«Questo secondo posto mi ha dato molta fiducia, la scorsa stagione è stata per me difficile in gigante». Lara Colturi ha cambiato tanto nell’ultima estate: nuovi materiali, nuove persone al suo fianco e una programmazione rivolta anche alla velocità. Si è presentata a Sölden curiosa di scoprire fin dove sarebbe potuta arrivare. Due manche, subito un podio, l’ottavo della sua giovane carriera, a un solo centesimo dal primo centro in Coppa del Mondo.
Lara, che partenza…
«Direi proprio di sì, abbiamo fatto un grandissimo lavoro in Nuova Zelanda e nelle ultime settimane. Il team sta crescendo questo risultato ci stimola a continuare su questa strada. Naturalmente siamo soltanto all’inizio: la stagione è lunga e dobbiamo mantenere le stesse sensazioni, lo stesso approccio e la stessa leggerezza che ho avuto nella prima gara».
Rammarico per il centesimo o soddisfazione per il podio?
«Lo sci è così: le gare si decidono anche per pochi centesimi. Sono molto contenta della seconda manche, indipendentemente dal risultato, perché sul muro mi sono sentita bene. Avrò altre occasioni davanti, ci sono ancora nove gare oltre allo slalom. Non è qualcosa che mi preoccupa. Nella prima manche mi è mancato qualcosa, mentre nella seconda ho dimostrato di poter sciare come voglio. Quando riuscirò a mettere insieme due manche così, vedremo dove potrò arrivare».

Hai iniziato la tua quinta stagione in Coppa del Mondo. Quanto ti senti cresciuta?
«Mi sento quasi vecchia… (ride, ndr) perché stanno arrivando tante nuove ragazze e non sono più io la giovane del gruppo! Scherzi a parte, è bello vedere nuove atlete affacciarsi alla Coppa del Mondo. Rispetto al passato mi sento molto più consapevole e ho acquisito maggiore fiducia. Quando arrivo al cancelletto conosco la pista e ho il tracciato ben chiaro in testa: tutto questo prima mi mancava».
Quanto ha influito sulla tua prestazione il lavoro svolto anche in velocità?
«In realtà, finora non ne ho fatta molta. In Nuova Zelanda le condizioni non ci hanno permesso di allenarci quanto avremmo voluto e ci siamo ritrovati qui a Sölden soltanto poco più di due settimane fa, senza avere molta neve a disposizione».
Parteciperei ai superG?
«Non li farò tutti, il programma è già molto intenso, ma vorrei inserirne qualcuno per aggiungere una terza disciplina. Il superG mi piace molto e penso che possa aiutarmi anche a trovare più velocità in gigante, soprattutto sui piani, dove a volte faccio un po’ di fatica».

Il tuo team cresce, ora al tuo fianco hai anche Johan Clarey.
«Dopo l’infortunio avevo bisogno di ritrovare determinate sensazioni e abbiamo capito che qualcosa doveva cambiare. Abbiamo inserito Johan nello staff e con lui mi sono trovata subito molto bene. Mi sta dando una grande mano, anche in gigante. È bello lavorare con una persona che ha ancora sensazioni fresche dello sci agonistico e che riesce a trasmetterle. Non vedo l’ora di allenarmi con lui anche in superG e capire come andrà».
Mikaela Shiffrin ha scelto di ridurre l’impegno in slalom per dedicarsi maggiormente alle altre discipline. Che cosa ne pensi?
«Ha vinto praticamente tutto quello che c’era da vincere, quindi posso anche capire che abbia voglia di sperimentare qualcosa di diverso! Gareggiare in tre discipline è molto utile, inserire un po’ di superG può aiutare soprattutto in gigante, dove la velocità sui piani fa la differenza. Penso sia una bella avventura e sono contenta che anche lei voglia provare qualcosa di nuovo: così cambiano un po’ le carte in tavola».

Quanto conta per te il sostegno della tua famiglia, sempre presente anche nei momenti più difficili?
«Mia mamma e mio papà sono sempre al mio fianco e rappresentano il mio punto di riferimento: senza di loro non sarei qui. Abbiamo fatto un grande percorso e stiamo continuando a crescere. Non è sempre facile gestire il rapporto tra genitori e figlia quando si condivide anche il mondo dello sport, ma stiamo cercando di trovare il giusto equilibrio. Ci sono stati momenti difficili, ma anche tantissime soddisfazioni: sono felice di poterli vivere insieme a loro».
Sei diventata un punto di riferimento per l’Albania, un Paese che si sta avvicinando sempre di più agli sport invernali. Che effetto ti fa?
«È una cosa bellissima. Sento tantissimo sostegno da parte loro e mi emoziona vedere quanto stia crescendo il loro interesse per lo sci. L’Albania, come il Brasile, non ha una tradizione consolidata negli sport invernali, ma piano piano sempre più persone si stanno avvicinando a questo mondo. Mi capita di incontrare persone che vorrebbero venire in Europa per sciare e vedere la neve, magari per la prima volta. Sono stata anche in vacanza in Albania e mi sono innamorata di questo Paese e delle sue persone, che sono davvero gentili e mi dimostrano un grande affetto».




