Bardonecchia ha chiuso la stagione invernale tra Pasquetta e lo scorso fine settimana. La prima stagione con lo stadium destinato agli allenamenti. Dietro alla gestione di questo nuovo progetto c’è anche Dario Borsotti, esperto allenatore che da anni è sul campo.
Come valutate questa stagione?
«È stata molto difficile e complicata. Nonostante ciò siamo riusciti a gestire la situazione anche nei momenti più delicati».
Quanto è stato importante il supporto degli allenatori?
«È fondamentale. Sullo Stadium abbiamo smontato e rimontato per 4 volte, 450 reti. Senza la loro collaborazione il processo sarebbe stato più lento e complesso».

Qual è la tua idea sullo stadium?
«È senza dubbio il nostro fiore all’occhiello. La mia priorità era garantire ai dieci sci club locali un accesso regolare e continuativo agli allenamenti. Per questo ho cercato di non programmare gare il sabato e la domenica, così da lasciare lo Stadium agli allenamenti, mentre usavamo altre piste per le competizioni. Abbiamo offerto fino a 24 linee d’allenamento su tre turni, con una seggiovia che girava a pieno regime. La cura dei club locali è stata la nostra vera priorità dell’inverno».
Avete anche inserito dei propedeutici alla velocità. Com’è andata?
«A novembre avevo inserito in calendario un allenamento per i club del panorama Icon, ma siamo stati colpiti da una perturbazione con 50 centimetri di neve e vento. In quelle condizioni era impossibile fare velocità in sicurezza. Poi siamo riusciti a fare due periodi con i club, servendo piste come se fosse gara e ha funzionato tutto bene».
Perché insisti tanto sull’avvio precoce alla velocità?
«Se non facciamo amare la velocità ai bambini e ai ragazzi, poi è troppo tardi. Il superG è un’estensione del gigante, ma servono tracciature intelligenti in base alle condizioni dei pendii e della neve: spingere quando si può, rallentare quando si deve. Modernizzare significa questo: non solo mettere pali, ma ottimizzare la gestione nel complesso».

Diverse gare sul territorio.
«Sì, nonostante tutto siamo riusciti a organizzare i Giovanissimi, due superG provinciali per i Children, recuperato i regionali Ragazzi e Allievi, poi ancora due giganti per le stesse categorie. Inoltre abbiamo fatto due giganti Children sulla pista 23, che per me è una valvola di sfogo importante per mantenere gli allenamenti dello Stadium. Sotto l’aspetto delle Fis, abbiamo gestito due Fis di slalom durante le vacanze di Natale e altrettante di gigante, oltre a otto gare di superG. Sono state gare molto delicate, salvate grazie al lavoro straordinario degli allenatori, in particolare alla collaborazione di Lele Roux che ci tengo a ringraziare».
Per il futuro?
«La mia idea per il prossimo anno è programmare tutti i superG il giovedì e venerdì, con propedeutici nei giorni precedenti».
Cosa pensi delle prove nei superG?
«Nel resto del mondo non esiste, tranne che da noi. È sbagliato soprattutto negli Allievi, visto anche il blocco delle categorie avvenuto anni fa. Meglio fare direttamente due gare se i numeri sono bassi: è più formativo e mantieni la concentrazione alta. Con la prova c’è troppo relax e a quell’età non è sano».

Era impossibile fare gli Assoluti?
«Bisogna capire quando esistono le condizioni di sicurezza e quando è meglio alzare bandiera bianca. Tra neve, nebbia e vento non avremmo fatto nulla, inoltre la pista è vecchia e non ha più larghezze adeguate. La Commissione FISI ha segnalato vari passaggi critici».
Cosa pensi della partenza a baraonda nei Pulcini?
«Le regole devono tenere conto dei numeri: non corriamo sul ghiaccio. Nelle provinciali abbiamo distacchi abissali tra i primi e gli ultimi. I bambini meno veloci lascia solchi enormi e chi parte col 180 rischia troppo. In Alto Adige hanno meno iscritti nelle zone e non vi sono problemi. Noi in Piemonte numeri giganteschi e il regolamento deve adattarsi. Davanti devono partire quelli che fanno la linea corretta e creano la vaschetta, poi tutti gli altri che si adeguano alla pista. Discorso diverso invece per i nazionali, perché a monte c’è già stata una scrematura e il livello è più equilibrato».
Com’è andato il Trofeo Icon?
«È stata una bellissima idea da parte del direttore sportivo Francesco Belmondo. Abbiamo invitato tutti gli affiliati Icon, ogni club poteva portare quattro atleti per categoria (Baby, Cuccioli, Ragazzi, Allievi, Giovani). Abbiamo avuto 160 concorrenti totali e abbiamo regalato uno stagionale ai vincitori di ogni categoria. È un messaggio chiaro: vogliamo costruire un agonismo di livello».



