La caduta delle favorite Tessa Worley e Viktoria Rebensburg, l’amaro verdetto di Manuela Moelgg, la gioia di Federica Brignone, bronzo arrivato sotto le pressioni, voluto e costruito con il grande lavoro e la sua grande testa. E record su record che vengono battuti. In primis quello di mamma Ninna Quario, che a Lake Placid chiuse di legno e che Federica oggi per un attimo, appena tagliato il traguardo, ha assaporato. E poi lo storico podio olimpico per l’Italia femminile, assente in gigante da Nagano 1998 (oro Deborah Compagnoni) e assente in qualsiasi disciplina da Salt Lake City 2002, dove ci fu oro e bronzo in superG con Daniela Ceccarelli e Karen Putzer e l’argento di Isolde Kostner in discesa.

Federica Brignone insieme al fratello Davide questa estate a Les 2 Alpes

LE SUE PAROLE – «Vincere una medaglia olimpica è il sogno di tutti gli sportivi. Sono veramente felice perché non è così scontato ottenerla anche se sei sempre tra le migliori, in questo sport infatti conta tantissimo la pressione». E aggiunge: «So di non aver sciato al mio massimo ma sono comunque felice perché è bastato per salire sul podio. Nella prima manche eravamo tutte tese, soprattutto le favorite: per me l’importante era tenere il loro passo e poi giocarmi tutto nella seconda discesa. Dedico questa medaglia anche a me stessa, forse non l’ho mai fatto ma quest’anno non sapevo nemmeno se sarei riuscita a fare la stagione eppure. Una dedica particolare inoltre va a mio fratello che è qui, mi segue e mi sta sempre vicino».

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