Gli infortuni sono davvero troppi

Calendario fitto, nevi aggressive in allenamento e materiali performanti influiscono in questo senso: si rischia quando si cerca il limite. Dopo quattro gare il livello dello slalom non cambia, il gigante è omogeneo

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Un periodo nero per gli infortuni, per quelli di piccola entità, ma soprattutto per quelle ginocchia sempre più rotte e fragili. In queste ultime settimane le notizie sono drammatiche, ma come mai in tanti devono guardare la Coppa del Mondo dalla televisione e non potranno correre i Giochi Olimpici? Per certo non è un problema di preparazione fisica perché gli atleti di questo calibro curano ogni minimo dettaglio.
Hirscher, Neureuther, Stuhec e poi ancora Svindal, Olsson, Gut, Curtoni, Janka, Velez-Zuzulova. Tanti campioni che si sono dovuti fermare, chi prima, chi dopo. E non conosciamo neppure tutti i giovani che si ritrovano nella medesima situazione e che sono lontani dai riflettori mediatici. Numeri scientifici impressionanti. A Soelden ho discusso sul tema anche con l’ex slalomista Kilian Albrecht, ora manager di Stuhec, Shiffrin, Ryding e Khoroshilov. Secondo lui una delle cause potrebbe essere questo calendario troppo fitto di gare. Io sono d’accordo, ma anche i materiali e la neve fanno la loro parte. Gli sci diventano ogni anno sempre più performanti, ora hanno delle strutture che sono iper reattive, a volte addirittura incontrollabili, soprattutto su certe superfici molto aggressive. Spesso ci si fa male in allenamento, dove la neve non è trattata come in gara, ma è ancora più aggressiva. Assistiamo quindi a condizioni diverse e a una reazione differente degli sci, fattori che obbligano a repentini adattamenti, quando lo sciatore ci riesce va tutto bene, ma quando si raggiunge il limite, arriva il crac.

DOPO LE PRIME GARE
Anche senza alcuni campioni, la Coppa del Mondo va avanti e dopo quattro gare tecniche si può dire che il livello dello slalom femminile è rimasto invariato. Ci sono Shiffrin, Vhlova, Holdener e Hansdotter, poi il vuoto. L’Italia si deve affidare ancora alle veterane, oltre a loro non c’è nessuno, siamo al buio e per trovare un nome nuovo al vertice bisognerà aspettare altri tre o quattro anni. Svezia e Germania si stanno riprendendo dopo alcune stagioni, Hansdotter e Loeseth sembra abbiano subìto un’involuzione tecnica. Nel gigante il livello è abbastanza omogeneo e le italiane non deludono. Manu quest’anno è molto più ‘stabile’, si sente più sicura e di conseguenza si inclina meno. Se starà bene fisicamente la vedremo spesso al vertice; non dobbiamo preoccuparci per le altre azzurre, non hanno ancora centrato il podio, ma ognuna di loro ha fatto vedere la sciata dell’anno scorso: le ritroveremo presto. Rebensburg dimostra una sciata stabile ed elegante, con gli sci sempre incollati al terreno, mentre Tina Weirather non è più fluida e non spinge lo sci in curva.
Mi ha sorpreso la squadra austriaca, ricca di giovani atlete brave a qualificarsi. Attenzione però, i flop di questo momento non vanno sottovalutati, siamo nella stagione olimpica e qualcuna potrebbe entrare in forma solo a gennaio.