Lo sci è rock

Il passo tra costruire uno snowboard e riparare uno sci è breve, più breve di quanto si potrebbe credere. Come un centesimo di secondo. Un centesimo che fa la differenza tra il primo e secondo posto nei 2.000 siepi e in uno slalom. Da queste due equivalenze nasce lo Skicenter di Bressanone. Che nella realtà si trova a Varna, a pochi passi dalla cittadina altoatesina. Dopotutto un’equivalenza non è altro che un’uguaglianza tra due dati che si misura in unità diverse. E Klaus Stampfl, anima di quello che nel giro di pochi anni è diventato uno dei laboratori italiani ed europei di riferimento per lo sci agonistico, è nato sciatore, ha scoperto subito le gioie dello snowboard e ha dato il meglio con il cronometro nel mezzofondo, dove proprio sui 2.000 siepi ha fatto registrare un longevo tempo di riferimento a livello italiano. Poi, nell’età dell’oro della tavola da neve, ha iniziato a produrre e commercializzare snowboard con il marchio Vodoo. Perché se sei rock dentro, il marchio te lo porti dietro in tutto quello che fai, come il teschio del logo dello Skicenter. «Abbiamo cominciato a importare sci dall’Austria e spesso erano fallati, così ci siamo messi a ripararli» dice Klaus raccontando una storia iniziata negli anni ’90. Lo fa in una silenziosa mattina di metà novembre, quando l’Alto Adige è già immerso in un lockdown che da lì a poche ore diventerà ancora più profondo. Il negozio è chiuso, altrimenti in questo periodo ci sarebbe la fila per entrare.

©Alice Russolo

Apri la porta e non ti ritrovi in uno shop sportivo secondo quelle che sono le filosofie dominanti del marketing: per intenderci, prima la sostanza, poi l’immagine. La prova? Si entra direttamente nel laboratorio di boot fitting, il regno di Andrea Odinotte. Poi, sulla destra, qualche scalino porta al negozio vero e proprio, un salone con ampie vetrate, dove la luce illumina i giocattoli, tutti in fila, belli ordinati. Qui anche l’immagine ha la sua parte, sembra più uno showroom che un punto vendita. Ma c’è tanta sostanza: solo proposte da gara o di alto livello. Sulla destra c’è il Sancta Sanctorum, annunciato dal grande logo Rossignol sul pavimento che guida l’occhio verso una carrellata di Hero e Master. Skicenter, da due anni, quando è nato il progetto atelier racing del Gruppo Rossignol Italia, è uno dei soli quattro punti vendita italiani dov’è possibile trovare tutto il repertorio racing di Rossignol, Dynastar e Lange, compresi i preziosi attrezzi con la lettera Y, quella della Coppa del Mondo. Lo stabile che ospita la house of ski, com’è scritto a caratteri cubitali sulla facciata, è un labirinto su più piani. In uno stanzone c’è il magazzino dello store online, all’ammezzato il reparto scialpinismo, nel seminterrato il magazzino del noleggio e il laboratorio degli sci.

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«Hallo, gruss gott». Mentre seguo Andrea Odinotte oltre il cancelletto di compensato che porta nell’angolo del boot fitting, una voce attira la mia attenzione. Mi volto, dietro la bandana che copre bocca e naso mi sembra di intravedere un volto noto. Sorpresa, è Markus Waldner, il chief race director world cup men della Fis, che abita a pochi chilometri da qui e allo Skicenter è di casa. Ma questa è diventata soprattutto la casa di Andrea, friulano di Pordenone che ha conosciuto Klaus portando qui gli atleti del Comitato, quando allenava uno sci club del pordenonese. Naturalmente alla ricerca dei materiali giusti. Quello tra Klaus e Andrea si è rivelato subito un sodalizio esplosivo. Andrea è allenatore e si è fatto le ossa in un grande marchio degli scarponi. Ma competenza e passione si sono sposate con un altro fattore fondamentale: ha iniziato a lavorare in un’officina meccanica. Tutto quello che c’è nel laboratorio di boot fitting, a parte la pedana dello scanner del piede 3D, è passato per la sua testa. I macchinari li ha progettati e fatti costruire, come quello per la spianatura delle zeppe o per spianare tacco e punta. Lavori di precisione che fanno la differenza, per dare a ogni singolo atleta uno scarpone perfetto solo per lui, come una macchina di Formula 1. Mentre Andrea spiega come lavora, mi basta incrociare lo sguardo di Stefano Macori, il mago del boot fitting ora al servizio di Rossignol, che è passato a salutare Klaus e Andrea, per capire che ci troviamo davanti a un’eccellenza in materia. 

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«Da noi passano diversi atleti di alto livello in incognito a farsi mettere a posto le scarpe perché non riescono a trovare il fit per spingere al massimo» dice Andrea. «Siamo sulla strada per Hintertux e Stubai, abbiamo una clientela quasi più straniera che italiana» lo interrompe Klaus, che aggiunge: «Ci sono diversi atleti di alto livello, per esempio svedesi o norvegesi, che vengono a farsi gli sci qui, ma riceviamo anche ordini dal Giappone o dalla Corea, magari ci hanno conosciuto allenandosi sui ghiacciai e poi comprano i materiali via internet. Però non mancano atleti da Cortina e da tutta Italia, ma quando gli chiedo di farci un po’ di pubblicità diventano tutti silenziosi, come se non volessero far sapere ai propri avversari chi ha risolto i loro problemi». Però, la pubblicità, Skicenter ha trovato il modo di farsela in un altro modo, con un grande ski test a Cortina e soprattutto aiutando economicamente le giovani leve. Il marchio di fabbrica è il challenge Race & Win. L’idea è semplice quanto utile, a maggior ragione in questi momenti. Gli atleti delle categorie Pulcini e Children che acquistano materiale online da Skicenter vengono premiati con buoni acquisto in funzione dei risultati. I premi vengono suddivisi dal primo all’undicesimo posto di ogni Comitato di appartenenza. Viene stilata una classifica con punteggio di Coppa del Mondo e vengono conteggiate solo le gare istituzionali Fisi. Il primo classificato maschile e femminile Children (sia Ragazzi, sia Allievi) porta a casa un assegno da 750 euro, poi a scalare fino a 200 euro per il quindicesimo, quindi da 500 a 150 per i Pulcini. «È un aiuto concreto per le famiglie, per noi è un investimento importante, nell’ordine delle decine di migliaia di euro, ma abbiamo voluto guardare avanti perché senza atleti non c’è futuro» mi dice Klaus, che ha anche creato un team. «Non faccio nomi perché poi sicuramente dimentico qualcuno, ma sono atleti di valore che in alcuni casi avrebbero fatto fatica a permettersi i giusti materiali e abbiamo voluto dare una mano». 

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Una mano che in Skicenter danno anche con gli sci da superG, disponibili a noleggio. Parlando di sci decidiamo di scendere a vedere il laboratorio. I macchinari sono Montana, modificati con cuscinetti e mole più soft per lavorare gli sci da gara. D’altronde la fetta più grande del lavoro è proprio su questi materiali. «Facciamo circa 2.500 sci all’anno, per il 60% sono da gara» dice Sebastian. Lui è il principe del seminterrato: 76 anni che non dimostra affatto, oltre 30 di esperienza nella lavorazione attrezzi. I raggi del sole penetrano dalle grandi finestre nella parte alta delle pareti. Sebastian guarda in controluce l’impronta appena disegnata. Dietro agli occhiali sembra impassibile, ma i lineamenti lasciano trasparire un impercettibile ghigno di soddisfazione. Un altro sci è pronto, un’altra stagione è alle porte. Sarà diversa, ma allo Skicenter hanno un alleato in più: la passione. Quella passione che ti fa accendere le macchine all’alba e spegnerle a notte fonda. In fin dei conti la ragione sociale dietro al laboratorio e al negozio è Manhattan gmbh. Proprio il quartiere simbolo della città che non dorme mai. 

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