Com’è cambiato il Rettenbach negli ultimi anni: il piano, il muro, le onde artificiali

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Passano gli anni, resta la tradizione. Sölden è sinonimo di opening, di prima passerella della stagione. Di gara su ghiacciaio che tanto ghiacciaio oggi non è più. Nelle ultime stagioni la situazione è cambiata notevolmente. Basta osservare le webcam quando ci si avvicina al grande giorno o, meglio, al decisivo controllo neve della Fis. 

Se in alto la coltre bianca copre ancora oggi il terreno, in basso ormai non è più così. In autunno è tutto terra e pietre e per preparare la pista si ricorre alla tecnica dello snow farming – sempre più utilizzata anche in Scandinavia – e il sistema di innevamento programmato. 

Questa situazione, che cambia anno dopo anno, ha inevitabilmente modificato anche un po’ la conformazione del pendio. Il ripido-ripido sembra essere un po’ sparito, il pianto appare interminabile, anche se sono state inserite delle onde. 

Qualcuno ha notato grandi cambiamenti, altri invece meno. Ne abbiamo parlato con alcuni tecnici. 

«La morfologia è cambiata molto – ci ha raccontato Max Carca, direttore tecnico della squadra maschile italiana – Con il ritiro del ghiacciaio e lo snow farming, il tracciato si è evoluto. All’inizio il piano iniziale era molto più piatto, mentre nelle ultime due o tre stagioni ha recuperato un po’ di pendenza nella parte iniziale. Anche il muro è diventato più progressivo: la prima parte è meno ripida, mentre la pendenza aumenta nella seconda metà, con un tratto più impegnativo nelle ultime quattro o cinque porte prima del raccordo. È cambiato anche il piano finale, che oggi non è più piatto come nei primi anni dello snow farming. Sono state introdotte alcune onde artificiali e si vede un miglioramento nella gestione e nell’accumulo della neve».

Daniela Ceccarelli, mamma e (allenatrice) di Lara Colturi, non vede particolari differenze. «Non è cambiato moltissimo rispetto al passato, le curve sul muro sono sempre quelle – racconta – resta comunque tosto e poi tanto dipende dalle condizioni della neve che si trovano. Quando ci siamo allenati, la scorsa settimana, c’era parecchio grip». 

Luca Agazzi, responsabile della squadra azzurra femminile, parla di un pendio in continua evoluzione e mai uguale. «La pendenza varia ogni anno e questo rende la gara quasi sempre diversa – spiega – Con lo snow farming, quando viene distribuita la neve, il passaggio verso il muro sembra meno accentuato e l’ingresso è più dolce. Per il resto, è sempre il solito Rettenbach. La scorsa settimana abbiamo svolto qui gli allenamenti e trovato condizioni fantastiche: probabilmente, negli ultimi anni, è stata una delle migliori situazioni per prepararsi alla gara. Non siamo ancora scesi a vedere le condizioni aggiornate, ma le previsioni annunciano freddo».

Walter Girardi, tecnico italiano che segue Sara Hector («sta molto bene e siamo pronti») non vede particolari differenze. «Un ghiacciaio bene o male è sempre uguale, il piano è sempre piano e il muro è sempre muro, in fondo sono stati aggiunti dei dossi artificiali».

Oggi i service e Luca Agazzi – che traccerà la seconda manche – hanno avuto la possibilità di entrare in pista. Si spera nel freddo della notte, auspicando un buon terreno per domani mattina. Prima manche alle 10, seconda alle 13. 

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