Matthias Mayer, un predestinato

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«Ho capito di avere vinto veramente alla flower ceremony». Matthias Mayer è stato letteralmente preso d’assalto dai giornalisti austriaci in conferenza stampa e non si è risparmiato. «Sapevo di avere fatto una discesa molto buona ma anche di avere fatto un errore, quando è sceso Bode ho capito che avrei potuto essere da podio, comunque ricordo bene il giorno che ho varcato il cancelletto della Rosa Khutor due anni fa nelle gare preolimpiche e mi sono detto che avrei fatto di tutto per vincere la medaglia olimpica qui, è un sogno che si avvera».

LA PROFEZIA DELLA MAMMA – Mayer, che aveva due tifose speciali in tribuna, la madre e la sorella, si era risparmiato ieri nell’ultima prova, come Innerhofer, che aveva deciso di non partire per essere più riposato. «Mia madre è molto religiosa e mi ha detto di stare tranquillo perché comunque sarebbe successo quello che era già scritto nel destino e forse è stato proprio così perché quaesta mattina ero molto tranquillo, non ho sentito la pressione». Matthias è figlio di Helmut, vicecampione olimpico di superG a Calgary 1988 e viceampione olimpico di gigante a Vail 1999. «Mio padre è stato fondamentale, è lui che mi ha insegnato a sciare e a vincere». È sceso con il pettorale 11 Mayer, secondo lui fortunato: «intorno al 10 è uscito il sole e nei tratti piani qualche centesimo l’ho sicuramente guadagnato». Proprio un segno del destino… Tra l’altro, dopo il ‘cappotto’ di Vancouver, con zero medaglie in discesa, Mayer riporta il Wunderteam sui tre gradini (a Torino 2006 argento di Michael Walchhofer) e su quello più alto dopo 12 anni (Fritz Strobl, Salt Lake City 2002). «Questa medaglia ci aiuterà molto, c’era un po’ di pressione, poi la vittoria di Kitz ha aiutato, ma ora sarà tutto più facile».

JANSRUD – Ti aspettavi Svindal ed ecco Jansrud. Il podio, dopo la prestazione di Bode Miller, era prenotato dal norvegese più maturo, invece ci è salito Kjetil. Uno Jansrud molto tranquillo in sala stampa: «Sapevo di non essere stato impeccabile e che sarebbe stato difficile salire sul podio, invece ce l’ho fatta, complessivamente con Aksel siamo una squadra fortissima, anche se siamo solo in due».

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