E’ arrivato il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, e non può essere un caso, anche se ufficialmente la sua presenza è legata in parte alla cena per Cortina 2021 organizzata a Chalet Italia. No, la realtà è che siamo alla vigilia della gara più attesa del Mondiale, in casa Italia sicuramente, ma non solo, perché il gigante femminile, pur con le assenze pesanti di Brem e Gut tra le altre, entrambe infortunate fino al termine della stagione, vive un momento storico florido dal punto di vista tecnico. In tante possono vincere o salire sul podio e tra queste naturalmente anche le quattro azzurre in gara, nessuna esclusa. Certo, le condizioni previste (neve molle, pista non ripida, anche se piena di dossi, tracciato facile) favoriscono il livellamento generale. Ma le italiane venderanno cara la pelle!

Da sinistra: Tessa Worley, Mikaela Shiffrin, Manuela Moelgg. Il podio del 1° gigante a Semmering nel dicembre 2016 (@Pentaphoto)
Da sinistra: Tessa Worley, Mikaela Shiffrin, Manuela Moelgg. Il podio del 1° gigante a Semmering nel dicembre 2016 (@Pentaphoto)

ENGIADINA – La pista per l’appunto non sarà certo ripida come quella di Kronplatz né tanto meno la neve ghiacciata, ma il pensiero azzurro non deve andare comunque nella direzione sbagliata, cioè verso troppi dettagli; semplicemente bisogna capitalizzare quanto di buono fatto in Coppa del Mondo, ovvero sette podi in sette gare, con una vittoria, e ben quattro ragazze diverse, quelle presenti a St. Moritz, Bassino, Brignone, Goggia, Moelgg, che in giornata hanno assaggiato la pista con la classica sciata in campo libero pre-gara. Sia chiaro, le favorite principali si chiamano Tessa Worley, già iridata 2013 (bronzo 2011), vincitrice tre volte in stagione e in grande forma, e Mikaela Shiffrin, due volte prima a Semmering, che ha rinunciato a combinata e superG per presentarsi al top della condizione nelle discipline tecniche e si è allenata con le azzurre a Madesimo fino a due giorni fa. La francese e l’americana si sono spartite cinque dei sette giganti disputati finora nel circuito maggiore, con il primo, a Soelden, vinto da Lara Gut ora infortunata, e l’ultimo, a Kronplatz, da Federica Brignone. Attenzione alle outsider, che sono tantissime e tutte valide: pendio, non ripido, ma mosso, e tipo di neve (aggressiva e probabilmente molto molle nella seconda manche) potrebbero adattarsi perfettamente alla sciata di Nina Loeseth e soprattutto Sara Hector, la prima già sul podio in stagione a Killington, la seconda vincitrice due anni fa in Coppa a Kuehtai, in grande crescendo di condizione. Poi ecco la donna dei grandi appuntamenti, Viktoria Rebensburg, quindi l’outsider Ana Drev caricata sicuramente dall’oro di Stuhec, infine occhio naturalmente alle austriache, in primis Stephanie Brunner e Anna Veith, che si è preparata in maniera specifica per il gigante dopo il superG, ha riposato due giorni per non sforzare il ginocchio destro operato nell’ottobre 2015 e si dice nemmeno all’80% della forma. Ma è la campionessa uscente, vinse a Vail/Beaver Creek 2015 davanti alla già citata Viktoria e a Jessica Lindell-Vikarby, oggi ritirata. Mowinckel, Weirather, Vlhova, Gagnon e le altre francesi sono in grado di piazzare la “zampata” a sorpresa. Pronostico molto aperto…

ALBO D’ORO GIGANTE FEMMINILE MONDIALE

Loeseth, Worley, Goggia (@Atomic-Gepa)
Loeseth, Worley, Goggia sul podio del gigante a Killington 2016 (@Atomic-Gepa)

AZZURRE – E poi c’è l’Italia, naturalmente, con il dualismo Brignone-Goggia (un po’ romanzato, un po’ vero…) che finora ha fruttato tante righe sui quotidiani, ma nessuna medaglia; la crescita di Marta Bassino rispetto alla rassegna del 2015 e l’ultima gara iridata tra le porte larghe di Manuela Moelgg, che fu 7a a St. Moritz 2003 al primo Mondiale e domani dovrà però stringere i denti, essendo alle prese con seri problemi addominali. Tutti si aspettano almeno una medaglia, se non addirittura due, dalle gigantiste azzurre, e in caso di insuccesso (che in una gara secca può sempre capitare), il flop mediatico sarà pesante da sopportare. Ma attenzione: nulla intanto è scritto, in primis; secondo, il gigante è sì la specialità dove l’Italia femminile ha più chance con tutte le atlete in gara, ma anche quella dove la concorrenza è maggiore e ne abbiamo già parlato. Terzo, il medagliere ancora vuoto non aiuta sicuramente il morale, anche se le tensioni pre-gara (vedi Innsbruck ’76, con Gros-Thoeni oro-argento in slalom dopo la tremenda delusione e le polemiche del gigante), a volte lasciano più aspetti positivi che guai, all’interno della squadra azzurra. Siamo un po’ così, fatti a modo nostro… L’umore sale e scende. La chance è enorme, ma tipo di neve e pendio suggeriscono altri nomi per l’oro, come detto, mentre grande attenzione andrà prestata alla seconda manche, quando le atlete probabilmente si presenteranno al cancelletto con il caldo e un manto facilmente rovinato. Sorprese in vista? Super rimonte alla Aerni? Perché no… Quel che sappiamo è che mai nella storia l’Italia femminile si è presentata a una gara tecnica iridata con tre atlete nel primo mini sottogruppo di partenza, nel caso specifico Sofia Goggia, Marta Bassino e Federica Brignone, con la quarta, Manuela Moelgg, comunque nelle 15. L’oro italiano manca dalla doppietta firmata Deborah Compagnoni, Sierra Nevada ’96-Sestriere ’97, mentre negli anni 2000 i podi sono arrivati grazie a Karen Putzer, Denise Karbon (due volte) e proprio Brignone, argento a Garmisch-Partekirchen 2011 dietro Tina Maze per soli 9 centesimi. Podi che fanno ben sperare, podi da sognare, podi da conquistare. Questa squadra femminile, staff compreso, onestamente se lo merita. Sia chiaro: nulla potrà comunque cancellare quanto fatto finora in Coppa del Mondo. Ma certificarlo con un alloro iridato sarebbe  proprio la classifica ciliegina sulla torta. Forza ragazze.

Worley, Brignone e Bassino sul podio a Kronplatz in gigante (@Zoom agence)
Worley, Brignone e Bassino sul podio a Kronplatz in gigante (@Zoom agence)

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