Marco Manfrini

«Ci sono momenti dove devi dire basta. Non avere paura di mollare il colpo, avere il coraggio di lasciare. Ho perso motivazioni, saluto tutti. E’ stata una bella avventura». Lascia l’agonismo Marco Manfrini, Fiamme Oro, trentino di Rovereto, ed eccola la sua dichiarazione per dire addio. Cresciuto nel CAI SAT Rovereto, atleta del Comitato Trentino con una parentesi all’Agonistica Campiglio, da quattro anni era portacolori della Polizia. Manfrini è stato in questi anni una bandiera di quel mondo Senior fatto di un plotone di inossidabili atleti che lottano contro tutto e tutti. Che danno battaglia ad un sistema sportivo che non da’ futuro se non si è in quota a squadre nazionali. Ma lo sci alpino è tanto affascinante quanto crudele, uno sport che non ha circuiti istituzionali prestigiosi a livello nazionale. Gran Premio Italia, e tutto lì si esaurisce.

Marco Manfrini

CAMPIONE ITALIANO – Tornando a Manfro, una grande vittoria. Si è laureato all’ultimo anno Giovani campione italiano fra le porte larghe a San Valentino alla Muta. Sempre in gigante ottimo sesto ai Campionati Italiani Assoluti al Monte Pora. E in Coppa Europa a ridosso della top 20 a Folgaria in gigante. E adesso? «Voglio tenere la mia condizione in gigante, farò ancora qualche gara e allenamenti. Adesso il corso maestri e in prospettiva il master istruttori. Ma non solo sci. A settembre a Torbole farò il corso per insegnare windsurf». E poi è tempo di ringraziamenti. «Alla mia famiglia, genitori e zii. A mio fratello Giovanni. Poi la Polizia, Giuseppe Zeni, Igor Cigolla, Enrico Costa e Stefano Pergher. Mauro Pancheri, il preparatore atletico. Per il comitato Furio Brigadoi, Enrico Vicenzi e Matteo Guadagnini. In Agonsitica Guido Paci e Fabio Paganini», chiosa Manfro.

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