«Scioltezza e movimento». Così Federica Brignone è andata a prendersi la medaglia d’oro. Parola del tecnico, che è anche suo fratello Davide. Un binomio nato nel 2017, una collaborazione di famiglia che ha portato a grandi risultati. «Vinciamo e perdiamo insieme».
Federica Brignone si è sempre trovata bene su queste nevi. Sa dosare i carichi, fa correre gli sci e va veloce, quando le altre spesso lasciando per strada decimi. «Diverse atlete erano più brusche e non riuscivano a far correre gli sci: così non fai velocità, al contrario di mia sorella che l’ha trovata grazie alla fluidità. Sembra leggera, ma non lo è, carica con il giusto tempismo».
E poi quella leggerezza mentale, che nessuno si aspettava. «Essere qui era già un regalo, ma Fede è grandissima e quando si mette in gioco dà sempre il massimo. Questa sua leggerezza l’ha aiutata, l’ho notato soprattutto nella prima manche quando si è costruita il vantaggio».

Ieri? Quasi troppo rilassata, ma poi…
Talmente leggera e tranquilla, che quasi fa preoccupare Davide. «Di solito la vedevo più grintosa, questa volta era fin quasi troppo rilassata e ho pensato che potesse essere un rischio – dice – Invece era attiva ed è stata una bella cosa».
Tutto era partito bene già la mattina, durante la discesa di riscaldamento. Buone sensazioni, ma soprattutto una gamba sinistra poco dolorante. «Dopo una settimana complicata per le gare velocità. Ha infilato gli scarponi, fatto il primo giro e detto: «Oggi sento meno male». Meno dolore, significa testa più libera. Poi la gara è la gara e l’adrenalina è troppo alta per poter percepire tutto quello che va oltre curve, movimenti e prestazione.
E tra la prima e la seconda manche? «Non ci siamo detti nulla di diverso dal solito – racconta ancora Davide – Fortunatamente era una situazione che avevamo già vissuto un anno fa ai Mondiali: lei in testa dopo la prima manche con un buon vantaggio. Non aveva certo la gara in mano, visto che basta una curva per perdere tutto, però sapevamo di avere una possibilità. L’esperienza ha aiutato entrambi. Focus su ciò che dovevamo fare, ricognizione, sciata e riscaldamento».

Se il superG è su manche secca, il gigante e su due. E cambiano gli scenari. «Ieri, dopo la prima, sapevo ovviamente che si stava giocando una medaglia d’oro, ma conosco la difficoltà – aggiunge – Personalmente le gare a due manche sono quelle che mi piacciono di più: l’ambiente, soprattutto nei grandi eventi, è carico di tensione. La partenza si svuota, ci sono sempre meno persone, restano solo le atlete che si stanno giocando le medaglie. È bello quel momento. A volte va male, ma quando va bene la gioia è immensa».
E ieri è andata bene. Anzi, benissimo, come in altre occasioni. «Vincere è difficile, farlo nei grandi eventi è ancora più difficile – aggiunge – Dopo tutto quello che ha vissuto quest’anno, secondo me ha fatto qualcosa di speciale. Chi ha avuto infortuni sa cosa significa tornare, sa la paura che ti attraversa. Io stesso sono ammirato da lei, indipendentemente dagli ori. Fosse arrivata quarta sarei stato orgoglioso».
E invece torna a casa con il tricolore sventolato alla cerimonia di apertura, due medaglie d’oro, l’abbraccio affettuoso con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, prima del passaggio delle Frecce Tricolori. Impossibile anche solo da sognare. Ma è tutto vero.




