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Ancora un ruggito, un ultimo sogno, giusto per stabilire nuovi record e provare a (ri)vivere emozioni olimpiche, che per lei hanno sempre rappresentato il massimo. Julia Mancuso da Squaw Valley, California, (pur nativa di Reno, nel Nevada), origine italiane per parte paterna, classe ’84, talento naturale come pochi, proverà a conquistare un’altra medaglia a Cinque Cerchi ai Giochi di PyeongChang 2018, ai quali però dovrà prima qualificarsi. E non sarà impresa facile.

Vancouver 2010: argento in discesa e combinata alpina

STORIA – La sua parabola, con gli ultimi aggiornamenti, ce la racconta in parte il canale olimpico della NBC, giusto pochi giorni dopo essere stata inserita nella squadra a stelle strisce 2017-2018. «Quando Mancuso aveva 18 anni, un dottore le disse che necessitava di una scelta – si legge nell’articolo -: continuare a gareggiare (era già stata presente a Salt Lake City 2002, a soli 17 anni, NdR), o vivere in salute. Julia infatti è nata con un problema congenito alle anche, un disallineamento delle ossa che le porta a deteriorarsi più del normale. Lo stesso dottore le fece sapere che prima o poi avrebbe avuto bisogno di un intervento di chirurgia ricostruttiva. ‘Sono uscita in lacrime – raccontò poi Mancuso – per non tornare più da quel dottore’. Sulle piste invece è tornata eccome e nei successivi 15 anni è diventata la sciatrice americana più medagliata alle Olimpiadi (4 podi), con in più 5 allori iridati, 7 vittorie e 36 podi in Coppa del Mondo. Ma i problemi all’anca non sono mai scomparsi, perché quel dottore, ahinoi, aveva ragione. Julia venne sottoposta a una prima operazione chirurgica dopo l’oro olimpico in gigante a Torino 2006. Il dolore è sempre rimasto ed è diventato nuovamente insopportabile nel 2015, costringendola a una seconda operazione, ancora più complicata, per sistemare i danni alla cartilagine, pulire le ossa ecc. ecc. Ma le sue anche restano tutt’ora al 90% del loro possibile potenziale utilizzo».

24 febbraio 2006: il momento più alto della carriera di Julia Mancuso, oro olimpico in slalom gigante ai Giochi di Torino (@Zoom agence)

RITORNO – Dopo sei mesi in stampelle, nel 2016, Julia Mancuso era tornata in Coppa del Mondo nell’annata 2016/2017 (ma solo per partecipare a prove delle discese), due anni dopo l’ultima gara, che ancora rimane quella di Garmisch-Partenkirchen nel marzo 2015, 32esima in discesa. «E’ già difficile per me camminare normalmente – ha detto Julia un mese fa -. Molti mi hanno chiesto ‘perché insisto nel volere sciare se a mala pena cammino. Già perché? Perché sciare in  realtà è più facile per me e il mio corpo lo adora. Il mio corpo ha bisogno dello sci. Migliora la qualità della mi vita». La campionessa americana ha ovviamente fatto sapere che, nel caso, la prossima sarà sicuramente la sua quinta e ultima Olimpiade. Alla quale non sarà facile per lei qualificarsi in velocità (il gigante l’ha ormai abbandonato), come dicevamo, con Vonn, Ross, Cook, le emergenti Wiles e Johnson e chissà, una Shiffrin sempre pronta a farsi valere anche in superG e ogni tanto pure in discesa. E solo quattro atlete per Nazione (salvo eccezioni dovuti a titoli olimpici appartenenti alla stessa nazione, ma nelle gare che interessano a Julia gli ori di Sochi 2014 andarono a Fenninger, superG, Maze e Gisin, discesa, Riesch, combinata alpina) potranno gareggiare in ogni singola prova in Corea. La combinata, specialità nella quale Julia ha conquistato l’argento a Vancouver 2010 e il bronzo a Sochi 2014 e in procinto di scomparire dopo il 2010, sarà probabilmente la sua più grande chance. Anca o meno, Julia Mancuso si sta dedicando anima e corpo al nuovo sogno olimpico, come testimoniato anche dai suoi diari su Instagram. Ha già parlato dei suoi programmi post olimpici, con la luna di miele a Tonga… Ma prima, ovviamente, spera di tornare ad alti livelli nella Coppa del Mondo 2017-2018. Nel 2006, la simpatica yankee centrò il primo podio in Coppa del Mondo giusto due settimane prima di Torino, dove poi vinse l’oro in gigante; nel 2010 a Vancouver fu argento in discesa e combinata nonostante non salisse sul podio nel circuito maggiore da due anni; nel 2014 fu bronzo in combinata grazie al primo posto in discesa a Sochi, quando in stagione non era mai andata oltre il settimo posto. E’ già esserci, in Corea, sarebbe storia. Perché nessuna atleta americana ha mai gareggiato in cinque Olimpiadi consecutive. Mancuso, assieme alla rider Kelly Clark e alla fondista Kikkan Randall, può essere la prima. Julia potrebbe diventare anche la medagliata più anziana ai Giochi nello sci alpino femminile. «Farò il mio ultimo, enorme sforzo per essere presente a PyeongChang – ha fatto sapere – e poi vedremo nel caso quel che succederà».

In bocca al lupo!

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