Il ritorno di Simone Del Dio alla guida dello slalom azzurro

Chiamatela se volete romantica, la scelta di Simone Del Dio è stata quella di tornare con la divisa azzurra, dalla prossima stagione alla guida della squadra di slalom.
«In Francia avevo chiuso un ciclo, c’è stata questa chiamata ed è stato naturale dire sì. Ho vissuto due Olimpiadi con un’altra Nazionale, mi piacerebbe essere ai Giochi in Italia con la giacca dell’Italia».

Un progetto a lungo termine.
«Sì, ma ci sono tanti appuntamenti prima. L’obiettivo è quello di continuare a far bene. Dico continuare perché Jacques (Théolier) ha fatto un grande lavoro e non lo dico solo perché sono un suo amico. Oltre alla crescita ha saputo creare un vero gruppo, soprattutto dove c’è grande armonia: lo vedevo dall’esterno nelle scorse stagioni, ne ha avuto la conferma in questi primi incontri. Sono io che arrivo in una bella squadra, dagli atleti a tutto lo staff».

La similitudini con l’esperienza francese sono tante, un mix di sciatori esperti e un team con pochi elementi.
«Vero, c’erano Grange e Lizeroux insieme a Noel, e l’anno scorso eravamo in pochi e con l’infortunio di Muffat-Jeandet, ancora meno. Ammetto che all’inizio era un po’ scettico di un gruppo con così tante differenze d’età, invece mi sono dovuto ricredere: ho scoperto che è un mix interessante e produttivo, dove uno tira l’altro. Per quanto riguarda i numeri, beh, avere un team ristretto servirà a fare ancor più qualità».

I vecchi Razzoli e Gross li conosci, i nuovi Vinatzer, Sala e Maurberger invece?
«Solo da avversari sinora. Ma avremo tempo in questi mesi di intensificare la conoscenza. A luglio ci troveremo per uno stage atletico a Livigno, andremo a Saas-Fee e nel capannone di Peer, prima di partire per l’Argentina. In Sudamerica porteremo solo Vinatzer, Sala e Maurberger, mentre Razzoli e Gross resteranno a casa, anche perché il primo slalom di Coppa del Mondo sarà solo a metà dicembre. Su loro due c’è poco da dire: due campioni, sempre molto disponibili e pronti al lavoro».

Su quali aspetti lavorerai? Solo slalom o sempre più gigante?
«Premessa, si parte da un’ottima base, frutto del lavoro fatto sinora dallo staff di Jacques, poi è chiaro che cercheremo di provare qualcosa di nuovo in situazioni diverse, potendo tornare in Sudamerica. Per quanto riguarda il gigante, penso soprattutto ai tre giovani, le capacità ci sono, però servirà un programma coerente, fatto di continuità e non in modo saltuario».

 

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