'Io lo Statuto lo cambierei cosi''

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Pubblichiamo un intervento di Antonio Noris sulla metodologia

Sabato c’è l’Assemblea Straordinaria della FISI. La Federazione si è preoccupata non solo di informare comitati e società, ma anche di veicolare i contenuti    delle novità circa il nuovo Statuto federale. Mancano pochi giorni, noi iniziamo intanto a chiedere ad alcuni protagonisti degli ultimi mesi cosa pensano dell’Assemblea e delle novità in agenda. Iniziamo con Antonio Noris, già vice presidente e candidato la scorsa primavera, ed inoltre ‘anima’ di una grossa realtà come lo sci club Goggi.

LA PAROLA A NORIS – Eccolo Noris, che preferisce in queste battute soffermarsi sulla metodologia: «Mi interessa soprattutto affermare che queste sono occasioni fondamentali per la democrazia e lo sviluppo della nostra Federazione. Per ottenere un documento che ci rappresenti effettivamente, l’ideale sarebbe che si partisse da una lettura globale del nostro sistema, avere una Commissione abbastanza ampia che si divide i compiti di approfondimento. Numerose dovrebbero essere le interviste alle Società di tutti i livelli (agonistiche, promozionali, ricreative), i raffronti con altre Federazioni ed Enti, gli strumenti di indagine e di scambio. Raccolto il materiale in una bozza, il Consiglio Federale con la Consulta dei Presidenti Regionali, a porte chiuse, inizia un dibattito per capire dove si vuole andare e ciò che si vuole veramente; redigendo la bozza definitiva dopo averla confrontata col CONI preliminarmente. A quel punto un terzetto (per garantire rappresentatività) incaricato dal Consiglio federale, dovrebbe spiegare nuovamente le regole di sintesi ai Comitati regionali che successivamente, in altrettante riunioni Regionali, attraverso un proprio responsabile delle carte Federali, dovrebbero trasferire le informazioni a tutte le società che desiderano intervenire. Dopo averlo pubblicato sul sito federale, si danno almeno trenta giorni per osservazioni e segnalazioni da parte di qualsiasi socio e/o affiliato FISI». Continua il dirigente bergamasco: « Il passaggio che ritengo fondamentale è che non è importante che tutto ciò che è presente in uno Statuto sia realizzabile, specie in tempi brevi, l’importante è gettare il sasso, è prevedere, è immaginare dove potremmo arrivare per vedere riconosciuti al nostro sport i giusti e reali meriti. Quei meriti, quelle capacità, quelle tecnicità e quella storia che fanno della nostra Federazione il centro delle operatività della montagna  che nessuno può negare, ma che sarebbe sbagliato che ci venissero riconosciuti senza continuamente alimentarli con nuove capacità di pensiero e di proposta»

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