Mai nella storia l’Italia ai Giochi olimpici ha conquistato due medaglie in discesa nella stessa edizione. E solo per quello sarebbe da mettere un punto a capo, finirla qua e accertare un bilancio davvero positivo. Che poi positivo lo è, ma in alcune specialità si tribola. Queste medaglie sensazionali sono arrivate sulle nevi di casa di Milano Cortina 2026: a Bormio, sulla leggendaria Stelvio, l’argento di Giovanni Franzoni e il bronzo di Dominik Paris sono già da pagine di antologia dello sport sia chiaro.

Ecco il direttore tecnico del settore maschile Max Carca: «Domme ha chiuso il cerchio di una carriera straordinaria Giovanni è stato bravissimo a tenere la concentrazione e la tensione a bada dopo i trionfi di Wengen e Kitzbuehel. Due medaglie che confermano quanto di buono stiamo facendo in velocità. E anche in superG siamo stati competitivi, con Gio che non è andato lontano dal bronzo. Il bilancio della velocità è senza dubbio positivo. Basti pensare che da Gardena non scendiamo dal podio in discesa». Vero. Tanta roba. Lo hanno confermato i Giochi, ma lo dice anche la Coppa del Mondo che vede il team di Lorenzo Galli davanti con tanti elementi a conferma di una squadra solida e competitiva. Se il bilancio della velocità è eccezionale, il piatto piange nelle discipline tecniche. E’ inutile girarci intorno. Si parla di fallimento e così è. Nessuno in top ten, solo Tommaso Saccardi buon 12° in slalom. Anzi ottimo, visto che parliamo della prima qualifica ad alto livello del portacolori del gruppo Coppa Europa.
«Molto bene Saccardi. Ha lottato e si è infilato non lontano da campioni della specialità. Per il resto poche cose, eccezion fatta per la manche della combinata di Tommaso Sala. Per tutto il resto bilancio negativo. E’ mancata grinta, manca sostanza. Bisogna correre ai ripari. Alex Vinatzer rimane ovviamente il punto di riferimento nelle discipline tecniche, ma qualche cosa nella metodologia di allenamento è andata storta. Non possiamo sempre dare la colpa all’approccio mentale». Poche parole ma chiare come sempre per il tortonese classe ’72. La stagione non è ancora finita, il team di Mauro Pini ha ancora possibilità di colpire, di lasciare il segno. E magari non dipendere solo da Vinatzer, che porta da anni la croce di mezzo sci alpino maschile sulle spalle.





