Dal Tirolo alla Bolivia sino al circuito pro americano

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Non è uno sconosciuto, visto che l’abbiamo visto in Coppa del Mondo, ai Mondiali, pure nell’ultima Olimpiade. E anche a Pechino Simon Breitfuss Kammerlander ci sarà, ma forse con altre e migliori aspettative. Austria born, proud representative of Bolivia, sì perché lui è tirolese, ma ormai si sente sempre più sudamericano.

Andiamo con ordine, il padre Rainer fa l’allenatore e per lavoro è andato anche in Argentina, lui invece fa tutta la trafila in Austria, ma poi non trova spazio nelle squadre di casa. C’è l’occasione per andare a studiare a La Paz e ci va. Ad una festa in piazza, parla con alcuni ragazzi e alla fine scopre che fanno parte dall’Associazione sciistica boliviana. Si rincontrano e nasce l’idea di fare qualcosa insieme. Per avere la cittadinanza boliviana bisogna però vivere in quel paese per almeno tre anni. E Simon lo fa. In realtà il passaporto boliviano lo ottiene dopo sei anni, solo nel 2015, aggiungendo anche il cognome della mamma perché là è un obbligo. In quel periodo non può far gare, è difficile anche allenarsi visto che l’unico skilift sul Chacaltaya, dopo un po’ di anni ha chiuso perché mancava la neve anche ad oltre 5000 metri. Ci prova sul monte Chaquini che è un po’ più alto, ma non ci sono impianti: se te la devi fare a piedi a quasi 6000 metri di quota, la fatica si presto fa sentire.
Nel mezzo anche qualche problema al ginocchio, per non farsi mancare nulla. Inizia a fare sul serio solo nel 2016 con il circuito sudamericano. Il papà conosce bene la SAC, gli fa da allenatore, arriva anche il fratello, ma le risorse economiche non sono granché e si fanno tutte le trasferte a bordo di una Lada, stracarica di materiale. Qualcosa come 15.000 chilometri tra deserti e strade andine.
Il Kondor abbassa i punti, torna a gareggiare in Europa, ma va a cercare gare per abbassarli ancora un po’ dappertutto, dalla NorAm sino alla Far East Cup, e alla fine si qualifica per le Olimpiadi coreane, dove ottiene il 32° posto in slalom. Partecipa anche alla discesa di Kitz; con il camper di famiglia arriva ai Mondiali di Cortina.
Ma poi scopre il World Pro Ski Tour, il circuito statunitense fatto tutto di paralleli. Ne vince anche uno e si porta a casa un assegno di 10.000 dollari, complessivamente ne ottiene quasi il doppio. E così con qualche soldino in più, può di nuovo essere il portabandiera della Bolivia a Pechino…

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