La prima intervista di Claudio Ravetto da ex-dt della squadra azzurra

Milano, Palazzo del CONI, via Piranesi 46. Al secondo piano ci sono gli uffici della Federazione Italiana Sport Invernali. Il presidente Giovanni Morzenti e diversi Consiglieri ricevono uno ad uno i direttori tecnici per formulare le proposte sui nuovi incarichi. Mezz’ora circa, il tempo di ognuno. In una saletta di fronte a quella centrale, tutta vetrate, dove si decide il futuro delle direzioni agonistiche, i tecnici aspettano il loro turno. Con Claudio Ravetto anche due giornalisti, il sottoscritto e Pierangelo Molinaro della Gazzetta dello Sport. Fa caldo, nonostante le finestre aperte. C’è aria viziata, un caldo innaturale. Certo, sarà anche per la tensione, il momento è delicato. Facce non certo distese escono dalla sala, dove si incontrano i dt di tutte le discipline. Arriva da noi Raimund Plancker, che ufficialmente accetta l’incarico per il settore femminile. Mette la testa nel ‘forno’ della saletta un funzionario. E’ il turno di Ravetto, che si alza di scatto e va a rapporto. Il divorzio con la Fisi, con questa Fisi, si consuma in una manciata di minuti. Claudio Ravetto alle 14.30, minuto più minuto meno, non è più il direttore tecnico, nemmeno del settore maschile. Una pacca sulle spalle a Plancker, poi via. Fuori dal ‘palazzo’, alla svelta. Fa sorridere che ci sia più tensione nella faccia di segretarie e funzionari, dei consiglieri e dei giornalisti accorsi, rispetto a quella di Ravetto. Ci prendiamo un caffè in un bar in viale Corsica, dietro Piranesi. Non è un caffè amaro quello di Claudio, ma è un caffè per certi versi liberatorio. «Non ce la facevo davvero più», mi confida. «Morzenti mi ha proposto un contratto triennale rinnovabile di anno in anno e relativo al settore maschile. Ho detto no, ho detto subito no. Prima del Consiglio Federale c’erano possibilità di avvicinamento, ma, già dopo il Consiglio di giovedì scorso, ho capito che non c’era nulla da fare. Il fatto di non vedermi più dt delle donne è una bocciatura sul mio operato. E’ così, inutile girarci intorno.  Mi stavo per alzare, dopo aver ovviamente ringraziato la Fisi di questi anni, di questo ruolo e della possibolità di aver potuto guidare un team fantastico che ci ha regalato sei medaglie mondiali. Poi è intervenuto il vice presidente Richard Wesseinsteiner, che mi ha detto velocemente le motivazioni. Una era quella di non aver gestito bene entrambi i settori, l’altra di aver avuto un comportamento sbagliato nei rapporti con la stampa, con i mezzi di informazione». Ha parlato troppo Ravetto, quello è il pensiero della maggioranza del Consiglio. Ma perché, cosa ha detto di tanto eclatante? Che affermazioni così delegittimanti per il mondo della neve ha fatto? Ci scappa da ridere, sì da ridere. Ravetto oltre ad essere stato un dt vincente, si è preso sulle spalle ‘battaglie’ di principio per atleti e tecnici. Ci ripeteva sempre Gianluca Rulfi, il responsabile dei velocisti: «Battaglie condivise, battaglie per noi». Ancora il tecnico di Strona: «Sono il problema, ecco la verità, ma non mi sembra normale. Ho sollevato temi importanti, questioni rilevanti. Non dovevo farlo? Ho parlato del divorzio dal Centro Mapei, del desiderio di volere per lo slalom maschile e femminile un impianto indoor, ho parlato di divise mai arrivate, ma sono questioni tecniche, che mi e ci riguardano. E poi del rapporto con il Coni, solo una volta  la Fisi ci ha portato a Roma per parlare della preparazione per Sochi 2014. Il discorso olimpico spetta alla direzione agonistica, mi sembra debba essere chiaro. Ho fatto politica? Sì, se far politica vuol dire difendere gli interessi di tecnici e atleti». E ora? «Non ho nessun contatto con un’altra federarzione, comunque non posso dire che sia sta una scelta facile. Sono anni che lavoriamo su un progetto, che sintetizza una linearità tecnica in tutte le discipline in entrambi i settori, abbiamo portato avanti importanti studi sul lavoro atletico, anche attraverso nuove strumentazioni, i nostri dictat sono stati innovazione, analisi e ricerca. Un peccato non proseguire per questioni che non c’entrano nulla con l’ambito tecnico. Se rifarei e direi tutto ciò? Certo, sono orgoglioso di aver detto e fatto tutto questo». Ravetto lascia. Se ne va a testa alta. Non accetta un ridimensionamento, come ci aveva preannunciato in queste ore, ma in fondo nessuno ci credeva. Coerente fino all’ultimo, un dt che oltre al lavoro tecnico si è fatto portatore di istanze, principi e contenuti solo in nome della trasparenza nella gestione. Scusate se è poco.