Piero Gros in trionfo il 14 febbraio 1976 a Innsbruck. Ha appena vinto l'oro olimpico in slalom davanti a Thoeni

«Un capolavoro di Gros e arriva l’oro». «Gros è più ‘speciale’ di Thoeni». Sono solo due dei tanti titoli, presi a caso dai quotidiani italiani, sportivi e non, usciti in edicola domenica 15 febbraio 1976, ovvero il giorno dopo il trionfo di Pierino Gros in slalom speciale alle Olimpiadi di Innsbruck, il 14 febbraio 1976, esattamente quarant’anni fa.

MEDAGLIE E POLEMICHE – Un giorno proprio ‘speciale’, come la gara vinta da Pierino, una liberazione dopo un’edizione dei Giochi Invernali che per lo sci alpino avrebbe dovuto in linea teorica celebrare la grandezza della Valanga Azzurra (la squadra italiana di sci alpino ribattezzata così dopo la cinquina di Berchtesgaden ’74) e che regalò anche delusioni, critiche e polemiche (ma un super trionfo finale), pur dopo la partenza lanciata ottenuta con il buon bronzo di Herbert Plank in discesa dietro Klammer e Russi (e tante discussioni sui materiali…). In mezzo ci  fu lo smacco del gigante, con oro e argento andati agli svizzeri Hemmi e Good, bronzo a Stenmark in clamorosa rimonta, dopo però che Gustav Thoeni, alla fine quarto, e lo stesso Gros, fuori nella seconda manche, avevano invece chiuso la prima manche, il 9 febbraio, rispettivamente al primo e quinto posto, quindi con ben altre ambizioni per la seconda parte di gara, prevista il 10 febbraio (allora funzionava così, gigante in due manche su due giorni).

TRIONFO FINALE – Ma torniamo a celebrare il colpo di coda finale, a quelle Olimpiadi, di una squadra di campioni che non poteva certo essersi smarrita improvvisamente. Sabato 14 febbraio 1976, pista Lizum di Innsbruck, cittadina austriaca del Tirolo che in teoria quelle Olimpiadi non avrebbe nemmeno dovuto ospitarle (lo aveva già fatto nel 1964) e che si trovò invece a organizzarle dopo la rinuncia di Denver, Colorado, Stati Uniti. Tempo da lupi, neve e scarsa visibilità al mattino presto, pista ripida, complicata. Continuerà a nevicare per tutta la giornata. La leggenda narra che Piero Gros e Franco Bieler non vengano nemmeno riconosciuti dagli addetti alla pista poco prima della ricognizione e dovettero farsi strada con la forza…

SLALOM – Piero Gros la notte prima non dorme: «In gigante era andata male – racconta oggi – ero uscito nella seconda manche. C’erano state tante polemiche, sì, ma noi dovevamo pensare allo slalom. Siamo tornati a Brunico ad allenarci, c’era anche Stenmark con noi. Alla vigilia dello slalom niente sonno, continuavo a pensare a quella gara». Pierino ha 21 anni: ha già vinto una Coppa del Mondo generale (stagione 1973-’74), è salito sul podio iridato a Skt. Moritz ’74 (bronzo in gigante), nella rassegna della doppietta firmata Thoeni, ora sente che sta arrivando il suo momento. Chiude quinto la prima manche, a 1”25 da Willie Frommelt del Liechtenstein. Thoeni è secondo, Franco Bieler quarto, Fausto Radici è uscito dopo aver fatto segnare il miglior intermedio a metà, Stenmark addirittura nono a 2”36. Non saranno le sue Olimpiadi, ma si rifarà con gli interessi. «Pista difficlissima – ricorda Gros – prima manche tracciata tutta a sinistra, seconda a destra. Nevicava, non si vedeva niente, il numero 11 non mi aiutò più di tanto nella prima. Ma c’era ancora l’inversione dei 15 anche dopo metà gara, scesi con il ‘2’ nella seconda manche, subito dietro Ochoa, il campione uscente, e gli diedi 5”06 in totale, 4” in questa manche. Pensai ‘Ma… wow!’. Solo che mancavano ancora tutti gli altri… Fu una lunga sofferenza aspettare al traguardo e vederli finire dietro o fuori. Lunga, ma bella, ovviamente». E dietro finisce anche Gustav Thoeni, di 44 centesimi, sarà poi argento. Frommelt non regge la pressione anche se salva la medaglia di bronzo, resta lo spauracchio Stenmark, pur in ritardo da Gros di 1”11: al primo intermedio ‘Ingo’ ‘mangia’ già 54 centesimi al piemontese, parte alla disperata, rischia tutto. Poi finisce fuori. Mario Cotelli, il direttore tecnico, urla al parterre. Pierino Gros è campione olimpico in slalom speciale.  «E’ un successo che vale tutto – conclude Piero – ma non lo metto comunque davanti alla Coppa del Mondo, che determina il più bravo nell’arco di un’intera stagione. Quella è speciale, la vinsi a 19 anni». Quella di Innsbruck è l’ultima vittoria della carriera di Gros, che otterrà ancora tanti podi, cento piazzamenti nei dieci in totale, ma non riuscirà più a salire sul gradino più alto del podio. Perché? «Un po’ per errori miei – ricorda – un po’ per errori dello staff tecnico e un po’ perché ci trovammo di fronte Stenmark, i gemelli Mahre, tanti altri grandi campioni». Solo Alberto Tomba e Giuliano Razzoli lo hanno poi imitato vincendo l’oro in slalom alle Olimpiadi per l’Italia…

 

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