Il lungo start-stop, la reazione e la riattivazione di Sofia raccontati da Giovanni Feltrin

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Venti minuti di interruzione e tante cose cambiano. Minuti da gestire, che sembrano non trascorrere mai. Attimi interminabili che a volte possono giocare brutti scherzi. Nel mondo dello sci e della velocità, spesso sono normalità. È però diverso quando ti giochi una medaglia, magari olimpica e sulla pista del cuore.

Appena è stato comunicato lo start-stop per la caduta di Lindsey Vonn, le immagini della regia internazionale hanno subito virato su Sofia Goggia (seguita da Luca Agazzi) a fianco del tecnico responsabile delle velociste azzurre, Giovanni Feltrin. È l’uomo della partenza, è sempre lui a dare le ultime indicazioni – se necessario – che arrivano in cuffia. 

Giovanni, che giornata è stata?
«Complicata nel momento in cui cade Lindsey e senti le urla fino alla partenza: capisci immediatamente che qualcosa non va. Cambia la prospettiva, cambia la sensazione, cambia tutto. Queste pause generano domande, tensioni e incertezza. Quando succedono questi eventi si ferma tutto: soccorsi, elicotteri, lunghe attese. E chi ha vissuto la discesa sa bene quanto sia difficile, dopo, riuscire a riconnettersi, riattivarsi e soprattutto dare il meglio». 

La gara di Sofia?
«Ha fatto qualcosa di incredibile, pur commettendo degli errori. Avrebbe potuto dare ancora di più, ma quello che ha messo in pista è stato straordinario. Dobbiamo essere orgogliosi di ciò che è riuscita a fare, considerando il momento, la situazione e tutto ciò che pesa in un’Olimpiade in casa. Non solo per quello che è accaduto all’americana, ma per tutto ciò che significa gareggiare qui a Cortina. Possiamo esserne davvero contenti». 

Che cosa vi siete detti in quei momenti di stop forzato?
«Un insieme di cose. È un lavoro di squadra: chi è in pista, chi vede cosa sta succedendo, chi immagina, chi dà le ultime informazioni. Riuscire a staccare per più di venti minuti e poi ripresentarsi pronti per dare il meglio richiede un lavoro potente, strutturato, che conosciamo bene. È qualcosa che si ripresenta nel tempo, perché ci è già successo in passato in situazioni che poi hanno portato anche alla cancellazione delle gare». 

Come si può guardare oltre l’episodio?
«La capacità di campionesse come Sofia, ma anche di altre atlete che abbiamo in squadra, è proprio quella di fare la differenza nei momenti difficili». 

L’avvicinamento a questa discesa non è stato facile.
«Abbiamo vissuto due giornate di prove in cui siamo rientrati in albergo alle tre del pomeriggio, e quelle sono energie potenti che vengono sprecate, ma fanno parte del gioco e del mestiere. L’esperienza ci permette di dare equilibrio a tutto questo. Possiamo essere orgogliosi di ciò che hanno dimostrato queste ragazze. Ringrazio tutto lo staff che ogni giorno dà il massimo per risolvere i problemi, dalle colazioni al riscaldamento, dalla partenza alle continue variazioni dei programmi». 

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