Cristian Deville ©Gabriele Pezzaglia

Cristian Deville lascia il parterre del Podkoren e si dirige verso i parcheggi. Lo incrociamo, ci avviciniamo, ci confrontiamo. Cinque maledetti centesimi di troppo lo hanno condannato a non partire per la seconda da manche di Kranjska Gora. Commosso, con la testa e soprattutto il cuore a rimembrare anni di podi, primi gruppi di merito, quella splendida vittoria nel tempo di Kitzbuehel.

ECCO CRISTIAN – Ci dice Deville: «L’ultima oggi? Forse si, ma non so ancora. Ho tanta voglia, la passione non manca, ma ho i punti un po’ alti. Certo, c’è la possibilità di abbassare i punti senza problemi nelle FIS, ma devo capire se davvero vale la pena tutto questo. Quattro anni fa volevo mollare, ora ci ho provato forte di un entusiasmo rinnovato». Purtroppo l’infortunio di Wengen lo ha messo fuori gioco (e dai Giochi, altrimenti sarebbe stata dura per Vinatzer). Il trentasettenne fassano di Moena è più sul no che sul si in merito al suo futuro agonistico. Così sembrerebbe. E continua il portacolori delle Fiamme Gialle: «Ci si è messo il ginocchio a complicarmi la vita, devo capire se riesco a raccogliere le forze per provare a fare qualche FIS stando davanti. In questo momento, così a caldo, non so bene». Non può finire così guerriero, per cinque infami centesimi. I ricambi? Dietro i ragazzi crescono, si fanno avanti, ma a conti fatti e con quello che ha fatto vedere il team delle porte strette quest’inverno, il posto per Deville in teoria ci sarebbe. Eccome se ci sarebbe. Non mollare Devil…

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