Michela Azzola ©Andrea Chiericato

Mai una parola fuori luogo, mai una polemica. Occhi vispi, sguardo che ti trasmette serenità. E’ una ragazza seria e posata Michela Azzola, che sa quello che vuole allo stesso tempo. Sarà per il dna bergamasco che preferisce alle parole i fatti, sarà per gli insegnamenti di papà Claudio, sarà per aver toccato il paradiso con un dito e poi essere tornata in purgatorio. Una carriera brillante già da Aspirante con lo sci club Orezzo Valseriana con Luca Agazzi, poi l’ingresso in squadra nazionale, poi la Coppa Europa. E poi la vittoria nel circuito continentale, l’esordio in Coppa del Mondo, nel 2013 la partecipazione alla rassegna iridata di Schladming. Una ascesa verso il paradiso. E poi i diversi infortuni al ginocchio destro e complicazioni annesse. Eccolo il purgatorio, con l’esclusione dal giro azzurro e l’ingresso fra quelle atlete di «interesse nazionale», ossia a metà fra la squadra azzurra e il gruppo sportivo della Finanza. Come in equilibrio, come su un piedistallo, come in balia, al vento. Abbiamo incontrato Michela alo Stelvio, prima in ghiacciaio poi alla caserma delle Fiamme Gialle situata una manciata di chilometri dal Passo dove è posta la quarta casa cantoniera. Più silenziosa del solito, ugualmente determinata. Ma riflessiva, come sempre, più di sempre. C’è una ferita aperta in Michela, che fa male.

ECCO MICHELA – Ed è oggi un pensiero forse più insistente della voglia di tornare a primeggiare. Eccola : «Mi manca KnifeRoberto Fontanive è il coach scomparso prematuramente ndr – era il mio allenatore e soprattutto una persona speciale. Mi manca, ci manca». La voce rotta dal pianto, che la posata Michela cerca di trattenere. «Un dolore che voglio trasformare in grinta e voglia di riemergere. Non so ancora i programmi della squadra, cosa avranno intenzione di fare con me, aspetto che il team azzurro rientri dall’Argentina e poi mi faranno sapere. Intanto io mi alleno con tanta determinazione, voglio tornare in Coppa del Mondo. E so che Fonta da lassù farà il tifo per me e per tutta la sua squadra delle Fiamme Gialle».

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