Come sarà organizzato il settore femminile? La parola a Gianluca Rulfi

Da una riunione all’altra, sono settimane intense per Gianluca Rulfi che adesso è direttore tecnico a tempo pieno del settore femminile azzurro.

Più scrivania che pista?
«Direi di no. Certo, ci sono impegni un po’ più burocratici e gestionali, ma sarò sempre a seguire gli allenamenti, cercando di dividermi tra i vari gruppi di lavoro. E resto a coordinare le squadre di Coppa del Mondo, compreso il gruppo Elite, confrontandomi sempre con i vari responsabili per le convocazioni alle gare».

Gruppo Elite dove ci sono tre tecnici per tre atlete. Come è organizzato?
«Si è deciso per una più ampia autonomia, ma non bisogna considerarli comparti stagni. Quando il gruppo Elite è nato c’era più omogeneità, adesso le esigenze sono un po’ cambiate. Ma non era prima un team a sé stante e non lo sarà adesso: continueranno allenamenti in comune e continueranno allenamenti con il team delle polivalenti. Poi, se ci saranno lavori specifici o la possibilità di allenamenti distaccati, ogni atleta avrà un tecnico di riferimento».

Goggia-Agazzi, Brignone-Brignone, Bassino-Simoncelli?
«Beh sì, ma ripeto, non parliamo di team privati all’interno della squadra, ma solo di singole esigenze. Se, per esempio, ci sarà un allenamento di gigante sarà Simoncelli a tirare le fila, se, ancora facendo un esempio, Sofia dovrà ripartire per compattare le sue certezze con la velocità andrà con Agazzi ad un allenamento specifico da sola o con un altro gruppo. Ma lo stesso vale per le polivalenti: se Elena Curtoni deve staccarsi per un lavoro mirato avrà Stefanini dedicato a lei».

Lo stesso discorso vale allora per le polivalenti?
«Esatto. È un gruppo più compatto, ma anche qui cerchiamo di assecondare le varie esigenze. Prendi Laura Pirovano: avrà bisogno di percorso dedicato per il suo rientro. Per questo nello staff abbiamo inserito un tecnico in più, con Pavoni e Dorigo a tempo pieno da subito».

Capitolo slalom?
«La questione è molto semplice, basta leggere la denominazione della squadra. La base di partenza è la Coppa Europa e, a parte un paio di atlete che sono emerse un po’ di più, la proiezione è là, il 2026, con primo obiettivo la Coppa del Mondo. Un percorso lungo, serve spirito di sacrificio, delle atlete e degli allenatori. Con un staff, anche in questo caso, potenziato con un tecnico in più».

Scendendo alla Coppa Europa e alla C?
«Due gruppi dedicati, cercando di crescere. E aggiungo giocandosela alla pari con le fuori squadra. Il gruppo è molto numeroso e la C sarà dunque una squadra junior che farà ancora più il circuito nazionale che gare all’estero. Il 19 maggio ci sarà una Commissione Giovani dove, anche con i Comitati, definiremo tutto al meglio. È un percorso che parte da Paolo Deflorian e arriva sino al sottoscritto».

Allenamenti estivi?
«Partiremo ai primi di giugno tra Stelvio e Deux Alpes. Ma non sarà un blocco unico che si allena, anzi: nelle Elite, per esempio, ci sarà un avvicinamento a macchia di leopardo, con il principio espresso in precedenza, quello delle singole esigenze. Poi ci ritroveremo ad agosto, prima di partire per l’Argentina. La certezza della trasferta sudamericana non ce l’abbiamo ancora, ma la speranza concreta di poterci tornare sì. Anche un piano B ce l’abbiamo, prenotando le piste dei ghiacciai, non senza qualche difficoltà perché, per esempio a Saas-Fee e Zermatt, danno priorità alle squadre di casa. Ma se partiamo per l’Argentina, ci andranno le giovani. La preoccupazione è quella delle condizioni dei ghiacciai, viste le scarse precipitazioni: speriamo che la situazione della neve sia ottimale anche tra qualche mese. Se il ghiacciaio è sporco non riesci a fare sviluppo, e magari ti tocca pure buttare lo sci…».

Una stagione con Mondiali e con una Coppa del Mondo che avrà un calendario rinnovato con l’ingresso delle combinata di settore e dunque tanti punti in più. Speranze?
«Nello sci è molto difficile puntare un obiettivo, anzi credo da esperienza che sia quasi improgrammabile. Vado piano all’inizio per esplodere a febbraio, oppure mi fermo dalle gare qualche settimana prima: sono eccezioni quelli che ce l’hanno fatta. Serve la condizione psico-fisica giusta al momento giusto, fatta di risultati, fiducia, esperienza. E soprattutto della salute. E poi non dimenticarti che c’è anche il ranking gara dopo gara, i carichi del calendario, il peso delle trasferte…
Per la Coppa del Mondo il principio è un po’ lo stesso, passo dopo passo, e con la novità delle combinate che alla fine peseranno sulla classifica finale con un bel po’ di punti in più a disposizione, anche se nel settore femminile il lotto delle attrici è un po’ più ristretto.
Detto questo è ovvio che ogni atleta parta con un obiettivo ben chiaro in testa».

 

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