LIVE – Goggia: «Lindsey un mostro sacro, io la Sofia che la guardava in televisione»

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Lindsey Vonn parte per la sua ultima gara di Coppa del Mondo a Cortina. Esce per salto porta, ma in fondo trova una grande sorpresa: Sofia Goggia che plana sul parterre e le consegna un mazzo di fiori. Abbracci veri e sinceri in mondovisione, lacrime di commozione e poi l’inchino della bergamasca nei confronti dell’americana, la più grande sciatrice di sempre.

Sofia, cosa ci fa qui al parterre? «Dovevo venire perché domani farò allenamento e l’apripista alle Fis. Poi ho pensato “cavolo è l’ultima gara della Vonn, non posso non esserci”. Mi sono svegliata presto e sono partita al volo, credo di aver perso tutti i punti sulla patente, sono venuta su veloce».

Si è organizzata all’ultimo? «A Belluno ho chiamato Ghezze (Alberto, ndr) mi sono fatta fare un pass e ho chiesto di poter avere un mazzo di fiori».

Che momento ha vissuto? «È stato bellissimo, lei è arrivata in lacrime, l’ha sempre considerata la sua pista preferita».

Chi è per lei Lindsey Vonn? «Per me rimane una icona, noi ragazze che stiamo vivendo con lei non ci siamo ancora accorte del valore, siamo quelle che hanno vissuto nell’era Vonn e lo diremo tra 50 anni. La vedo sempre con gli occhi di quella Sofia che la guardava in televisione».

Amiche al parterre, rivali in pista? «Sì, lo scorso anno abbiamo battagliato, io ho vinto l’oro e le ho soffiato la coppetta, ma rimane sempre un mostro sacro».

Che cosa vi siete dette al traguardo? «Nulla di particolare, era il suo momento e le ho consegnato un piccolo omaggio. Però l’ho sentita vibrare per un dolore di nostalgia. Ero commossa anche io, ma questa è la vita».

Il suo recupero come procede? «Ho fatto un’ottima progressione, Gianluca Rulfi è stato bravo a gestirmi: 13 giorni fa ero in Val D’Ega con un paio di sci da turista, parastinchi e bastoni da gigante: un mix inguardabile. Sono partita con uno scarpone bombato perché sentivo l’osso, poi è andata sempre meglio».

Ha accelerato i tempi? «No, sto facendo le cose giuste, anche se non sono una che rimane ‘in seconda’. La commissione medica mi ha dato l’ok, i miei allenatori sono intelligenti e li ascolto: non sono stupida. Certo ho ripreso a due mesi e mezzo dall’infortunio, quando di solito si riparte con il terzo, ma se non avessi fatto così avrei saltato la stagione. Poi nulla è scontato».

Ora va a Garmisch con quali programmi? «Faccio le prove e vivo giorno per giorno, so quello che farò domani, non dopo. Poi chissà». (E lo dice con il sogghigno di chi sotto sotto ha il desiderio di gareggiare».

E se dovesse sentirsi bene? «Farò tutta l’ultima parte di stagione per certo. Non farò ragionamenti sui ranking dell’anno prossimo, non sono una ragioniera, al limite partirò più indietro ma se ho paura di partire con il 24 anziché con il 7, che valore hanno la mia Coppa del Mondo e la mia medaglia? Le montagne si scalano, si scendono e si risalgono».

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