La prima volta di Ryding e della Gran Bretagna

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Se cerchi Pendle Ski Club su maps, per capire bene dove si trova, e dopo ci metti anche street view, ti ritrovi nell’Inghilterra da cartolina con le pecore che attraversano la strada in un mare di colline verdi. Di fianco a un improbabile mexican-bar, a metà strada tra Clitheroe e Burney, non lontano dunque da Manchester, Liverpool o Leeds, c’è il centro di sci sulla plastica dove ha iniziato a sciare Dave Ryding. Lui è stato il secondo inglese a salire sul podio di Coppa del Mondo. E ci è riuscito partendo da Pendle. Prima di lui ce l’aveva fatta solo Konrad Bartelski negli anni Ottanta, terzo nella discesa della Val Gardena. 

Dave Ryding ©Agence Zoom

C’è stato Martin Bell, ci sono stati i fratelli Baxter (ma loro erano tutti scozzesi), adesso tra Coppa Europa e Coppa del Mondo provano a farsi strada Billy Major o Charlie Raposo; tra le donne ci sono state le performance negli anni Sessanta di Divina Galica, dallo sci arrivò anche in Formula 1, oppure di Gina Hathorn, poi come dimenticare la londinese Chemmy Alcott sino alla Alex Tilley di oggi, ma se fai una domanda bruciapelo il nome di uno sciatore inglese? La stragrande maggioranza ti risponderà Dave Ryding. Uno che sul podio ci è arrivato a Kitzbühel e Adelboden. Sempre e solo in slalom. Perché non ha fatto la trafila in un club alpino, ma in uno dell’Inghilterra del Nord, dove la neve è una distesa di plastica e le pendenze sono quelle di una collina. 

Dave Ryding ©Agence Zoom

Domanda scontata, perché hai deciso di iniziare a sciare a Pandle?
«I miei genitori andavano sempre in vacanza sulla neve sulle Alpi francesi. E così prima di poter andare con loro, dovevo imparare a sciare: è stata una easy motivation. L’ho adorato dalla mia prima lezione!». 

Com’è il passaggio da una pista di plastica alla neve?
«Il passo più grande è quando devi imparare a sciare le diverse variabili che trovi sulla neve, che invece non hai sulla plastica dove la superficie è sempre la stessa e c’è poco terreno; sulla neve devi invece adattarti a ogni situazione. La tecnica si riflette in questo». 

Vai ancora qualche volta a Pandle?
«A sciare no, la mia ultima gara è stata quando avevo 21 anni. Mi alleno sempre in Europa». 

Pensi che le piste di plastica possano essere ancora più utilizzate in futuro?
«Sarà sempre fondamentale in Inghilterra perché non abbiamo montagne. È una grande opportunità per sciare senza la neve». 

E allora chissà che emozione arrivare nel massimo circuito mondiale, salire sul podio di Coppa del Mondo, partendo da una collina in Inghilterra…
«È stato oltre un sogno, mostra però che il duro lavoro paga sempre e che si possono ottenere cose mai fatte prima». 

Servizio pubblicato su Race ski magazine 165 di dicembre. 

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