino risultati impensabili». Lima di qui, aggiusta di là, podio a Lake Louise e vittoria ad Aspen e la Janyk è arrivata anche a indossare il pettorale rosso di Coppa del Mondo e ha chiuso il 2008 al terzo posto in discesa, dietro a Lindsey Vonn e Renate Goetschl. 

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La squadra del Pro Shop di Formigliana funziona perfettamente, come quel team canadese, perché ognuno è esperto nel suo campo, ma soprattutto perché ognuno conosce l’ambiente, gli allenatori e ha fatto del dialogo la competenza più importante. Lo capisco parlando con Lorenzo Vittoni. Maestro di sci a 19 anni dopo avere girato tra i pali da ragazzo, cresciuto all’ombra di Paolo Colombo all’Oasi Zegna e Aurelio Ronco. Allenatore federale di secondo livello, nel Nord-Ovest conosce tutti. «Se arriva un atleta, sento anche l’allenatore per sapere da lui come scia e che cosa si aspetta, perché solo parlando con tutti si può dare il migliore attrezzo e prepararlo per essere sfruttato al cento per cento».

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Poi certo, c’è una Wintersteiger Mercury che lavora più di duemila sci all’anno, c’è la rifinitura a mano per gli attrezzi racing, ci sono gli sci e gli scarponi con la Y della Coppa del Mondo che puoi trovare a Formigliana come negli altri Atelier Racing, ci sono i big che passano di qui a farsi metter a posto sci e scarponi, ci sono i materiali test, gli attrezzi preparati per il Pinocchio sugli sci, di cui il Gruppo è partner tecnico, oppure i sottopiede ready-to-use e quelli realizzati ad hoc da Stefano Macori. Ma quello che conta, prima di tutto, sono le teste e la cultura. E qui, in mezzo alle risaie con vista sul Monte Rosa, ogni giorno è come essere iscritti a un Master. Che poi è il nome di uno degli sci di maggior successo di Rossignol. Coincidenze.