Atelier Caffè

Basta andare alla radice del significato del termine per capire una delle due regole che ti permettono di diventare Atelier del gruppo Rossignol: il luogo di lavoro degli artigiani. Tradotto: servizio di altissimo livello. Perché per avere il migliore sci da gara e lo scarpone più performante è fondamentale la passione e soprattutto la competenza dei più bravi ski men e boot fitter. «Non puoi diventare Atelier se hai il più ampio assortimento da gara Rossignol, Dynastar e Lange, ma non un laboratorio d’eccellenza, ma neppure se hai un servizio top e un assortimento limitato, ecco perché ci piacerebbe aggiungere un paio di indirizzi ai quattro già riconosciuti, per coprire altre aree geografiche, ma non è un processo così immediato» ripete come un mantra Alessio Meda, country manager per l’Italia e la Svizzera del Gruppo Rossignol. Ma soprattutto, ogni Atelier è l’espressione più pura della passione del gruppo per il racing e in particolare per l’agonismo giovanile, dove ha una grande tradizione e in certe categorie quote di mercato bulgare. Un Atelier è un po’ come la Bottega del Caffè di Goldoni: luogo per incontrarsi, scambiarsi idee, discutere degli ultimi regolamenti, trovare soluzioni ai problemi. Per andare più veloci. Perché in fondo, se non ci fosse dietro passione, finirebbe tutto. 

©Stefano Jeantet

Ecco perché abbiamo pensato di trasformare ognuno dei quattro Atelier in una piazza dove discutere delle tematiche dello sci giovanile, partendo da dove eravamo rimasti, da Formigliana, dal punto vendita e dal laboratorio della storica filiale italiana, oggetto di un servizio approfondito sul numero 163 di Race Ski Magazine. Quattro chiacchiere in laboratorio, che è un po’ come la cucina di una casa, il luogo dove dare spazio alla propria creatività. Partendo dalle competenze del punto vendita di casa, per poi approfondire nei prossimi numeri le tematiche locali del Veneto con Maico Gallina di Sportmarket, dell’Appennino Tosco-Emiliano con Gianclaudio Bartolotti di Cras e del Trentino-Alto Adige con Klaus Stampfl e Andrea Odinotte di Ski Center. Ogni volta un argomento, degli invitati, dagli atleti ai club, per fare vivere l’Atelier. 

©Stefano Jeantet

Nel sancta sanctorum dove un tempo si producevano alcuni sci del galletto abbiamo parlato di attrezzi per l’agonismo giovanile, dai modelli Y alle durezze degli scafi delle scarpe da gara. E di lavorazioni d’eccellenza sugli scarponi. Lo abbiamo fatto con Alessio Meda, Giancarlo Croce, agente Dynastar-Lange per Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, oltre che responsabile tecnico dello sci club Lancia, con Danilo Dasty Astegiano, responsabile del programma junior del gruppo e Stefano Macori, boot fitter con lunghe esperienze in Coppa del Mondo. 

Alessio Meda: «La nostra missione è fare materiale di qualità che vada incontro alle esigenze dell’atleta in ogni momento della sua vita e questo a volte significa smascherare alcune leggende metropolitane, come per esempio quella degli sci contrassegnati con la lettera Y, cioè realizzati direttamente dall’Atelier che produce gli attrezzi per la Coppa del Mondo. Si tratta di sci prodotti in quantità limitate, poche centinaia per tutto il mercato italiano, perché non sono e non devono essere la normalità e gli altri attrezzi da gara prodotti di serie B. I prodotti con la Y sono un’eccellenza riservata ai pochi che li sanno portare e che ne possono trarre veramente beneficio. Le differenze possono riguardare le quote dei materiali e il processo produttivo, spesso più lungo, realizzato con stampi a tre aste invece che a due, ma si tratta di prodotti sostanzialmente simili. Senza dimenticare che alcuni sci, come per esempio il 193 e tutti quelli con il nome Factory, vengono realizzati nello stesso atelier a Saint Jean de Moirans. La filosofia aziendale è quella di avvicinare sempre più i due standard e di dare a ognuno l’attrezzo migliore per le sue caratteristiche e il suo livello, rendendo il nostro sport facile e divertente». 

©Stefano Jeantet

Danilo Astegiano: «Confermo, è inutile dare a un automobilista della domenica una Ferrari da Formula Uno, perché non ne otterrebbe alcun vantaggio, per questo gli sci con la Y vengono assegnati secondo una lista di priorità che parte dalle squadre C per scendere agli atleti di comitato e agli aggregati. Entrando più nel particolare, possono servire ad atleti al di sotto di 40-45 punti e 35-40 nel pianeta femminile. Dare a ognuno l’attrezzo che fa per lui ha a che fare con la possibilità di testare, per questo ci sono i due test center di Les Deux Alpes e dello Stelvio per i grandi nati tra il 2001 e il 2005 e giriamo con un parco di prova alle selezioni regionali e alle finali nazionali del Pinocchio sugli Sci. Inoltre Atelier, concessionari e agenti di zona hanno a disposizione altri attrezzi». 

©Stefano Jeantet

Giancarlo Croce: «È proprio così, quando atleti con punteggi alti hanno provato a usare sci Y non ne hanno tratto alcun vantaggio, aggiungo che la forza dei nostri prodotti, soprattutto per le categorie alla base della piramide, è proprio quella di essere docili, sia nello sci che nello scarpone, e facilitare la progressione tecnica. Più lo scarpone ha un ritorno elastico controllato, più sei centrale. Parlando di scarponi, la tecnologia Dual Core permette un ritorno elastico molto graduale, che aiuta anche atleti con corporature ancora in sviluppo. Per i Cuccioli, per esempio, lo scarpone World Cup RS Z soft+ di Lange permette di unire un last stretto e indici di flex concilianti e c’è anche la possibilità della scarpetta senza lacci, che aiuta chi è al primo anno di categoria e non è così abituato a questo tipo di liner». 

©Stefano Jeantet

Alessio Meda: «Parlando di scarponi, la tecnologia di co-iniezione Dual Core è qualcosa che non si vede, ma dà reali vantaggi, perché hai l’impressione che la scarpa sia più morbida e riesci a deformarla meglio. A questo proposito abbiamo aggiunto i modelli ZE, oltre a ZA, ZB e ZC, solo per esigenze commerciali, perché alcuni atleti consideravano le altre plastiche troppo soft. 

Una decisione presa non senza forti discussioni interne perché dagli atleti di Coppa del Mondo non sono arrivati gli stessi feedback, con il paradosso che alcuni giovani utilizzano ZE mentre i big spesso non arrivano alla stessa durezza. Per evitare questa distorsione, a partire dalla fornitura della prossima stagione, le lettere ZB e ZC saranno un po’ più rigide». 

©Stefano Jeantet

Giancarlo Croce: «Da allenatore non posso che concordare con Alessio, le scarpe ZE hanno un senso se sei uno e ottantacinque e pesi ottantacinque, ma stiamo parlando di eccezioni, non della regola». 

Alessio Meda: «Dietro alle scelte tecniche c’è anche tanta passione, siamo da sempre i primi tifosi degli atleti in erba perché se si ferma l’agonismo giovanile, muore tutto l’agonismo e lo sci più in generale, per questo stiamo pensando a una grande iniziativa per premiare gli atleti delle diverse categorie e portarli qui, a Formigliana, per una grande festa». 

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