Sci alpino femminile sull’Olympia delle Tofane, bob, slittino e skeleton nel nuovo Sliding Center Eugenio Monti, il curling allo stadio del ghiaccio. Tre venues differenti e tutte ravvicinate a Cortina d’Ampezzo, una sfida enorme che ha coinvolto anche Fondazione Cortina, come braccio operativo sul territorio. Una struttura sempre più corposa che ha il compito di organizzare e coordinare gli eventi sportivi sul territorio. Non solo sci alpino, non solo in queste stagioni. È presieduta da Stefano Longo, con la direzione generale affidata a Michele Di Gallo.
Abbiamo incontrato proprio Michele, in una giornata di apparente tranquillità, per un bilancio della prima settimana. Com’è andata fino a questo momento?
«È stata una settimana positiva, dopo la corsa finale per gli allestimenti che erano un po’ in ritardo e sono stati fatti anche sotto la neve. Questo ci ha creato un po’ di difficoltà ma allo stesso tempo ci ha dato una grande mano. Il paesaggio bianco da cartolina che abbiamo ora è decisamente migliore rispetto a quello di gennaio. È stata una bella sfida per la logistica del paese, ma ora le competizioni stanno regalando medaglie meravigliose e prestazioni importanti. Siamo soddisfatti».
Organizzazione eventi e non solo per Fondazione Cortina. Quali sono le vostre mission?
«Coniughiamo la parte organizzativa (gli eventi di questi tre anni sono stati tantissimi e lo saranno anche in futuro, con una programmazione fino al 2030) all’impegno crescente nel sociale. I nostri progetti hanno tre punti principali: giovani, sport e scuola. È un percorso che ci accompagnerà verso i Giochi Olimpici Giovanili, che hanno un taglio fortemente orientato alle nuove generazioni».

Sul fronte dei volontari?
«È stata da tempo attivata la piattaforma Volontario Dolomitico: una comunità di persone che da anni sostiene gli eventi sportivi e rappresenta lo zoccolo duro di Team 26 sul territorio di Cortina. Saranno anche in futuro la colonna portante dei nostri eventi. L’attenzione a sociale, inclusione e accessibilità sarà sempre più centrale nel nostro lavoro».
Il percorso per arrivare qui è iniziato di fatto con i Mondiali del 2021. Quanto è stata importante quell’esperienza?
«Fondamentale: i Mondiali ci hanno insegnato a essere una vera organizzazione. Oggi siamo a tutti gli effetti un’azienda, con governance solida, processi strutturati e risorse umane altamente qualificate. Ci tengo a sottolineare che tutte le competizioni sul territorio sono organizzate in collaborazione con i club locali: sci club Cortina, snowboard club Cortina, bob club Cortina e Klein Club Dolomiti. In totale circa 450 persone che mettono in campo esperienza, passione e determinazione. Essere azienda è importante, ma altrettanto lo è essere un network di competenze. Il nostro obiettivo è dare il massimo per le competizioni e contribuire a costruire quello che il nostro presidente definisce un hub internazionale dello sport».
Qual è stata la sfida più difficile di questi anni?
«Entrare in sintonia con il modello organizzativo olimpico: un sistema molto particolare, altamente strutturato. Abbiamo dovuto adattarci e allo stesso tempo contribuire con il nostro know-how. In generale, la sfida costante riguarda le risorse umane: trovare persone capaci e appassionate per lavorare negli eventi sportivi, un settore con dinamiche molto specifiche».
Da tecnico e allenatore: cosa pensi delle prestazioni di Federica Brignone?
«È stato incredibile. Una storia stupefacente: l’infortunio, il recupero, la grinta nel tornare al cancelletto e la capacità di vincere in quel modo sono cose da leggenda. Non so quante imprese simili ci siano state, ma questa è davvero speciale. Federica vive lo sci e le vittorie con un’intensità unica; è un esempio straordinario per tutti, giovani e meno giovani, su cosa significhi credere nei propri sogni. Cortina deve ringraziarla: ci ha regalato giornate straordinarie, la prima arricchita dalla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dalle Frecce Tricolori e da una cornice di sole spuntata dopo ore grigie. Un vero regalo alla località».

Come vive Fondazione?
«Con risorse private, non siamo finanziati da fondi pubblici; sviluppiamo progetti con partner e soci pubblici, ma le nostre entrate derivano da sponsor, diritti TV, biglietteria e altre iniziative. Mantenere i conti in ordine e garantire la capacità di autofinanziarsi è la sfida principale anche per il futuro».
Dopo le Olimpiadi arriveranno le Paralimpiadi. Quanto sono importanti per il territorio?
«Sono una tappa fondamentale, per Cortina e per tutto il territorio. La montagna accessibile e inclusiva è un tema su cui lavoriamo già dal 2022 nei nostri eventi. Le Paralimpiadi hanno un taglio diverso rispetto alle Olimpiadi, sarà una grande festa. Saremo chiamati a fare bene, a rendere la località davvero inclusiva e a regalare nuove emozioni agli atleti».

Lo sliding center è finalmente realtà. Quale futuro avrà?
«È stata una sfida enorme, vinta da tutto il sistema Paese. Gli atleti lo hanno giudicato bellissimo e sicuro, ha regalato emozioni agli italiani. C’è un piano di legacy strutturato, guidato dalla Regione Veneto. La continuità operativa dell’impianto è garantita. Fondazione Cortina ha il compito di organizzare gli eventi internazionali: in questo momento stiamo dialogando con le federazioni di slittino, bob e skeleton, abbiamo già programmato future Coppe del Mondo e Coppe Europa e stiamo lavorando sui training, fondamentali. Possiamo dire di esserci mossi in modo tempestivo e strutturato. Lo sliding center sarà una certezza per il futuro di Cortina».
Al di là degli impianti, qual è la legacy più importante che questi Giochi al Bellunese?
«Le persone. Abbiamo avuto la fortuna di coinvolgere tanti giovani del territorio, che hanno vissuto un’esperienza significativa nel mondo olimpico per periodi di quattro, sei mesi o più. La legacy immateriale, fatta di competenze, motivazioni e nuove professionalità che resteranno nel territorio, è la più importante. Speriamo che quest’ondata porti frutti nel medio e lungo periodo».




