Kristoffersen tra motocross e Hirscher

Parla Henrik Kristoffersen e lo fa attraverso uno dei suoi sponsor, Red Bull. Dalla preparazione estiva, agli obiettivi stagionali.
«Mi sono allenato molto a secco, meno sulla neve. Ho bisogno di forza, agilità e velocità, quindi passo molto tempo in palestra, ma anche bicicletta, corsa e nuoto: mi piace variare attività soprattutto quando ti alleni 350 giorni all’anno».
Già le due ruote.
«Vado con la bici da dirt da quando avevo sei anni. E faccio un sacco di motocross in estate. Il motocross è stato una parte importante della mia vita sin da quando ero giovane e mi ha aiutato a diventare lo sciatore e la persona che sono oggi. Ci sono molti aspetti che puoi prendere dal motocross e applicarli allo sci. Mi aiuta molto ed è molto divertente. Quando ero più piccolo volevo diventare pilota di motocross, adesso mi piacerebbe partecipare a qualche gare ‘old boys’ in Norvegia. È una parte importante della mia vita, anche mio padre fa motocross».
Hai voluto anche mettere peso…
«Per avere più forza e avere anche la possibilità di essere un po’ più brutale. In gigante, quando è veramente difficile, ho avuto alcuni problemi in passato, dato che sono un po’ più leggero. Sono probabilmente uno degli sciatori più leggeri, con circa 78 kg. Ma voglio farlo in modo intelligente, prendere peso ma guadagnarlo in muscoli. La mia ragazza Tonya ha un Master in Nutrizione, quindi mi aiuta molto. Mangiare è la parte più difficile per me, non l’allenamento. Ma voglio migliorare tutto. L’anno scorso ero molto vicino a Marcel Hirscher. Al momento, resta l’uomo da battere».
Già, com’è il tuo rapporto con lui?
«Ogni sport ha bisogno di rivalità, penso che sia importante per tutti e due. Perchè tutti si ricordano delle rivalità. Per me è bello essere lì, essere un rivale di uno dei più grandi sciatori di tutti i tempi. Ovviamente un giorno spero di essere io uno dei migliori di sempre, ma non ci sono ancora. Ho bisogno di vincere più gare ma già il fatto di essere nella mischia è una bella sensazione. Ci siamo spinti molto, specialmente in slalom, dove il livello è stato alzato tantissimo. Mi ha aiutato a sciare più velocemente, forse non a vincere più gare! Comunque siamo buoni amici, abbiamo un buon rapporto e abbiamo molto rispetto l’uno per l’altro. Penso che forse veda un po’ di se stesso in me. Parliamo liberamente tra noi su molte cose».
Prendi ispirazione da altri sciatori, per esempio Aksel Lund Svindal?
«Al 100%. Ho avuto un grande aiuto da parte di Aksel, specialmente all’inizio. Il modo in cui sta tornando dall’infortunio la dice lunga su di lui».
Ti piacciono le gare in notturna?
«Sì, anzi le preferisco. Ed è il modo migliore per avvicinare più persone allo sci. Per me tutte le gare di slalom e di gigante dovrebbero essere in notturna. Non penso che abbiamo bisogno di nuove discipline, abbiamo solo bisogno di renderlo più accessibile. Durante il fine settimana, quando fa bel tempo, le persone non guardano la televisione: anche da bambino facevo così. Di sera, invece tutti hanno il tempo per guardare la gare, anche in televisione».
E le palle di neve lanciate contro di te a Schladming?
«Fastidioso e un po’ irrispettoso. Vivo in Austria, amo l’Austria, la gente e la cultura: alla fine sono un paio di persone su 50.000 e non posso incolpare gli austriaci. Speriamo che non accada di nuovo. Schladming ha un’atmosfera speciale ed una di quelle che amo di più, anche se quella che preferisco è Kitzbühel».
Com’è lavorare con tuo padre?
«È stato davvero grandioso, non sarei dove sono oggi senza di lui. Vuole sempre essere mio padre e, a volte, è difficile sentirsi dire da lui che la gara che non è andata bene. Certo, abbiamo piccoli disaccordi ma questo è normale: non cambierei nulla».
Ci sono campioni di altri sport che ammiri?
«Sono un fan di Ken Roczen (pilota di motocross): avevo il suo numero, il 94, anni sulla mia dirt bike. E restando nel motocross amo guardare anche Jeffrey Herlings. Mi piace anche Nino Schurter nella mountain bike».

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