La settimana bianca di quattro persone che distano 700 chilometri dalle piste di sci produce 0,27 tonnellate di CO2.. Una goccia rispetto alle emissioni delle dieci principali località sciistiche francesi, pari a 160 milioni di tonnellate. Ma tante piccole gocce fanno un oceano. È questa la filosofia alla base del programma Respect, lanciato nel 2020 dal Gruppo Rossignol, leader nella produzione di articoli per gli sport invernali con i marchi Rossignol, Dynastar, Lange, Look e Kerma. Una filosofia che parte dall’analisi delle emissioni annue stesse del Gruppo, pari 100.000 tonnellate, con l’obiettivo di ridurre il più possibile l’impatto sull’ambiente.

Respect è il nuovo piano di social & environmental responsibility con tre ambiziosi obiettivi: ridurre del 40% la produzione di rifiuti degli stabilimenti entro il 2025, del 30% l’impronta ambientale entro il 2030, arrivando alla neutralità carbonica nel 2050, e promuovere uno stile di vita in armonia con la natura. Obiettivi che si perseguono partendo dai prodotti, per i quali ci sono quattro imperativi: usare materiali naturali e riciclati, certificati, evitare materiali la cui produzione non rispetti il benessere degli animali e ridurre il più possibile l’uso di prodotti di origine chimica o fossile. Il design ‘eco’ è nel DNA del marchio (nel 2009 è stato prodotto il primo sci eco-friendly, Attraxion Echo, che utilizzava fibre di lino) e ha trovato la sua massima espressione nel nuovo sci Blackops Sender TI. Il top di gamma della linea freeride utilizza solo legno di pioppo e paulownia da foreste certificate FSC o PEFC, lamine con acciaio riciclato, solette con il 30-70% di componenti riciclati e topsheet con il 15% di materiale da riutilizzo. L’elettricità utilizzata negli stabilimenti proviene solo da fonti rinnovabili e la fabbrica ha ottenuto la certificazione ISO 14001. La produzione dista meno di 600 chilometri dalla piattaforma logistica.

Anche gli altri prodotti faro dal punto di vista della sostenibilità ambientale, per esempio la linea di abbigliamento Atelier (che utilizza la membrana Sympatex, riciclabile al 100%, ed è impermeabile senza l’utilizzo di PTFE e PFC) sono realizzati vicino alla piattaforma logistica, a meno di un’ora. La maggior parte dei tessuti utilizzati hanno la certificazione Standard 100 di Oeko-Tek che garantisce sicurezza e non tossicità per gli utilizzatori. La pelliccia animale è stata bandita a partire dal 2018, il 64% della gamma impiega imbottiture sintetiche, il 19% “Duvet du Faubourg”, piumino francese allevato in maniera responsabile ed ecosostenibile. In relazione alle pratiche crudeli utilizzate negli allevamenti di lana angora e mohair, la prima non viene utilizzata e la seconda verrà eliminata entro il 2021. In ogni caso la piuma, il piumino e le pelli sono scarti della filiera agroalimentare. Per quanto riguarda il packaging, oltre all’impegno a limitare il più possibile l’utilizzo di plastica (l’eliminazione dei polybag è prevista per il 2030) e carta, nel 2020 è stato introdotta una nuova confezione di cartone per gli scarponi da sci certificata FSC e con impiego minimo di inchiostro.

L’impatto di un prodotto sull’ambiente però viene misurato lungo tutto il ciclo di vita e così in Rossignol stanno lavorando per semplificare la costruzione di sci, scarponi e attacchi, in modo da renderli più facilmente smontabili e riciclabili nelle varie parti, ma anche promuovendo la riparazione o il riutilizzo. Il programma “Collecting & recycling”, lanciato nel 2015 in Francia, Svizzera, Italia e Austria, ha raggiunto i 10.000 prodotti raccolti su base annua. L’operazione “Rental New Deal” in collaborazione con Tri-Vallées, ha visto oltre sette tonnellate di sci, scarponi, bastoncini e snowboard raccolti e riciclati ogni anno.

La sostenibilità ambientale è un percorso che parte da lontano, cominciando dall’headquarter di Saint Jean de Moirans, nei pressi di Grenoble, in Francia, gioiello architettonico costruito nel 2009 con criteri di eco-sostenibilità. Ma la prima certificazione ISO 14001 di un impianto di produzione è del 2003 per il sito di St. Etienne de Crossey, in Francia. Tutti gli impianti di produzione sono alimentati al 100% da energie rinnovabili e sono già stati raggiunti altri obiettivi come la riduzione del 51% dei consumi per l’illuminazione a Sallanches e Nevers in Francia e Artès in Spagna, del 97% dei consumi di acqua per i sistemi di raffreddamento del sito di Sallanches, ai piedi del Monte Bianco. In tutte le fabbriche, nella piattaforma logistica e nella sede nel corso del 2020 sono stati montati 600 pannelli fotovoltaici in grado di produrre 200.000 kWh/anno, l’equivalente del fabbisogno di 87 abitazioni. Anche la filiale italiana del Gruppo Rossignol di Formigliana (VC), nella pianura piemontese tra Biella e Vercelli, ha coperto la superficie del tetto con pannelli fotovoltaici in grado di produrre di 700.000 kWh/anno di energia pulita, equivalente al consumo medio annuo di circa 260 famiglie italiane. Una delle esternalità negative maggiori è legata al trasporto dei prodotti e il Gruppo Rossignol controlla due fabbriche in Francia, una in Italia (a Montebelluna) e una in Spagna dove viene realizzata l’80% dell’attrezzatura, in quella stessa Europa che assorbe il 61% delle vendite.

Sul piano istituzionale Gruppo Rossignol ha aderito al Fashion Pact presentato al G7 di Biarritz del 2019 e alla Fashion Industry Charter for Climate Action delle Nazioni Unite e all’interno delle proprie sedi ha abolito le stoviglie di plastica dal 2017, oltre ad avere installato 12 alveari negli spazi all’aperto. Non mancano le iniziative di supporto degli atleti e degli ambassador impegnati nel sociale o il sostegno a organizzazioni come POW (Protect Our Winters) che sono impegnati nella lotta al cambiamento climatico per salvare la stagione invernale e l’economia degli sport invernali. Nel 2019 Rossignol ha trasformato il Black Friday in un White Friday, convertendo parte degli incassi in una donazione di 35.000 euro all’associazione. Parafrasando il motto di Rossignol, si potrebbe dire: perché anche domani sia “another best day”.