Coppa del Mondo, il bilancio 2024-2025: serve allargare gli orizzonti

Qual è lo stato di salute della Coppa del Mondo di sci alpino pronta a tagliare il traguardo dei 60 anni? Tempo di bilanci al termine della stagione 2024-2025. I campioni non mancano, le grandi classiche continuano ad avere il loro fascino, ma dall’incipit alle premiazioni finali non trovate sia tutto maledettamente uguale a sé stesso, da decenni? La novità del parallelo, giusta o sbagliata che fosse, è durata il tempo di un sospiro. Se si crede in un progetto (tanto per essere onesti, a chi scrive non piace assolutamente) bisogna però insistere sull’idea prima di farla abortire senza neanche averci provato fino in fondo. Si parla di uno speed-opening (a proposito di novità, questa addirittura mai neanche realizzata concretamente, pure per tanta sfortuna) che potrebbe/dovrebbe tornare di moda per le prossime stagioni. Vedremo.

Lo spettacolo è garantito dalla classe degli atleti, dall’equilibrio di certe gare, dal pathos dei centesimi, dal pubblico encomiabile in determinati ambienti, ma forse il format della Coppa andrebbe un po’ ripensato. Sbagliamo? Bisognerebbe provare, almeno provare, a mantenere lo stesso numero di gare per le quattro discipline ormai rimaste in gioco, discesa, superG, gigante e slalom. In stagione le ragazze hanno gareggiato solo sei volte in discesa. Sei! E poi: siamo proprio sicuri di voler abolire per sempre la combinata individuale, la gara con cui di fatto nasce lo sci alpino moderno nel secolo scorso, oltretutto prima e unica inserita a Garmisch-Partenkirchen 1936, cioè quando, solo alla quarta edizione, questo sport meraviglioso entrò nel programma dei Giochi Olimpici? 

Il calendario è intasatissimo, da fine ottobre a fine marzo. L’idea delle Finali da ospitare spesso negli Stati Uniti (si parla anche di questo) non è sbagliata, Sun Valley (tracciature a parte) ha superato a pieni voti l’esame per atmosfera, presenza di pubblico e tutto sommato qualità dei pendii. Nella prossima stagione avremo Copper Mountain in calendario per le gare tecniche, sia a livello maschile sia a livello femminile. Negli anni ’70 capitava spesso di chiudere la stagione dall’altra parte dell’Oceano (dopo un giro anche in Giappone e ripartendo spesso dal Canada), non è detto che guardare al passato sia per forza un errore. Anche accorpare Sölden a Gurgl (se n’è già parlato) con due gare in pochi giorni, laddove è possibile farlo, porterebbe solo vantaggi all’incipit stagionale. Se si vuole far respirare un po’ gli atleti bisogna pensare meglio agli spostamenti e ragionare quasi per zone e non per singoli weekend. I maschi nel 2024-2025 si sono sparati Levi-Gurgl-Beaver Creek (trasferta nordamericana con una sola gara per molti slalomisti-gigantisti…)-Val d’Isere-Val Gardena nel giro di un mese…. A livello femminile, nel 2025-2026 avremo anche la novità Tarvisio di nuovo in Coppa del Mondo, a gennaio, al posto di Cortina (che ovviamente ospiterà le gare femminili a cinque cerchi). 

E’ il caso di pensare anche al ritorno delle competizioni nell’altro emisfero? Il “fascicolo” è transitato sul tavolo FIS, ci sono pro e contro; come sempre, urge uno studio approfondito e forse anche un’indagine di mercato. Certo è che l’esposizione mediatica delle gare, anche per gli sponsor, si è allargata notevolmente in tanti altri sport, per esempio tennis, ciclismo e motori. Lo sci alpino vive ancora di quattro mesi scarsi. Ma per quanto potrà farlo? Agosto e settembre potrebbero essere mesi utili per allungare la stagione, aumentando pure il numero di gare, distribuendole però su più mesi e magari inserendo un paio di weekend qua e là per recuperi o al limite riposo (raro e difficile). Così come non sarebbe sbagliato considerare lo storico degli ultimi 10 anni a livello metereologico per capire dove collocare meglio, a livello temporale, ogni singola località in calendario. 

E poi: è arrivato il momento di mettere al vaglio la possibilità del professionismo, guardando al ciclismo su strada, aumentando la qualità, cercando di attrarre più sponsor, ripensando anche al ruolo delle Federazioni, che potrebbero magari concentrarsi di più sui circuiti continentali (da rilanciare) e sui grandi eventi? Idee, possibilità, pensieri sparsi, critiche costruttive. Parliamone, però. Tra chi può permettersi il team privato curando al minimo ogni dettaglio (recupero, test dei materiali, alimentazione, integrazione, allenamenti, gare, cura della mente e del corpo, staff numeroso e preparato) e chi deve pagarsi praticamente tutto (vedi buona parte del team sloveno femminile nell’ultima stagione) la forbice è ampia, per non dire del numero di atlete in drastica diminuzione alla partenza delle gare veloci, date le difficoltà di trovare piste all’altezza per allenarsi bene, e in sicurezza, soprattutto in discesa. Forse è arrivato il momento di aprire le piste di Coppa del Mondo agli allenamenti, anche quelle mito? Chissà. Infine: pure un calendario stile tennis, con classiche che danno più punti esattamente come gli Slam nello sport di Sinner, potrebbe essere una soluzione. O se non altro si potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi. 

Dando uno sguardo finale ai risultati, si nota che a livello maschile la Svizzera ha il presente e il futuro dalla sua. Odermatt  è un fenomeno che ti deve nascere, d’accordo, ma dietro c’è una programmazione che in casa elvetica non è mai mancata. Né sottovalutata. Risultato: record di podi in una singola stagione al maschile dopo 59 anni di Coppa del Mondo. E attenzione a re Marco: come Gustav Thöni, è uno che in squadra ci sta benissimo e alza il livello di tutto il gruppo con l’esempio e gli allenamenti condivisi. Chapeau. 

A livello femminile, va rimarcato come da una parte le atlete esperte si siano prese quasi tutte le coppe e le medaglie (Brignone, Gut-Behrami, Shiffrin, Goggia, ma anche Johnson, Venier, Dürr, Hector, Ledecka, Moltzan, Hütter, Holdener e via dicendo), ma dall’altra si siano aggiunte ben tre atlete nate negli anni 2000 (più una classe 1999, Camille Rast), ad Alice Robinson (2001), l’unica “millenials” ad aver trionfato in passato: Zrinka Ljutic (che si è presa anche la coppa di slalom), Lauren Macuga ed Emma Aicher, forse la più pronta all’esplosione definitiva nel 2025-2026. Il futuro, che profuma già di Milano-Cortina 2026, è loro. Con, ça va sans dire, Lara Colturi, tre podi, il miglior gruppo in gigante e 655 punti per l’ottavo posto finale nella classifica generale. A 18 anni. I mean, wow! 

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