Alice Robinson ©Agence Zoom

E pensare che voleva smettere. Alice Robinson quasi non ce la faceva più a girare il mondo sempre da sola. Perché la nazionale neozelandese in pratica è lei e il suo allenatore Tim Cafe. Poi l’estate scorsa (o inverno nella visione dei neozelandesi) mentre era nella sua Queenstown ne ha parlato con Chris Knight, il coach di Lindsey Vonn negli ultimi tre anni, anche lui di Queenstown, che ha deciso di cambiare vita. «Vieni con me in Italia». Alice ci ha riflettuto con la famiglia, ma lei in fondo è abituata a cambiare. D’altronde i suoi genitori sono australiani, tanto che sul suo passaporto c’è scritto Sydney alla voce luogo di nascita, ma da quando ha tre anni vive nell’isola del Sud della Nuova Zelanda, a Queenstown appunto. Dove subito ha iniziato a sciare – papà David e mamma Sarah sono entrambi appassionati – entrando poi nel Qast (Queenstown Alpine Ski Team) e allenandosi sulle piste di Coronet Peak. Se poi nelle prime gare vai forte, il passaggio in Nazionale arriva prestissimo, tanto da essere chiamata a 16 anni ai Giochi Olimpici di PyeongChang, dove trova come capo allenatore Nils Coberger, fratello di quella Annelise, otto podi e una vittoria in Coppa del Mondo, ma soprattutto argento in slalom alle Olimpiadi di Albertville nel 1992. Nel frattempo si è trasferita negli Stati Uniti, in California, al Sugar Bowl Ski Team and Academy quando di anni ne aveva quindici. Insomma una ragazza che è abituata a viaggiare, a rimanere mesi all’estero, a organizzarsi da sola e soprattutto a vivere tutto l’anno in inverno. E la scuola o le vacanze? «Ho la fortuna che la mia high school è molto flessibile con i miei impegni agonistici. Per staccare qualche settimana in Australia può bastare. Al massimo mi diverto con il calcio, il rugby o il netball. Ma comunque quando è inverno torno volentieri a casa, visto che i miei genitori non possono seguirmi sempre per le gare in Europa».

Intanto Chris Knight, chiuso il capitolo Vonn, proprio in Val di Fassa ha aperto insieme a Jeff Fergus, l’International Ski Racing Academy, partner dell’US Performance Academy, una struttura dove si continua a studiare e a fare attività agonistica di alto livello. Alice ha capito che poteva essere la svolta. Ha detto sì a Chris, pur rimanendo a lavorare anche con lo staff neozelandese. Ha ritrovato il sorriso, la voglia di sciare sulle piste delle Dolomiti, perché a Soraga dove adesso vive, non è più da sola, ma condivide sotto lo stesso tetto la medesima passione per lo sci con coetanee che arrivano da Australia, Gran Bretagna o Stati Uniti, tutte a bordo pista a Pozza a fare il tifo per la loro amica kiwi. Il best crono nella seconda manche del gigante dei Mondiali di Åre e il titolo iridato junior, sempre in gigante sulla Aloch, proprio a due passi da casa, l’hanno proiettata in alto. «Ma deve rimanere con i piedi per terra – ci ha confermato Chris – le potenzialità ci sono, così come la testa, ma c’è anche molto da lavorare. Abbiamo organizzato un bel programma con i tecnici della Nazionale, c’è massima collaborazione, anche perché non potrei seguirla pure in Coppa del Mondo: ho le altre atlete dell’Academy». Ma è la stessa Alice la prima a saperlo. «Certo il mio sogno sarebbe gareggiare in maniera costante in Coppa del Mondo e arrivare nelle prime dieci in gigante, ma so che la strada è ancora lunga. E poi vorrei migliorare in superG e perché no, anche in slalom, ma un passo alla volta, day by day». Ma in fondo stiamo parlando di una classe 2001 che non ha ancora 18 anni e che sembra stia vivendo la sua avventura con grande serenità e senza nessuna pressione.