Defilati dal parterre della Olympia, nel corridoio di uscita della finish area. I primi cinque sei atleti della prima manche si danno battaglia per le medaglie. Eccoli vicini, occhi puntati al tabellone e alla pista. Due chiacchiere un po’ in italiano, un po’ in ladino. Sorrisi, commenti, analisi. Sospiri e pensieri. Speranze e sogni infranti. Passato, presente e futuro. Manfred Manni Moelgg e Alex Vino Vinatzer sono due perle incastonate nel libro pregiato dello sci italiano. Pochi soni i diamanti, a dire la verità, in questo libro delle favole, ma ci sono. Per Manni un libro di antologia, visto i successi, le medaglie, una coppa del mondo di slalom. Per Vino pagine di assoluta qualità, pagine ricche di contenuti e scritte con maestria, ma pagine non ancora allegate. I due ladini sono lo slalom di oggi. Manfred scruta l’Olympia: dodici anni fa una medaglia d’argento ai Mondiali proprio qua sulle nevi svedesi di Åre. Anche Alex scruta l’Olympia: miglior tempo nella seconda manche e ancora una volta a sprazzi davvero brillante. Diciottesimo e diciannovesimo, niente di esaltante direbbe la fredda cronaca. Ma Manni e Vino sono il presente, anzi il presente-futuro. Due strade diverse: per il primo almeno ancora un anno davanti di battaglie e la voglia di tornare nell’eccellenza, davanti, nei quartieri alti che ha sempre abitato. Manni ci ha abituato a momenti di calo e flessione, ma anche a celeri resurrezioni. L’età non conta, conta la classe, la testa, il cuore. Lui ha dentro tutto. Il secondo è il giovane talento che mancava all’Italia. Mancava proprio dagli anni in cui Moelgg si affacciava in coppa del mondo. E’ Vino pregiato, delicato, elegante. In poco tempo inizierà a incollare le pagine e iniziare a scrivere il libro.